Maggio 28, 2020

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La nuova polveriera globale

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Di Michael T. Klare

 

Quando si tratta delle relazioni tra l’America di Donald Trump, della Russia di Vladimir Putin e della Cina di Xi Jinping, dovunque gli osservatori cominciano a parlare di un ritorno a un passato fin troppo conosciuto. “Ora abbiamo una nuova Guerra Fredda,” ha osservato l’esperto di Russia Peter Felgenhauer a Mosca, dopo che il Presidente Trump ha di recente annunciato dei piani per ritirarsi dal Trattato  (INF)*. L’amministrazione Trump sta “dando il via a una nuova Guerra Fredda,”, ha detto lo storico Walter Russell Mead sul Wall Street Journal, in seguito a una serie di misure anti-cinesi approvate dal presidente in ottobre. E molti altri stanno già intervenendo.

Passi recenti compiuti dai leader a Washington, Mosca e Pechino, potrebbero sembrare dare credito a questa narrativa di una “nuova Guerra Fredda”, ma in questo caso la storia non è una guida. A quasi 20 anni dall’inizio del ventunesimo secolo quello che vediamo non è una certa replica moderatamente aggiornata della Guerra Fredda del secolo scorso, ma una nuova difficile situazione globale  potenzialmente anche più pericolosa.

L’originaria Guerra Fredda che è durata dalla fine degli anni ’40 fino al crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, ha posto un colossale rischio di annientamento termonucleare. Almeno dopo la Crisi dei missili di Cuba del 1962, si è anche dimostrata una situazione notevolmente stabile in cui, malgrado conflitti locali di molti tipi, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica hanno cercato entrambi di evitare i tipi di scontri diretti che avrebbero potuto scatenare una reciproca catastrofe. Infatti, dopo avere affrontato l’abisso nel 1962, i leader di entrambe le superpotenze si sono impegnate in una complessa serie di negoziati che hanno portato a sostanziali riduzioni nei loro arsenali militarie e ad accordi intesi a ridurre il rischio di un futuro Armageddon.

Quella che ora gli altri chiamano la Nuova Guerra Fredda – preferisco, però pensarla come una nuova polveriera globale – ha soltanto una minima rassomiglianza con quel periodo precedente. Come prima, gli Stati Uniti e i loro rivali sono impegnati in una corsa agli armi che va accelerando, incentrata su armamenti nucleari e “convenzionali” di sempre crescente portata, precisione e sempre più letali. Tutti e tre i paesi, nella caratteristica maniera da Guerra Fredda, stanno anche  allineando  gli alleati in quella che appare sempre di più come una lotta per il potere globale.

Le analogie, però, finiscono qui. Tra le differenze, la prima non potrebbe essere più ovvia: gli Stati Uniti affrontano ora due avversari risoluti, non uno, e una mappa di molto più complessa di conflitti globali (con un corrispondente aumento di potenziali focolai nucleari).  Contemporaneamente, i vecchi confini tra “pace” e “guerra” stanno rapidamente scomparendo dato che tutti e tre i rivali si impegnano in quello che si potrebbe considerare come un combattimento con altri mezzi, comprese le guerre commerciali e gli attacchi informatici che potrebbero gettare le basi affinché ne derivi maggiore violenza. Per aggravare il danno, tutte e tre le grandi potenze si stanno ora impegnando in azioni provocatorie mirate a “dimostrare risolutezza” o a intimidire i rivali, comprese le minacce alle manovra navali di Stati Uniti e Cina al largo delle isole cinesi occupate, nel Mar Cinese Meridionale. Nel frattempo, invece di perseguire il tipi di accordi per il controllo delle armi che mitigavano le ostilità della Guerra Fredda,  gli Stati Uniti e la Russia sembrano determinati a strappare gli accordi esistenti e a dare il via a una nuova corsa alle armi nucleari.

Questi fattori potrebbero già star conducendo il mondo sempre più vicino a una nuova Crisi dei Missili di Cuba, quando il mondo arrivò a un pelo dall’incenerimento nucleare. Questo, tuttavia, potrebbe iniziare nel  Mar Cinese Meridionale o perfino nella regione Baltica dove gli aerei e le navi russe sono analogamente impegnate in regolari quasi collisioni.

