Settembre 22, 2020

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Perché il presidente dell’Ucraina ha paura del tribunale anti-corruzione?

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In un’intervista al Financial Times, il presidente ucraino Petro Poroshenko ha affermato che i donatori internazionali non possono legiferare per l’Ucraina, in quanto è una violazione della sovranità del Paese. È strano sentire queste affermazioni da un uomo che è salito al potere grazie a un colpo di Stato sostenuto dai paesi occidentali, e che conserva ancora il ruolo di presidente solo grazie all’appoggio di Washington.
L’ex vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha dichiarato di aver parlato al telefono più spesso con Poroshenko che con sua moglie. Quindi, che cosa ha fatto improvvisamente “ricordare” a Poroshenko la sovranità dell’Ucraina?

Dipende tutto dall’istituzione di un Tribunale anti-corruzione [ACC, Anti Corruption Court]. Si solleva una situazione molto interessante quando l’Occidente chiede di istituire un ente giuridico, mentre Poroshenko e tutte le forze politiche ucraine concordano con questo atto a parole. In più, il 1 marzo la Rada Suprema [il Parlamento ucraino] ha approvato in prima lettura il disegno di legge di Poroshenko per istituire un Tribunale supremo anti-corruzione (SACC). Ma i paesi occidentali non l’hanno approvata. Perché? E’ semplice. Poroshenko e i suoi sostenitori occidentali hanno una visione diversa del ruolo principale di questo tribunale. No, naturalmente, nella sfera pubblica i rappresentanti degli Stati Uniti, dell’Unione Europea, del Fondo Monetario Internazionale stanno dicendo con forte retorica che l’ACC contribuirà a estirpare la corruzione in Ucraina.

In realtà, né Petro Poroshenko né gli altri maggiori esponenti politici ucraini hanno bisogno dell’ACC; anzi, è pericoloso per loro. Allo stesso tempo, per i sostenitori occidentali di Kiev, l’ACC è uno strumento per tenere sotto controllo i politici e gli oligarchi, una “frusta” nelle mani di un “signore” per i “vassalli” disobbedienti.

Il fatto è che ogni politico e oligarca ucraino, o i membri delle loro famiglie sono coinvolti in casi di corruzione. E’ una modalità tipica dai tempi della presidenza di Leonid Kuchma. Quindi, ogni serio businessman o statista può essere messo sotto pressione per casi collegati alla corruzione.

In Ucraina, già esistono l’Ufficio Nazionale Anti-Corruzione (NABU) e la Procura Speciale Anti-Corruzione (SAPO). Non è un segreto che a Kiev queste strutture sono controllate dagli Stati Uniti. Quindi, i media hanno scritto che le attività del NABU sono controllate George Kent, vice del capo della missione diplomatica americana in Ucraina. Questo Ufficio ha funzioni di polizia, conduce attività operative di investigazione, detiene i sospettati. La SAPO dovrebbe sostenere l’accusa in tribunale. Per un “ramo di potere” giudiziario a tutti gli effetti, completamente dipendente dall’Occidente, manca solo un organo giudiziario che emetterà sentenze e manderà gli imputati in carcere. Questo è ciò che l’ACC dovrebbe diventare. Ma, naturalmente, né Poroshenko né l’élite politica ed economica dell’Ucraina devono avere un’autorità giudiziaria che sia subordinata non all’amministrazione del presidente dell’Ucraina, ma all’ambasciata americana a Kiev. Questa è la ragione per cui si sta aprendo una “battaglia” per chi controllerà l’ACC.

La chiave è il personale

Quindi, che cosa non piace ai curatori occidentali del conto di Poroshenko?

Il meccanismo di nomina dei giudici della Corte Anti-Corruzione è diventato la mela della discordia. Quindi, facendo riferimento al disegno di legge, al momento di decidere sulla composizione della Corte, si costituisce un consiglio di esperti internazionali per valutare le candidature dei futuri giudici dell’ACC. Ma l’ultima parola nelle nomine di un giudice ce l’ha sempre la Suprema Commissione di qualificazione dei Giudici dell’Ucraina. Ai politici occidentali questo non piace perché hanno già capito la realtà ucraina, che è la seguente: coloro che nominano un giudice, lo controllano. Quindi, agendo per conto dell’Occidente, i rappresentanti del Consiglio degli Esperti vogliono avere il diritto di veto nella nomina dei giudici.

