Francesco Cecchini

La Cosa Rosa “guidata” da Piero Grasso ha fatto il suo debutto lo scorso 3 dicembre all’Atlantico di Roma. Piero Grasso, a 73 anni, si unisce a Possibile, MDP e Sinistra Italiana, ma anche a Bersani e D’Alema. Tre piccoli partiti hanno fatto, quindi, una lista comune con a capo Grasso ex PD, ex magistrato del Senato, che non ha caratteristiche di vero e proprio leader. Il presidente del senato, già procuratore a Palermo e poi procuratore nazionale antimafia, è divenuto il leader di un nuovo partito della vecchia sinistra. Si conclude in questo modo, per il momento almeno, la traiettoria di un magistrato astuto dalle aule dei tribunali a quelle della politica. La sua vicenda assomiglia a quella di Ingroia, procuratore a Palermo, poi fondatore di una formazione politica improbabile, Rivoluzione Civile e che ancora iniste con La Mossa del Cavallo (sic!). 109 militanti di Sinistra Italiana, che si sono autosospesi, hanno dichiarato: Di fronte ad una sinistra sempre più debole, a politiche liberiste sostenute da un governo di centrosinistra, riteniamo sia indispensabile una alternativa radicale non costituita da una somma di partiti, giocata su tatticismi e alleanze ma mirata a ricostruire lidentità di un pensiero alternativo, portavoce di un ampio movimento progressista. Cogliendo così la sostanza di un’operazione di opportunismo politico, un gioco che ha portato Grasso all’incoronazione di ieri. Una scelta di palazzo, senza creatività, che vede D’Alema e Bersani come i principali autori,che, va detto, hanno sostenuto e non sconfessato, le politiche liberiste dei governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni. Una scelta di palazzo, priva di creatività, senza la forza e la creatività delle vicende politiche di Jean-Luc Mélenchon in Francia con France Insoumise, di Jeremy Corbyn in Inghilterra o di Pablo Iglesias con Podemos e Izquierda Unida in Spagna. Quello che si prospetta è uno sostanziale scontro elettorale tra correnti dell’area dem: PD di Matteo Renzi e Orlando, Liberi e Uguali di Piero Grasso, D’Alema e Bersani e Campo Progressista di Pisapia (sembra che Pisapia si ritiri). Una vicenda lontana anche dal progetto del Brancaccio, che invocava una radicale discontinuità con i governi del centrosinistra troppo uguali a quelli di centro destra, un percorso realmente democratico, un linguaggio radicale
La domanda da porsi è ora questa: è ancora possibile in questa situazione costruire un Frente Amplio, una forza unitaria realmente alternativa al regime capitalista e liberista?

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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