Ottobre 28, 2020

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VENEZIA, ABBANDONARE IL MOSE?

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Francesco Cecchini

PARATIE DEL MOSE
Uno studio di nove pagine del febbraio 2017, firmato dal professor Gian Mario Paolucci, già docente di Metallurgia allUniversità di Padova ed esperto del Provveditorato alle Opere pubbliche ed ex Magistrato alle Acque, raccontava drammaticamente le condizioni strutturali del MOSE.
Tre punti analizzati erano i seguenti.
ACCIAIO. L’acciaio con cui sono state costruiti i perni delle cerniere non è quello del progetto e dei test. Cè dunque la possibilità di corrosione dei materiali delle cerniere, cuore dellintero sistema da 5 miliardi e mezzo di euro, con la possibilità di un cedimento strutturale della paratoia.
LA PROTEZIONE CATODICA. La natura metallica non inossidabile del materiale prescelto con cui è stata realizzata la maggior parte dei componenti immersi, rende questultimo particolarmente vulnerabile alla corrosione elettrochimica provocata dallambiente marino.
VERNICE. La protezione offerta dalla vernice non è totale né duratura e causa abrasioni prodotte da sabbia e detriti.
Tutti fattori critici che possono concorrere a un cedimento strutturale del MOSE.
Nello stesso periodo anche sull’Espresso sono stati pubblicati vari articoli sulla criticità del MOSE.
Poco tempo fa, agosto 2018, il Consorzio Venezia Nuova ha fornito numeri preoccupanti su costi e tempi. Cinque miliardi e 493 milioni di euro non basteranno. E nemmeno sei mesi a partire da oggi, per tagliare quel traguardo della fine lavori che era stato fissato per il 31 dicembre 2018. Serviranno altri 210 milioni e due anni in più di lavori per finire il Mose, il sistema di dighe mobili che terrà Venezia al riparo dallacqua alta. Inoltre vi sono i costi di manutenzione annui dela struttura. Ammesso che venga ultimato, il Mose che dovrebbe salvare Venezia dalle acque alte costerà 80 milioni di euro allanno per restare in attività e per essere mantenuto in buono stato di funzionamento. Finalmente qualcuno ha dichiarato apertamente quale sarà il vero costo del Mose. Non bastano i 5 miliardi di costo complessivo per unopera idraulica che non ha precedenti e che tante polemiche e discussioni ha suscitato negli ultimi ventanni. Ci sarà anche un costo corrente piuttosto oneroso da pagare. La conferma viene dal provveditore alle opere pubbliche del Triveneto, Roberto Linetti, ad inizio 2018.
TUTTO CIO’ FA PENSARE SE IL MOSE VADA ABBANDONATO E CHE PER IL BENE DI VENEZIA VADANO PENSATE, CERCATE ALTERNATIVE EFFICACI.
Va ricordato che Massimo Cacciari, che è stato sindaco di Venezia fino al 2010 si oppose per tantismi anni al progetto. In primis che che lintervento per la difesa della laguna dallacqua alta, e pressochè lintero complesso delle opere per la sua salvaguardia e manutenzione, venissero affidati al consorzio Venezia Nuova in veste di concessionario unico. Procedura che eliminò ogni obbligo al bando di gare, ridusse la possibilità di godere di ragionevoli ribassi dasta e, innanzitutto, rese del tutto aleatorie le funzioni di controllo che avrebbe dovuto svolgere in primis il Magistrato alle Acque. Massimo Cacciari e il Comune di Venezia non non si limitarono alle critiche, ma cercarono di mostrare possibili vie alternative, e più economiche, per affrontare il problema delle acque alte. Con la consulenza, pressoché gratuita, tra gli altri, di tecnici come Marco Rugen, ex-presidente dei Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, di Luigi DAlpaos, professore di idraulica dellUniversità di Padova, dei professori Antonio Campanile e Giovanni Benvenuto. Nonché della società Principia, consulente per gli impianti off-shore di Esso, Saipem, eccetera. Tutto invano.
Nel lontano 1971-1972 l’impresa Ing. Giovanni Rodio di Milano, raccogliendo l’invito dell’UNESCO per salvaguardare Venezia e con la supervisione del Magistrato alle Acque nell’isola di Poveglia si sperimentò con successo il sollevamento di un area mediante iniezioni di cemento del terreno sottostante. La scelta di Poveglia, una piccola isola comprendente vari fabbricati fu fatta con l’assistenza del Magistrato alle Acque e dell’Istituto Idrografico di Venezia. L’esperimento fu effettuato, quindi, con l’approvazione e sotto il controllo delle Autorità Competenti. Nell’isola di Poveglia fu sollevata unarea di 900 m2, che comprendeva due piccoli edifici fatiscenti, iniettando una miscela di cemento e argilla, con opportuni additivi, a circa 10 m di profondità. Larea è stata rialzata di 10 cm in 75 giorni, compresi gli edifici, che nonostante il loro cattivo stato iniziale non hanno subito danni. In questo caso, quindi, non è stata iniettata acqua salata, come in un più recente progetto delling. Gambolati.
Il metodo si rivelò allora adeguato, ma fu abbandonato, probabilmente, perché non garantiva un volume di denaro sufficiente per la corruzione.
In questo video di un paio di anni fa Armando Danella, già responsabile degli Uffici della Legge Speciale del Comune di Venezia, racconta il percorso di un’opera dispendiosa, che non risolverà i problemi di Venezia e della sua Laguna. Il link è il seguente:
https://www.youtube.com/watch?v=vjiOXoWpgPQ