Maggio 28, 2020

AFV

Libera la tua mente

Tre destre per il cambiamento sociale impossibile

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Quante certezze nella politica d’Alpe e d’Oltralpe. Tutte vere, quindi certezze al cento per cento. Luigi Di Maio nuovo “capo politico” del Movimento 5 Stelle e Angela Merkel che si appresta ad essere per la quarta volta cancelliera della Germania. Due certezze comunque avvolte nella dinamica di fatti sociali che potrebbero un giorno far incrociare le strade di questi due leaders se Di Maio dovesse riuscire nell’intento di portare il suo movimento ad essere forza di governo nazionale.
Un quotidiano abbastanza spregiudicato sotto tanti aspetti ha paragonato i due mettendoli a confronto anche visivamente: due fotografie abilmente scelte per far apparire il giovane pentastellato un interlocutore inaffidabile per la coriacea signora di ferro tedesca.
Non c’è dubbio che Angela Merkel ha dalla sua non soltanto l’abilità politica e diplomatica di una statista di lungo corso e che, quindi, saprebbe benissimo come gestire i confronti con il neofita Di Maio, anche perché dietro alla cancelliera c’è una economia solida, la più forte d’Europa che ha il plauso tanto dei socialisti moderati quanto dei liberisti accesi.
Tutti insieme appassionatamente dietro alla realpolitik tedesca fatta di imposizioni mascherate da suggerimenti di una Europa costruita soltanto per gestire le crisi capitalistiche e le eventuali debolezze del mercato comune privilegiando i paesi più forti a scapito di quelli che non riescono a tenere il passo.
In Italia il confronto tra i probabili futuri governi e presidenti del Consiglio è imbarazzante: Matteo Salvini, Luigi Di Maio, Matteo Renzi (oppure Marco Minniti, oppure ancora Paolo Gentiloni).
Per stile, ma solo per quello, verrebbe da dire ad un comunista come me che solo Gentiloni ha la democristiana capacità di gestione silenziosa del potere: sembra una virtù quasi decente in questa canea quotidiana di urlatori e strepitatori di professione in gara costante ad alzare il tiro della proposta più demagogica capace di attrarre i consensi di un popolo ormai incapace di scegliere secondo una idea che sia quella che difende l’interesse ora del padronato ora delle classi deboli, sfruttate.
Si vota, dopo decenni di de-ideologizzazione della politica, per simpatia, per odio, per il meno peggio, contro la “casta”, per mantenere dei privilegi: non si vota più per un partito che rappresenta una chiara idea di società e, quindi, di cambiamento: qualunque esso sia. Cambiamento in senso liberale, fosse anche liberista (allora basterebbe chi è già oggi al governo del Paese pur definendosi abusivamente “di sinistra”), magari fosse in senso libertario e di sinistra (vera).
Quindi il confronto tra i futuri candidati a presiedere il Consiglio dei Ministri sarà così: sarà urlato, sarà sloganistico, pieno di retorica e di banalità e i contenuti si ridurranno alle evidenti differenze che esistono e che non possono essere sottaciute.
Non esiste in Italia, oggi, una maturità sociale tale da produrre una politica matura, ispirata anche soltanto flebilmente ai principi meccanici del funzionamento costituzionale della Repubblica e, quindi, al confronto politico impostato su una dialettica dell’affermazione e dell’ascolto, della provocazione e della risposta forte ma compassata.
Dopo decenni di berlusconismo tanto hanno fatto le estremizzazioni personalistiche dei “social network”: l’individualismo esasperato della ragione a tutti i costi di ciascuno di noi ha prevalso sul dialogo collettivo, proprio sulla costruzione di massa di nuove idee.
Ascoltate i discorsi dei candidati a capo del governo: ognuno si rivolge alla singolarità delle persone, raramente ci si appella ad una visione collettiva ispirata da valori anche non solo del recente passato.
Dunque, Luigi Di Maio, ora capo politico dei Cinquestelle, al pari degli altri che tenteranno la disfida di Palazzo Chigi, non farà nessuna “rivoluzione” perché non mette in discussione altro se non una legge elettorale che, oggettivamente, viene fatta per penalizzare il suo movimento.
Vi sembra dunque oggettivamente possibile che, partendo da presupposti di questa natura, si possa arrivare ad una gestione del potere che arrivi all’ambito compito di trasformare il Paese capovolgendone le sorti?
In questi mesi rigurgiti neofascisti si affacciano sulla politica nazionale: sono situazioni preoccupanti che si accavallano a tutto quanto sopra descritto. Il virus fascista in Italia si sta diffondendo attraverso Internet che è diventato l’unico corpo sociale intermedio dopo che la globalizzazione ha spazzato via il ruolo ricoperto dai partiti di massa e dai sindacati.
La sinistra di alternativa ha un lunghissimo cammino davanti a sé: deve emergere nuovamente come elemento di coagulazione politica, di rinnovamento ed evoluzione sociale e di ripristino della moralità civica repubblicana e costituzionale. E’ una impresa ardua, poco credibile se paragonata al disarcionamento subito in questi anni e alla diaspora conseguente.
Ma possiamo lasciarla al suo destino? Possiamo noi comunisti scrollare le spalle e scegliere il “meno peggio” laddove non esiste nel confronto tra PD, destre classiche e Cinquestelle?
Possiamo lasciare campo libero al liberismo sfrenato anche sul piano dei valori resistenziali, quindi sul fondamento etico della Repubblica e sul ruolo democratico che dovrebbe ispirare tutti gli ambiti di vita?
Non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo. Ecco, sulla volontà c’è da lavorare molto per spingere sul dovere e sul potere. La volontà di chi sa che nessuna delle tre formazioni politiche differentemente collocate nel grande schieramento di destra che si allarga con la sua ombra sull’Italia intera può dare una risposta ai problemi sociali, alla crisi dei valori collettivi, alla impossibile vista del futuro delle generazioni un tempo giovani ed oggi già abbondantemente piene di moderno precariato, di invisibilità di vita.

MARCO SFERINI

http://www.lasinistraquotidiana.it/wordpress/tre-destre-per-il-cambiamento-sociale-impossibile/