Settembre 23, 2020

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Diga di Mosul, agosto 2017

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Francesco Cecchini

I lavori di riparazione della di diga di Mosul sono iniziati un anno fa, nell’agosto 2016.

La problematica generale della diga sono stati raccontati in un articolo pubblicato da Contropiano.

http://contropiano.org/documenti/2016/04/29/diga-mosul-geologia-geopolitica-078438

L’impresa che ha appaltato i lavori di riparazione, la Trevi S.p.a. di Cesena in suo blog descrive abbastanza puntualmente l’avanzamento tecnico del progetto.

http://www.trevispa.com/it/DigaMosul:

“Ad Agosto del 2016 erano operative, in cantiere, 10 risorse. Principalmente, profili manageriali inviati per identificare le priorità logistiche e operative e iniziare a predisporre il terreno per un ben più ampio spiegamento di personale qualificato. Oggi il cantiere vanta un organico di circa 650 unità, tra tecnici e personale di staff: colleghi iracheni, italiani e di numerosi altri paesi, per un totale di 11 diverse nazionalità. Un incremento di questa portata è stato possibile solo grazie al coordinamento di tutte le funzioni, oltre che alla costruzione di un’area residenziale di 390.000 mq, pari a circa 55 campi da calcio! Da un punto di vista operativo, l’inizio delle lavorazioni per la messa in sicurezza della Diga di Mosul è avvenuto simultaneamente al ri-ammodernamento di molti degli impianti in essere. In molti casi si è dovuto procedere al completo smantellamento e rifacimento ex-novo delle strutture esistenti. Per dare riferimenti concreti, nella sola galleria si è provveduto all’installazione di circa 250 km di cavo elettrico, 20 km di tubazioni per miscele, bentonite, acqua, calcestruzzo e sistema di dewatering e 2,5 km di fibra ottica.                               La Diga oggi, agosto 2017.                                                                     Le difficoltà logistiche, ambientali e la particolare ostilità dell’area di lavoro (ricordiamo che molte delle lavorazioni avvengono in una galleria della larghezza media di 3 m), oltre che rigorose misure di sicurezza, non hanno fermato l’opera dei nostri tecnici. Oggi la Diga di Mosul vanta 3 Mixing Plant esterni, 20 Batching Grouting Units (BGU) e 13 perforatrici che operano h24, sotto il monitoraggio e la guida di un dipartimento tecnico tra i più tecnologicamente avanzati disponibili nel settore. L’area totale interessata dall’intervento è di 3,4 km. Le iniezioni di solidi hanno raggiunto la portata record di 6.000 tonnellate. La lunghezza perforata è stata, ad oggi, di ben 100 km. Una distanza superiore a quella che separa Bologna da Cesena. Per la prima volta è stato impiegato un sistema di gestione integrale delle iniezioni interamente automatizzato, appositamente studiato per Trevi. Le lavorazioni subacquee sono state completate con successo. La generale messa in sicurezza della Diga ha permesso di innalzare nuovamente il bacino delle acque ai livelli record del 2005, e riaprire lo spillway dopo ben 12 anni dall’ultima apertura. La costruzione dell’area residenziale è prossima ad essere ultimata, ma già ora dispone delle strutture essenziali (2 mense, 2 palestre, 1 bar, 1 pizzeria, 1.100 posti letto, 17 palazzine uffici) per ospitare oltre 1.000 tra civili e militari, in un esperimento ampiamente riuscito di condivisione di un’area tra personale Trevi e Forze Armate (circa 500 militari). Tutto è avvenuto nel massimo rispetto degli standard più elevati di Sicurezza sul Lavoro, avendo al centro l’interesse primario della salute del personale.”

La diga, nonostante la sconfitta dell’Isis a Mosul, continua ad essere protetta da militari italiani. Lo scorso14 agosto c’è stato perfino un cambio della guardia: bersaglieri sono stati sostituiti da alpini. Comunque circa 500 militari, tra uomini e donne, continuano a garantire la sicurezza sul posto all’impresa Trevi, nonostante la battaglia di Mosul, dello scorso luglio, abbia eliminato l’Isis dalla città e dalla regione attorno, compresa l’area della diga di Mosul.  L’esercito iracheno è oramai entrato a Tal Afar, 60 chilometri a ovest di Mosul. I 500 soldati la cui missione di protezione e oramai inutile, costano circa 800 mila euro al giorno. Questi soldati fanno parte dell’intervento italiano in Iraq nel quadro della missione internazionale diretta dagli USA. La missione militare italiana in Iraq, composta, oltre i 500 militari della diga di Mosul, da 400 carabinieri  che addestrano le forze armate e di polizia irachene e curde a  Baghdad, Kirkuk ed Erbil, da 130 soldatini stanza a Erbil con 8 elicotteri per le missioni di  personnel recovery ( salvare soldati della coalizione internazionale in pericolo), da una task force aerea di 280 uomini con un aereo da rifornimento in volo, 2 droni predator e quattro aerei da caccia,  costa per il 2017 300,7 milioni di euro. Sono uomini e mezzi che costano moltissimo e che potrebbero essere dislocati altrove. La ricostruzione delle zone terremotate, per esempio, o interventi contro il dissesto idrogeologico, in Italia. Tutto questo dovrebbe far riflettere e far prendere posizione alle forze politiche d’opposizione, innanzitutto Sinistra Italiana e MDP, presenti in parlamento e all’intero movimento contro la guerra e gli armamenti e per l’uscita dalla NATO.