Perché questi pericoli stanno aumentando  così rapidamente? Per dare una riposta a questa domanda, vale la pena esaminare i fattori che distinguono questo momento dall’era della originaria Guerra Fredda

E’ un mondo  tripolare, tesoro

Nella originaria Guerra Fredda, la lotta bipolare tra Mosca e Washington – le ultime due superpotenze rimaste sul pianeta terra dopo secoli di rivalità imperiale – sembravano determinare ogni cosa che accadeva sul palcoscenico mondiale. Questo implicava, naturalmente, un grande pericolo, ma metteva anche in grado i leader di ogni parte ad adottare una comprensione comune della necessità di controllo  nucleare a beneficio della reciproca sopravvivenza.

Il mondo bipolare della Guerra Fredda è stato seguito da quello che molti osservatori hanno visto come un “momento unipolare”  in cui gli Stati Uniti “l’ultima superpotenza” dominavano il palcoscenico mondiale. Durante questo periodo, che è durato dal crollo dell’Unione Sovietica all’annessione russa della Crimea nel 2014, Washington ha in gran parte definito l’agenda globale e, quando è sorto qualche sfidante minore – pensate a Saddam Hussein in Iraq – ha impiegato una schiacciante forza militare per annientarli. Questi impegni all’estero, hanno, però consumato enormi somme di denaro e hanno vincolato le forze americane in guerre notevolmente infruttuose in tutto un vasto arco del pianeta, mentre Mosca e Pechino – né così ricche né così  ostacolate – sono state in grado di iniziare il loro investimento nella modernizzazione militare e nella estensione  geopolitica.

Oggi il “momento unipolare” è svanito e siamo in quello che può essere soltanto descritto come un mondo tripolare. Tutti questi rivali possiedono   militari enormi con grande varietà di armi convenzionali e nucleari. La Cina e la Russia si sono ora unite agli Stati Uniti (anche se su una scala più modesta) nell’estendere la loro influenza oltre il loro confini in campo diplomatico, economico e militare. Ciò che più conta, tutti e tre i paesi rivali sono guidati da leader molto nazionalisti, ognuno determinato a mandare avanti gli interessi del proprio paese.

Un mondo tripolare, quasi per definizione, sarà notevolmente diverso sia da un mondo bipolare o unipolare e forse molto più discordante, con la Washington di Donald Trump che potenzialmente provoca crisi con Mosca in un certo momento e con Pechino in quello successivo, senza un motivo evidente. Inoltre è probabile che un mondo tripolare comprenda un numero maggiore di potenziali punti di rottura. Durante tutta la Guerra Fredda, c’è stata una linea cruciale di scontro tra le due maggiori potenze: il confine tra la NATO e le nazioni del Patto di Varsavia in Europa. Qualunque “fiammata” lungo quella linea avrebbe davvero potuto innescare un impegno di forze  da entrambe le parti e, con tutta probabilità, e anche l’uso di armi cosiddette tattiche o di teatro di operazioni con armi atomiche, che avrebbe potuto portare a uno scontro termonucleare su vasta scala. Grazie  a questo rischio, i leader di quelle superpotenze alla fine hanno acconsentito a prendere misure di riduzione compreso il Trattato INF* del 1987 che sta per essere cancellato e che vietava lo schieramento di missili di terra di media gittata, in grado di innescare una spirale di distruzione finale.

Oggi, quella linea di scontro tra la Russia e la NATO in Europa è stata completamente ripristinata (e, in realtà, rafforzata) lungo un perimetro notevolmente più vicino al territorio russo, grazie all’espansione della NATO a est nella Repubblica  Ceca, in Polonia, Ungheria, Romania, Slovacchia e nelle repubbliche baltiche, nell’era della unipolarità. Lungo questa linea posizionata di nuovo, come durante gli anni della Guerra Fredda, centinaia di migliaia di soldati bene armati sono pronti a iniziare ostilità su vasta scala anche con pochissimo preavviso.

Allo stesso tempo, un’analoga linea di confine è stata stabilita in Asia e va dai territori dell’Estremo est della Russia, fino al Mar Cinese Orientale e Meridionale e all’Oceano Indiano. In maggio, il Comando Pacifico del Pentagono e con base alle Hawaii, è stato rinominato Comando Indo-Pacifico, evidenziando così l’espansione di questa frontiera di conflitto. Anche  in alcuni punti lungo questa linea gli aerei e le navi degli Stati Uniti incontrano regolarmente quelli cinesi o russi, arrivando spesso a distanza   Il solo fatto che tre importanti potenze nucleari stiano ora sgomitando per ottenere una posizione un vantaggio su importanti parti del pianeta, serve soltanto ad aumentare la possibilità di scontri che potrebbero scatenare una catastrofica spirale che si intensifica.

