Settembre 24, 2020

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ERITREA ED ETIOPIA, VINCE LA PACE.

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Francesco Cecchini

ABIY AHMED E ISAIAS AFWELKI

Il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, è atterrato l’ 8 luglio ad Asmara, capitale dell’Eritrea, per unirsi in uno storico abbraccio con il presidente Isaias Afwerki, per la prima riunione tra leader dei due Paesi in 20 anni. Un momento veramente storico, Addis Abeba ha annunciato di volere la pace rispettando l’accordo firmato ad Algeri nel 2000 e mai entrato in vigore. La notizia arriva a pochi giorni dalla decisione, ratificata dal parlamento, del primo ministro etiopico, Abiy Ahmed, di abolire lo stato di emergenza proclamato nel Paese in febbraio a seguito di tensioni popolari molto forti. La volontà di tornare alla normalità nei rapporti tra i due stati confinanti del Corno d’Africa era stata espressa da Ahmed già il 2 aprile, giorno del suo insediamento, per mettere fine ad un conflitto che può essere considerato un’ eredità dell’epoca coloniale. La guerra scoppiò nel giugno 1998 e durò circa due anni, apparentemente solo per una contesa territoriale di piccole aree ma in realtà per la speranza etiopica di garantirsi uno sbocco sul Mar Rosso e quella eritrea di raggiungere una vera indipendenza economica. Nel dicembre 2000, dopo la morte di una cifra compresa tra 70 e 100 mila uomini di entrambi i Paesi, il presidente eritreo Isaias Afewerki e il primo ministro etiope allora in carica, Meles Zenawi, firmarono ad Algeri un accordo di pace, mediato dal presidente algerino Abdelaziz Bouteflika. L’Etiopia tuttavia mantenne un presidio militare nel territorio di Badme, area assegnata all’Eritrea nel 2002 da una commissione internazionale nominata dall’Onu.                                                                 Un ultima considerazione. La sinistra europea, ed anche italiana, giustamente solidale Cuba, Vietnam e altre rivoluzioni ha sempre ignorato la rivoluzione eritrea che non ha mai potuto contare sulla solidarietà internazionale. ll presidente dell’Eritrea, Isaias Afewerki, ha salutato con favore il nuovo corso inaugurato dal nuovo premier etiope Abiy Ahmed, sostenendo che si tratti di una svolta per l’Etiopia. Parlando ad Asmara in occasione della Festa dei martiri eritrei, Afewerki ha dichiarato che la nomina di Ahmed segna un game over per il Fronte di liberazione del popolo del Tigré (Tplf), considerato il gruppo più influente all’interno del Fronte democratico rivoluzionario popolare dell’Etiopia (Eprdf), la coalizione al potere nel Paese, prima dell’entrata in carica di Ahmed, il primo premier di etnia oromo nella storia dell’Etiopia. “L’Etiopia è ad un punto di svolta o di transizione. Ma anche se occorrerà tempo e fatica per rimuovere l’eredità  tossica e maligna del Tplf e per creare un clima congeniale (al dialogo, la direzione positiva che è stata messa in moto è chiarissima», ha detto il presidente eritreo.

 

La pace porterà benefici sia all’Eiopia che all’Eritrea. Per esempio l’Etiopia potrà usufruire del porto di Massaua e l’Eritrea potrà diminuire le spese militari. Ed molti altri.

 

Per conoscere l’ Eritrea segnalo il recente libro di Alessandro Pellegatta, Eritrea, fine e nascita di un sogno. Vedere la recensione.

http://www.ancorafischiailvento.org/2018/02/07/rossa-eritrea/