Ottobre 28, 2020

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Sempre più forti le pressioni contro i governi Ue non allineati alle direttive russofobe della Nato. Resiste (fino ad ora) la Grecia di Tsipras

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di Omar Minniti

Uno dopo l’altro, stanno capitolando i governi europei che hanno cercato di opporsi all’uragano scatenato dopo il false-flag Skripal. Anche gli esecutivi di paesi storicamente amici della Russia, guidati da forze che non nutrono pregiudizi verso la leadership del Cremlino, stanno rielaborando la loro linea sotto le forti pressioni della Nato e della Ue.

La Slovacchia è l’unico membro del cosiddetto gruppo di Visegrad (che include la russofoba Polonia, ma pure governi considerati “filo-russi” come quelli di Ungheria e Repubblica Ceca) che non ha espulso alcun diplomatico di Mosca. Da pochi giorni si è insediato il primo ministro Peter Pellegrini, di chiare origini italiane, che ha sostituito Robert Fico, dimessosi in seguito all’omicidio del giornalista Jan Kuciak. La maggioranza di centrosinistra, con venature “sovraniste” e patriottiche, che lo sostiene, è la stessa del suo predecessore. Ma la linea sui rapporti con la Russia ha subito qualche contraccolpo. Il ministro degli Esteri Miroslav Lajcak ha, infatti, annunciato il richiamo dell’ambasciatore slovacco a Mosca per consultazioni. È la prima volta che ciò avviene negli ultimi vent’anni. Al momento non vengono annunciate espulsioni, ma la posizione si fa più possibilista rispetto a quella assunta inizialmente.

Un altro paese da sempre vicino alla Russia, legato ad essa da millenari vincoli culturali, religiosi e politici, è costretto a compiere un parziale passo indietro: la Bulgaria ha chiesto al suo ambasciatore di tornare in patria.

Stesso discorso per il Portogallo. Nessuna espulsione di diplomatici russi, però il ministro degli Esteri di Lisbona, Augusto Santos Silva, annuncia il richiamo dell’emissario di stanza in Russia. Il paese è guidato da una coalizione di sinistra-sinistra, incentrata sul Partito socialista del premier Antonio Costa e sostenuta dal Partito Comunista, dai Verdi e dal Bloco de Esquerda. Il governo si era espresso più volte contro le sanzioni anti-russe ed aveva chiesto la normalizzazione dei rapporti con il Cremlino. Eppure, anche in questo caso si sente il peso delle pressioni esterne.

Nelle stesse ore, Malta e Lussemburgo hanno assunto la medesima decisione. Un sincronismo che fa sospettare una una sorta di coordinamento tra i sostenitori della “linea morbida” nei confronti dei russi.
C’è ancora chi tenta di resistere. La Grecia di Tsipras è tra i paesi che non si sono allineati all’espulsione simultanea. Atene non ha nemmeno convocato il suo ambasciatore, sebbene non si possa escludere un cambio di rotta nelle prossime ore. Nonostante tutte le critiche che si devono muovere a Syriza riguardo la pessima gestione di governo e le politiche antipopolari adottate, nonché i vergognosi cedimenti in politica estera soprattutto nei riguardi di Israele, bisogna sottolineare che non è mai stata una formazione russofoba. Così come russofobo non è certamente il suo alleato di destra, Greci Indipendenti, che occupa alcuni dicasteri importanti.

Gli emissari di Tsipras si sono detti sempre contrari alle sanzioni Ue contro Mosca, anche se alla fine le hanno votate comunque, non opponendo mai il diritto di veto. Vedremo come andrà questa volta e se l’esecutivo greco riuscirà a mantenere la schiena dritta. Opera – bisogna dirlo onestamente – alquanto ardua, se non impossibile, all’interno dei paletti imposti dalla permanenza nella Nato e nell’Unione Europea. Come abbiamo visto con altri governi, nonostante tutti i buoni propositi e certi minimi spazi di autonomia concessi, all’interno di quelle alleanze imperialiste non esistono sovranità, indipendenza nazionale e politica estera neutrale e multipolare che tengano, quando Washington e Bruxelles si impuntano.
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