Gennaio 17, 2022

AFV

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Il “buon” Gentiloni, i migranti “invasori” e le Ong “cattive”

Una nota sull’attuale strategia governativa, tra il processo mediatico nei confronti delle Ong e la “selezione” tra migranti buoni e cattivi.

Messe a posto le cattive Ong, appaltata agli scrupolosi libici la selezione fra migranti buoni (affogati), passabili (il 10%) e cattivi, che pretendono di non morire di fame e di sete (come se fosse un diritto!), spartiti al ribasso il petrolio libico dell’Eni e i cantieri navali con la Francia, il governo Gentiloni si blinda fino all’inverno logorando il paranoico Renzi ma altresì una sinistra che ha abboccato al tranello del sostegno critico. Crescono intanto i nostri micro-Macron: Minniti e Calenda.

Gentiloni e Minniti, nelle vesti del poliziotto buono e di quello cattivo, stanno giocando simultaneamente tre partite. Una partita contro Renzi, una contro Francia e Germania e una contro la realtà. La prima la stanno vincendo, catturando tutta l’attenzione mediatica e respingendo il bulletto nell’ombra del risentimento, la seconda sta andando quasi pari (probabile naufragio nella battaglia navale con Macron, qualche successo sui margini di flessibilità del bilancio), la terza (sviluppo economico e gestione dell’emigrazione) inclina verso la sconfitta. La situazione cioè peggiora man mano che, nel mix indistricabile dei due elementi, diminuisce la quota dell’immaginario e si accresce quella dell’effettuale.

La partita contro Renzi – operazione tutta mediatica e di posizionamento – è stata condotta da due vecchie volpi democristiana e dalemiana con consumata abilità, semplicemente sostituendo mosse popolari alle convulse gesticolazioni dell’ex-presidente. È stato individuato un pericolo, i migranti invasori, e un capro espiatorio, le Ong, e sono state adottate misure infami quanto inefficaci, che hanno disinnescato l’agitazione populista adottandone le richieste. La realtà non c’entra, anzi non solo il problema migranti non viene affrontato, ma le stesse misure repressive sono di difficilissima applicazione: si potranno rompere i coglioni alle Ong refrattarie, ma il diritto marittimo internazionale e l’opinione pubblica rendono poco plausibile impedire l’approdo a navi cariche di naufraghi e farle girare in tondo per il Mediterraneo come i mercantili zeppi di fuggiaschi ebrei nel 1939.

Non parliamo dei respingimenti di massa. Del resto il Viminale ha subito chiarito che le sanzioni per chi rifiuta il protocollo sono al momento del tutto nebulose. Tutte chiacchiere e prime pagine – commenterebbe Al Capone-De Niro. Ma sul piano mediatico funziona, dà l’impressione di una forza tranquilla, di sobrietà reazionaria senza gesti eclatanti (tipo cannoneggiamenti di barconi o sbarchi sulle coste libiche) ma con un sicuro aumento di annegati e di schiavi nei lager oltremare – morti e schiavi invisibili, a differenza di fastidiosi incidenti sul territorio nazionale, occasione di proteste leghiste o compassione buonista o “inammissibile” solidarietà attiva. L’insabbiamento della legge Richetti sui vitalizi al Senato per opera del flemmatico Zanda ha stroncato lo scomposto inseguimento renziano dell’anti-politica M5s – dulcis in fundo!

Più complicata la partita con il “liberale” colbertiano Macron (dove sono finiti gli elogi della stampa mainstream fino ai ieri?), che ha brandito l’arma letale della nazionalizzazione per stroncare un accordo troppo favorevole a Fincantieri:  Calenda (altro uomo forte e autonomo del governo Gentiloni, anti-renziano doc) ha fatto la voce grossa, ritagliandosi uno spazio di protagonismo ma con esili probabilità di successo. Tuttavia ha fatto marcare la differenza con l’arrendevolezza del precedente governo su Telecom e Vivendi. Il sempre più Renzi-insofferente Padoan si è invece dedicato a contrattare con l’Europa e con la Merkel i necessari margini di flessibilità per la finanziaria d’autunno – beninteso senza minimamente impostare una politica industriale, però gestendo con discrezione i dati Istat che parlano di una jobless recovery e al massimo di un incremento stagionale dei lavoretti a tempo.

La guerra navale con la Francia per i cantieri di Saint-Nazaire rischia di sbollire come i grandi piani strategici di blocco navale della Libia, paralizzati dall’inaffidabilità dei due governi locali rivali e dalla potente coalizione anti-italiana formata da Francia (ancora!), Egitto e Arabia Saudita, sostenitori del bengasino Haftar e ostili ad al-Serraj, che controlla precariamente solo Tripoli e ben poca costa. L’assalto di Total alla nostra Eni è la “ciccia” che sta dietro la gestione dei migranti. I quali, peraltro, continueranno a riversarsi in Europa, quali che siano i balletti delle potenze rivierasche e le stragi in mare che ne sono il prezzo orrendo.

Il disastro, il non trattabile e non mediatizzabile, è invece il reale: l’impossibilità di porre un freno, se non temporaneo e fuggevole, all’esodo biblico da un continente devastato dalle guerre e dalla siccità (di cui anche noi abbiamo i primi assaggi), il profilarsi di una nuova stagione di interventi coloniali, che non saranno indolori per i nuovi crociati anche se  forieri di ulteriori stragi per i designati colonizzati, il declino economico, occupazionale  e demografico del nostro Paese (chissà perché chi guadagna poco e non trova lavora non consuma e non fa figli, malgrado gli appelli dei dipartimenti mamme e razza del Pd), gli effetti del riscaldamento globale, il ritorno dell’incubo nucleare.

Il governo Gentiloni, bravissimo nel galleggiare e nell’affondare i concorrenti affini (ma del tutto incapace di contrastare l’avanzata anche elettorale delle destre) si accoda di volta in volta a Trump o alla Merkel evitando accuratamente qualsiasi intervento di peso per uscire da una crisi endemica. Alla sua sinistra il problema sono gli abbracci di Pisapia, vale a dire il traffico a Palermo e gli zingari a Roma. Neppure un’eventuale seconda impresa libica sembra registrare un’opposizione compatta. Allora (1911) la tragedia fu il patto Gentiloni e la contropartita fu un colonialismo missionario e bancario fuori tempo, a un secolo di distanza si ripete in farsa. Ieri la Grande Proletaria si era mossa, oggi Pinotti promette la punizione ai trafficanti e la civiltà ai beduini. Daje!

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