Che tu possa vivere in tempi interessanti, recita un proverbio cinese. In pochi possono dubitare che stiamo davvero vivendo in un momento così interessante. Grandi cambiamenti sono in corso nel mondo, a quanto pare.

Nessun cambiamento è più grande del collasso dell’impero americano.

Gli Stati Uniti stanno attraversando una “correzione” storica, come l’Unione Sovietica l’ha vissuta circa 30 anni fa quando quest’ultima è stata confrontata con la realtà del suo insostenibile sistema politico ed economico. (Ciò non vuol dire, tuttavia, che il socialismo sia inattuabile, perché probabilmente l’Unione Sovietica si è fatalmente allontanata dal suo genuino progetto socialista per qualcosa di più simile al capitalismo [in inglese] di stato, poco gestibile).

Ad ogni modo tutti gli imperi, presto o tardi, finiscono. La storia è disseminata di detriti di innumerevoli imperi. Perché l’impero americano dovrebbe essere diverso? Non lo è. Soltanto l’arrogante eccezionalismo americano [in inglese] cerca di ingannare la realtà.

Degno di nota è proprio il modo in cui la classe politica ed i mezzi di informazione statunitensi negano la crisi americana in corso.

Questo è in parte il punto in cui tutta la narrativa legata al “Russiagate[in inglese] entra in gioco. Incolpare la Russia per presunte destabilizzazioni della politica e della società degli Stati Uniti è una copertura per la negazione del marciume interno che affligge gli USA.

Alcuni potrebbero deridere l’idea stessa di un “impero americano”. Questo è qualcosa che hanno fatto gli europei, non noi, afferma l’apologeta del potere degli Stati Uniti. La più rapida risposta a tale opinione è di sottolineare il fatto che gli Stati Uniti hanno oltre 1’000 basi militari in più di 100 paesi in tutto il mondo. Se questa non è una manifestazione dell’impero, allora cos’è?

Per sette decadi dalla Seconda Guerra Mondiale, “Pax Americana” [in inglese] era il grandioso nome dato al disegno imperiale USA per l’ordine globale. Questo periodo è stato tutt’altro che pacifico, come invece vuole suggerire il vanaglorioso nome. Dozzine di guerre, conflitti per procura e sovversioni violente furono portate dagli Stati Uniti in ogni continente per mantenere il proprio impero. Il cosiddetto “poliziotto globale” è stato più spesso un “teppista globale”.

L’impero statunitense sta ora vacillando all’apice di un ordine mondiale multipolare emergente guidato da Cina, Russia e altre potenze in ascesa.

Quando i leader americani si lamentano che la Cina e la Russia “rimodellano l’ordine globale” per riflettere i loro interessi, quello che i leader USA stanno tacitamente ammettendo è la fine imminente della presunta egemonia di Washington.

Piuttosto che accettare il loro destino (ovvero la fine dell’impero) gli Stati Uniti stanno resistendo aggressivamente, denigrando il potere della Cina e della Russia e definendolo in qualche modo illegittimo. È la classica reazione di rifiuto di un perdente dolorante.

Quindi, quali sono i segni rivelatori che gli Stati Uniti stanno effettivamente subendo una “correzione” fondamentale – o collasso?

Il periodo di massimo splendore del capitalismo americano è passato da tempo. Il sistema produttivo, un tempo fantastico, è ridotto ad uno scheletro di se stesso. L’ascesa di una massiccia povertà sociale, accanto alle oscena ricchezza di una piccola élite, è un chiaro segnale che la potente economia americana è cronicamente moribonda. L’aumento vertiginoso del debito nazionale da 20 trilioni di dollari è un ulteriore sintomo di atrofia cronica.

La recente autocelebrazione convulsa del presidente Trump sulla “ripresa economica” è come la gioia provata nell’osservare un miraggio. Il mercato azionario ruggente è un fenomeno d’élite che può altrettanto facilmente crollare durante la notte.

Ciò che le bollicine di champagne non possono mascherare è il fallimento strutturale del capitalismo USA nell’invertire l’esplosiva disuguaglianza e l’endemica povertà in tutta l’America. L’abilità nazionale del capitalismo statunitense è stata sostituita dal capitalismo globale, dove le corporazioni americane, tra le altre, perlustrano il pianeta alla ricerca di impieghi a basso costo e paradisi fiscali. Non si può tornare ad una presunta età dell’oro, indipendentemente da quanto Trump punti su “America First”.

L’altra faccia della medaglia della storica scomparsa economica degli Stati Uniti è la concomitante ascesa del suo militarismo come modo per compensare la sua perdita complessiva di potere.

Non è un caso che dalla fine della Guerra Fredda [in inglese], dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, gli interventi militari statunitensi in tutto il mondo siano scoppiati con maggiore frequenza e durata. Gli Stati Uniti sono in un vero e proprio stato di guerra permanente che schiera attivamente le sue forze in diversi paesi simultaneamente, in particolare nel Medio Oriente ricco di petrolio.

Washington, naturalmente, si copre con le foglie di fico definendo la sua ascesa nel militarismo come una “guerra al terrore” o “alla difesa degli alleati”. Ma, sempre più spesso, la condotta bellica USA è vista per quello che è chiaramente – ovvero una violazione del diritto internazionale e della sovranità delle nazioni per il perseguimento degli interessi imperialisti americani.

In breve, gli Stati Uniti si stanno chiaramente comportando come un regime canaglia. Non c’è modo di nascondere questo fatto diabolico.

Oltre a condurre guerre, bombardare paesi, sponsorizzare terroristi per guerre di procura e assassinare nemici a volontà con i droni, Washington sta sempre più minacciando gli altri di aggressioni militari. Negli ultimi mesi la Corea del Nord e l’Iran sono stati apertamente minacciati sulla base di false dichiarazioni. Anche Russia e Cina sono state esplicitamente avvisate dell’aggressione americana in diversi documenti strategici pubblicati dall’amministrazione Trump.

I motivi della belligeranza americana sono infondati. Come notato, il vero motivo è quello di compensare le proprie crisi politiche, economiche e sociali. Ciò equivale quindi a leader americani che incitano conflitti e guerre, che è di per sé una grave violazione del diritto internazionale – un crimine contro la pace, secondo i princìpi di Norimberga.

L’impero americano sta fallendo e sta agitandosi, dimenandosi. Questo è lo spettacolo dei nostri giorni. I mezzi di informazione tradizionali occidentali sono ciechi, ignoranti o complici nella negazione di questo storico collasso. Questi media indulgono a fantasie spericolate della classe politica statunitense per distrarre dalla potenziale implosione interna. Cercando a destra e a manca capri espiatori per “spiegare” i profondi problemi, la classe politica sta utilizzando le presunte “interferenze” russe come pretesto.

La storia del mondo ha raggiunto un crocevia di timorosa apprensione dovuta al crollo dell’impero americano. Possiamo continuare a navigare su rotte sicure evitando la catastrofica guerra che spesso accompagna la fine degli imperi?

Molto, a quanto pare, dipende dagli americani comuni che diventano politicamente organizzati per sfidare il loro sistema disfunzionale gestito da e per le élite. Se il popolo americano non può trattenere le sue élite e infrangere le loro regole corrotte rivedendole con qualcosa di più equo e democratico, allora il mondo corre il pericolo di sprofondare nella guerra totale. Non possiamo che augurare solidarietà e successo ai nostri fratelli e sorelle americani.

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Articolo di  Finian Cunningham pubblicato da Sputnik News il 25/02/2018
Traduzione a cura di Northern Lights per SakerItalia.it