Inoltre, la bozza di legge stabilisce che solo le organizzazioni pubbliche internazionali possono delegare degli esperti per il Consiglio. Ma questo non è gradito ai principali sostenitori finanziari dell’Ucraina. Il Fondo Monetario Internazionale ha già richiesto che gli sia data l’opportunità di mandare i propri esperti al Consiglio, dal momento che chi ha più propri giudici nell’ACC potrà prevalere in questa istituzione giudiziaria.
Come diceva Joseph Stalin: “La chiave è il personale”. In questo caso, la cosa principale è il personale di chi – se di Poroshenko o dell’America – prevarrà nella struttura del tribunale.

Anche all’Occidente non piacciono le richieste per i futuri giudici dell’ACC previste nel disegno di legge di Poroshenko. Quindi, un candidato per la posizione di giudice deve avere, oltre ad un’ampia esperienza legale, una “significativa esperienza di attività professionale in ambito legale sui temi di anticorruzione in organizzazioni o enti giudiziari internazionali”. Il problema qui è che solo poche persone in Ucraina possono avere questi requisiti. Ci sarà quindi un problema di reclutamento con la magistratura, e così l’ente stesso comincerà ad essere pienamente funzionante in tempi lunghi.

Sembra che in questo caso Poroshenko e la sua squadra si siano comportati come Oksana di Gogol nel romanzo “La notte prima di Natale”, che chiede al fabbro di nome Vakula “delle scarpe da regina”, sapendo che non le avrebbe mai potute prendere. Poroshenko agisce alla sua maniera e cerca il massimo consenso. Da una parte, sembra che concordi con l’istituzione dell’ACC e addirittura presentando una legge al Parlamento; dall’altra, dimentica che il progetto stesso prevede una regola che può rallentare la creazione di una corte o impedire il suo funzionamento.
E’ chiaro che all’Occidente non piace questo gioco e quindi la nuova visita della missione del Fondo Monetario Internazionale a Kiev e, poi, la possibilità di ottenere un nuovo prestito dal FMI sono posticipate a tempi migliori.

Ma perché è così importante per i curatori occidentali dell’Ucraina avere uno “strumento” per tenere l’elite ucraina “sotto controllo”? Apparentemente anche a Washington e Bruxelles si sono resi conto che il numero di decisioni illogiche del governo ucraino ha superato la “massa critica”.
All’Occidente, certo, non interessano le migliaia di morti del Donbass, ma le capitali europee e nord americane non possono disturbare il deterioramento delle relazioni dell’Ucraina con i suoi vicini più diretti, cioè Polonia, Ungheria e Romania. L’ultima cosa di cui ha bisogno ora l’Occidente è un conflitto in Transcarpazia. E il regime di Kiev attraverso le sue azioni nell’ambito nazionale e linguistico fa di tutto per aggravare la situazione nella regione.

Grandi Giochi

Quando Donald Trump è diventato presidente degli Stati Uniti, alcuni esperti hanno cominciato a parlare del fatto che ora la Russia e gli Stati Uniti potessero concordare sull’Ucraina. Presto però è stato chiaro che non era così e che non ci sarebbe stato accordo, perché in Ucraina gli interessi geopolitici delle due superpotenze sono contrastanti. E i rappresentanti dell’elite politica americana vogliono vincere in questo confronto.

Molto sintomatica è la domanda che il senatore americano Richard Blumenthal ha fatto al comandante in capo USA alla NATO in Europa, il generale americano Curtis Scaparrotti. Il senatore ha chiesto al generale se gli Stati Uniti stavano vincendo in Ucraina. Penso che la formulazione stessa della domanda sia molto significativa. La questione ucraina è diventata realmente una questione politica interna degli Stati Uniti. E’ già chiaro: se cade il regime di Maidan, i nemici di Trump lo accuseranno per questo. Il partito dei “falchi” negli Stati Uniti prenderà questo fatto come una sconfitta geopolitica.

La conclusione è che l’amministrazione del presidente americano ha bisogno di fare qualsiasi cosa possibile per tenere il “timone” dell’attuale regime di Kiev. Allo stesso tempo a Washington non piacciono molte decisioni o semplicemente l’inerzia del satellite Ucraina, quindi la Casa Bianca ha bisogno della “frusta” con cui minacciare Poroshenko e gli altri rappresentanti della elite ucraina. Solo l’ACC può diventare tale “strumento di punizione”, controllato dall’Ambasciata americana a Kiev. A loro volta, Petro Poroshenko e gli altri politici e oligarchi ucraini capiscono che tipo di “arma” contro di loro potrebbe essere questo ente giudiziario nelle mani degli Americani e dei rappresentanti occidentali. E faranno di tutto per prendere il controllo dell’ACC o per non permettere la sua costituzione.

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Articolo di Sergey Mirkin pubblicato su EurAsia Daily il 13 marzo 2018
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per SakerItalia.it

Perché il presidente dell’Ucraina ha paura del tribunale anti-corruzione?