La Guerra è già cominciata

Durante la Guerra Fredda, gli Stati Uniti e l’URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) si sono impegnati in attività ostili reciproche che non sono state all’altezza dello scontro armato, compresa la guerra di propaganda e di disinformazione, come anche di un’ampia attività di spionaggio. Entrambe hanno anche cercato di estendere il loro raggio globale, impegnandosi in guerre per procura, conflitti localizzati in quello che allora si chiamava il Terzo Mondo, mirati a rafforzare o eliminare i regimi fedeli a una parte o all’altra. Tali conflitti avrebbero prodotto milioni di vittime ma non avrebbero mai portato a un combattimento diretto tra le forze armate delle due superpotenze (anche se ognuna avrebbe impegnatole sue forze in scontri fondamentali, gli Stati Uniti in Vietnam, l’URSS in Afghanistan), né fu loro permesso di diventare l’innesco per uno scontro nucleare tra di loro. A quel tempo, entrambi i paesi facevano una netta distinzione tra tali operazioni e lo scoppio di una “guerra calda” globale.

Nel ventunesimo secolo, la distinzione tra “pace” e “guerra” sta già offuscando, poiché i poteri in questa competizione tripolare si impegnano in operazioni che mancano combattimento armato, ma possiedono alcune delle caratteristiche del conflitto interstatale. Quando il presidente Trump, ad esempio, ha annunciato per la prima volta dure tariffe all’importazione e altre sanzioni economiche contro la Cina, il suo dichiarato intento era quello di superare un vantaggio ingiusto che il paese, ha affermato, aveva guadagnato nelle relazioni commerciali. “Per mesi abbiamo sollecitato la Cina a cambiare queste pratiche sleali e a offrire un trattamento equo e reciproco alle società americane”, ha affermato a metà settembre, annunciando le tariffe doganali su  ulteriori $ 200 miliardi di importazioni cinesi. È chiaro, tuttavia, che la sua crescente “guerra” commerciale è anche intesa a ostacolare l’economia cinese e quindi a frustrare la spinta di Pechino a raggiungere la parità con gli Stati Uniti come uno dei principali attori mondiali. L’amministrazione Trump cerca, come Neil Irwin del New York Times ha osservato, “di isolare la Cina e di imporre importanti cambiamenti agli affari e alle commerciali cinesi. L’obiettivo finale … è quello di ripristinare la relazione economica tra la Cina e il resto del mondo. ”

Così facendo, si dice che il presidente sia particolarmente interessato a sconvolgere e paralizzare il piano di Pechino ” Made in China 2025 “, un piano ambizioso per raggiungere la padronanza nei fondamentali settori tecnologici dell’economia globale, tra cui l’intelligenza artificiale e la robotica, cosa che avvicinerebbe davvero la Cina a quell’obiettivo di parità, che Trump e i suoi associati sono determinati a sabotare. In altre parole, per la Cina, questa non è una semplice sfida competitiva ma una minaccia potenzialmente esistenziale al suo futuro status di grande potenza. Di conseguenza, aspettatevi contromisure che è probabile possano erodere ulteriormente i confini tra pace e guerra.

E se c’è un qualche posto dove tali confini sono particolarmente a rischio di erosione, è nel ciberspazio, un’arena sempre più significativa per il combattimento nel mondo del dopo Guerra Fredda. Mentre è un’incredibile fonte di ricchezza per le aziende che si affidano a Internet per il commercio e le comunicazioni, il cyberspazio è anche una giungla in gran parte non controllata dove i cattivi attori possono diffondere disinformazione, rubare segreti o mettere in pericolo operazioni economiche e di altro tipo. La sua ovvia penetrabilità si è rivelata una miniera d’oro per criminali e provocatori politici di ogni genere, compresi i gruppi aggressivi sponsorizzati da governi desiderosi di intraprendere operazioni offensive che, sebbene di nuovo non ci sia un combattimento armato, pongono significativi pericoli a un paese preso di mira.

Come hanno scoperto gli Americani con nostro orrore, gli agenti del governo russo hanno sfruttato le molte fragilità di Internet per interferire nell’elezione presidenziale del 2016 e si dice che continuino a intromettersi  nella politica elettorale dell’America due anni dopo. Si ritiene che la Cina, da parte sua, abbia sfruttato Internet per sottrarre segreti tecnologici americani, compresi i dati per la progettazione e lo sviluppo di sistemi avanzati di armi.

