Ottobre 23, 2020

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“Mosca dovrebbe accettare il Donbass”, dice il Partito Comunista russo

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Il leader del Partito Comunista offre una soluzione per il Donbass che sembra ragionevole, finché non si esaminano i dettagli reali della situazione attuale.

Il leader del Partito Comunista della Federazione Russa, Gennadij Zjuganov, ha difeso pubblicamente l’annessione delle travagliate repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk, rendendo il Donbass (la regione che le comprende) parte della Federazione Russa:

Il leader del Partito Comunista russo Gennadij Zjuganov ha chiesto apertamente l’annessione delle due regioni dell’Ucraina orientale, mentre i resoconti dei media parlano di una possibile escalation delle ostilità.

L’Ucraina ha scatenato una guerra per il controllo della regione del Donbass dopo una rivolta dei separatisti filo-russi nel 2014. La Russia è stata accusata di alimentare il conflitto, che ha causato migliaia di vittime e ha privato di una casa oltre 1,6 milioni di persone: un’accusa che il Cremlino nega. I leader separatisti citati [in inglese] dai media statali russi hanno affermato che Kiev sta preparando un’offensiva nella regione in seguito all’assassinio di Aleksander Zacharčenko, leader dell’autoproclamata “Repubblica Popolare di Donetsk”, alla fine del mese scorso.

“Se fossi al posto del presidente, accetterei immediatamente il Donbass [nella Russia]”, ha detto [in russo] lunedì Zjuganov all’agenzia di stampa statale Ria Novosti.

La Russia riconosce da un anno e mezzo passaporti e altri documenti di identificazione rilasciati nelle aree tenute dai separatisti nell’Ucraina orientale, dove il rublo russo è già una valuta comunemente utilizzata.

Zjuganov, che è stato un convinto sostenitore del riconoscimento di Donetsk e Lugansk come entità indipendenti dall’Ucraina, ha suggerito che l’annessione porterebbe alla fine del “banditismo”.

“Sono un sostenitore del proseguimento del processo di Minsk, ma riconoscere le repubbliche non impedirà affatto questo dialogo”, ha detto [in russo] in un briefing in seguito alle elezioni locali e regionali russe, riferendosi ai colloqui di pace internazionali di Minsk.

Naturalmente, una simile proposta non è molto popolare presso il governo filo-occidentale dell’Ucraina, poiché questo governo serve in gran parte come esecutore della volontà degli Stati Uniti nella regione.

Anche se il suggerimento del signor Zjuganov può sembrare attraente per alcuni, ci sono ragioni sostanziali per cui è un suggerimento irrealistico (anche se gli ha dato una certa attenzione):

  • Il Donbass, entrambe le repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk, è attualmente in guerra con le forze provenienti dall’Ucraina occidentale, che presumibilmente vengono consigliate e sostenute dalle forze americane e da altre forze della NATO. La Crimea non è mai stata in una condizione di conflitto militare. Un’annessione porterebbe la guerra direttamente in Russia.
  • Sebbene nel 2014 sia stato chiesto agli elettori di Donetsk e Lugansk di entrare a far parte della Russia [in inglese], entrambe le province hanno optato per la propria sovranità con margini molto ampi, il 90% per gli elettori di Donetsk e il 96% per gli elettori di Lugansk. Nessuna delle due vuole unirsi alla Russia. La Crimea invece l’ha fatto.
  • Unirsi alla Russia non farebbe fermare i combattimenti, probabilmente li intensificherebbe. Questo a causa della retorica duplice proveniente da Kiev. I leader del governo ucraino attualmente deridono la gente di lingua russa dell’Ucraina orientale, e hanno fatto ricorso a vere e proprie tattiche di pregiudizio etnico di stampo nazista, e questo sia a livello statale che a livello dello scismatico Patriarcato di Kiev, che sta attualmente cercando di difendere la sua mascherata come una chiesa legittima, in modo sconvolgente, con il sostegno del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli (Istanbul). Mentre le autorità di Kiev denigrano regolarmente le persone di lingua russa del proprio paese, allo stesso tempo non sono disposte a separarsi da queste province che si sono dichiarate indipendenti.
  • L’Ucraina perderebbe un’enorme risorsa energetica [in inglese]. I bacini carboniferi nella regione del Donbass sono i quarti più grandi d’Europa, con riserve stimabili in 10 miliardi di tonnellate.
  • L’Ucraina perderebbe il suo cuore industriale[in inglese]. Questa regione rappresenta il 20% di tutta la produzione industriale nel territorio ucraino.

Queste ragioni differiscono ampiamente dalla situazione che è stata affrontata dalla Crimea, che era stata in gran parte trascurata dall’Ucraina, ma che allo stesso tempo è al 60% popolata da russi e di enorme importanza militare e strategica. La principale differenza stava nella volontà del popolo della Crimea, che ha deciso da sé che la cosa migliore sarebbe stata riunirsi alla Federazione Russa.

Va anche detto che la situazione sul terreno in queste repubbliche separatiste è terribile, e comprensibilmente la responsabilità per le sofferenze della gente in questi luoghi risiede nella follia e in tutto il vetriolo antirusso proveniente da Poroshenko e dal governo di Kiev. Tuttavia, gli Accordi di Minsk illustrano la soluzione nel miglior modo possibile. Il problema è che Kiev non sta rispettando la sua parte del patto, e quindi è Kiev che deve rispondere della sofferenza della gente in questa regione contesa.

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Articolo di Seraphim Hanisch pubblicato su The Duran il 13 settembre 2018.
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

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