Francesco Cecchini

“Su Gandhi ci hanno raccontato un sacco di bugie, se si pensa che la sua dottrina della non violenza era basata sull’accettazione di una delle più brutali forme di gerarchia sociale, le caste”. Arundhati Roy

Arundhati Roy ha distrutto con l’arma della critica uno dei miti indiani, quello del Mahatma Gandhi, il padre della patria; come se in Italia si osasse criticare, anche con fondamento, il santo protettore San Francesco d’Assisi.
Arundhay Roy è una scrittrice e militante politica i cui scritti e la cui azione aiutano a capire l’India, un universo fatto di molti pianeti. Attivista è stata ed è in prima linea su molti fronti. Dalle grandi dighe sul fiume Narmada, che hanno lasciato senza terra milioni di contadini, alle persecuzioni dei musulmani per la deriva fascista dei fondamentalisti indù, al fianco delle donne contro ronde moralizzatrici e violente. E molto altro. Scrittrice ha raccontato il dramma delle caste, Il Dottore e il Santo, il movimento naxalita, Marcia con I Ribelli, e la questione del Kashmir, che per Arundhati non è né India, né Pakistan, ma Kashmir. Per il suo impegno in India è considerata da molti una comunista, una naxalita, una terrorista, una secessionista.
Dopo vent’anni dalla pubblicazione del Il Dio delle Piccole Cose, il 6 giugno è arrivato nelle librerie di tutto il mondo il secondo romanzo di Arundhati Roy, Il Ministero della Suprema Felicità. Il titolo è anche quello del decimo capitolo. In un cimitero di Dehli vi è una pensione, la pensione Jannat, jannat significa giardino, un orto, una scuola, un giardino zoolologico per animali feriti, si pensa perfino di dotare la pensione di una piscina per la povera gente, anche se non vi è acqua e vi vivono personaggi del romanzo. Un’isola diversa nel mare della società indiana. Al dott. Azad Bharatiya, arriva una lettera scritta dalla madre, Maase Revethy, di Miss Jeeben Seconda che vive nel cimitero trasformato. Azad Bharatiya, un indiano anticapitalista non amante di Gandhi, che viene chiamato compagno legge ad alta voce agli abitanti della pensione la lettera. Revethy si raccomanda la figlia e racconta la sua vita. E’ stata una militante a tempo pieno del Partito Comunista Indiano (maoista). E’ diventata comunista leggendo Marx, Lenin e Mao. Ha abbandonato la figlia piccolina per dedicarsi alla lotta che ha praticato assieme agli adivasi nel cuore dell’India. E’ stata anche torturata. Termina la lettera con un lal salam, saluto rosso. Gli abitanti della pensione ascoltano con attenzione la lettura e pensano che faranno conoscere alla figlia la lettera della madre. Pensano anche di sepellire Revethy nel cimitero e nel sarcofago al posto del corpo mettere la lettera, con il seguente epitaffio:
COMPAGNA MAASE REVATHY Amata madre di Miss Udaya Jebeen. Lal Salam
Il romanzo è un viaggio a tappe nell’India di oggi. In un cimitero fuori dalle mura della vecchia Delhi un uomo srotola un consunto tappeto persiano. Un neonato ermafrodita diventerà una hijra, bella e contesa da registi. Un bambino appare all’improvviso su un vialetto di cemento, subito dopo mezzanotte. In una valle innevata del Kashmir, un padre scrive alla sua bambina morta per raccontarle chi è venuto al suo funerale. Del Kashmir Arundhati fornisce dei numeri: morti 68000 e scomparsi 10000. In un appartamento una donna fuma rileggendo vecchi blocchi di appunti e in un albergo due persone che si conoscono da sempre dormono stringendosi come se si fossero incontrate solo ora. La scrittura che racconta tutte queste storie è allo stesso tempo poetica e potente e il filo che le unisce è rosso: l’India ha bisogno di un cambiamento, di un rinnovamento di una rivoluzione.
Il link con il book trailer del Il Ministero della Suprema Felicità è il seguente:

Arundhati Roy leggendo in inglese un brano del romanzo:

Carta d’Identità Titolo: Il Ministero della Suprema Felicità. Autrice: Arundhati Roy Casa editrice: Ugo Guanda Editore Traduttrice: Federica Oddera
Prezzo: 20 euro.
Pagine: 486

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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