Anche gli Stati Uniti si sono impegnati in operazioni informatiche di offensiva, incluso il rivoluzionario attacco ” Stuxnet ” del 2010 che ha temporaneamente paralizzato le strutture di arricchimento dell’uranio dell’Iran. E’ stato riferito, che  ha usato anche questi metodi per provare a danneggiare i lanci missilistici nordcoreani. Non si sa fino a che punto gli attacchi informatici degli Stati Uniti sono stati diretti contro la Cina o la Russia, ma nell’ambito di una nuova ” Strategia nazionale per il cyber ” presentata dall’amministrazione Trump ad agosto, una tale strategia diventerà molto più probabile. Sostenendo che questi paesi hanno messo in pericolo la sicurezza nazionale americana attraverso implacabili attacchi informatici, autorizza La domanda è: potrebbe la guerra commerciale e la guerra cibernetica condurre un giorno al conflitto armato regolare?

Mostrare i muscoli in tempi  rischiosi

Tali pericoli sono aggravati da un’altra caratteristica distintiva della nuova polveriera globale: l’impeto sfrenato dei massimi funzionari delle tre potenze di pubblicizzare la loro assertività globale attraverso evidenti dimostrazioni di potere militare, tra cui lo sconfinamento nei perimetri, difensivi o meno, dei loro rivali. Questi possono assumere varie forme, tra cui “esercitazioni” militari eccessivamente aggressive e lo schieramento di navi da guerra nelle acque contestate.

Esercitazioni militari sempre più massicce e minacciose sono diventati una caratteristica distintiva di questa nuova era. Tali operazioni implicano in genere la mobilitazione di grandi forze aeree, marittime e terrestri per manovre di combattimento simulato, spesso condotte al confine del territorio di un rivale.

Quest’estate, per esempio, le campane d’allarme della NATO hanno suonato quando la Russia ha condotto la Vostok 2018 , la sua più grande esercitazione militare dalla seconda guerra mondiale. Ha coinvolto fino a 300.000 soldati, 36.000 veicoli corazzati e oltre 1.000 aerei, ed era destinato a preparare le forze russe a un possibile confronto con gli Stati Uniti e la NATO, segnalando nel contempo la prontezza di Mosca a impegnarsi proprio in tale scontro. Per non essere da meno, la NATO ha recentemente completato la sua più grande esercitazione dalla fine della Guerra Fredda. Chiamata Trident Venture , ha messo in campo circa 40.000 soldati, 70 navi, 150 velivoli e 10.000 veicoli da combattimento terrestri in manovre intese anche a simulare un importante scontro tra Est-Ovest in Europa.

Tali periodiche mobilitazioni di truppe possono portare a mosse pericolose e provocatorie su tutti i lati, dato che le navi e gli aerei delle forze in conflitto manovrano in aree contese come il Mar Baltico e il Mar Nero. In un incidente del 2016, i jet da combattimento russi hanno volato provocatoriamente a poche centinaia di metri da un cacciatorpediniere americano mentre navigava nel Mar Baltico, causando quasi una sparatori. Più recentemente, si dice degli aerei russi siano arrivati ​​a meno di un metro da un aereo di sorveglianza americano che sorvolava il Mar Nero. Nessuno è stato ferito o ucciso in nessuno di questi scontri, ma è solo una questione di tempo prima che qualcosa vada terribilmente male.

Lo stesso vale per gli scontri navali cinesi e americani nel Mar Cinese Meridionale. La Cina ha trasformato alcuni isolotti bassi e atolli che rivendica in quelle acque, in installazioni militari in miniatura, complete di piste di atterraggio, radar e batterie di missili – passi che sono stati condannati dai paesi confinanti con rivendicazioni simili di quelle isole. Gli Stati Uniti, presumibilmente agendo per conto dei loro alleati nella regione, oltre a proteggere la sua “libertà di navigazione” nell’area, hanno cercato di contrastare l’accanimento provocatorio della Cina con atti aggressivi propri. Hanno inviato le loro navi da guerra proprio nelle acque proprio di quelle isole fortificate. I cinesi, in risposta, hanno inviato navi per dare fastidio a quelle americane e solo recentemente una di loro è quasi entrata in collisione con un cacciatorpediniere americano. Il vicepresidente Pence, in un discorso del 4 ottobre sulla Cina, tenuto all’Hudson Institute, si è riferito a quell’incidente, dicendo : “Non saremo intimiditi, e non smobiliteremo.

Ciò che verrà dopo è incerto poiché “non smobilitare” si traduce approssimativamente in manovre sempre più aggressive.

Sulla strada per la Terza Guerra mondiale ?

Mettete insieme tutto questo – attacchi economici, attacchi informatici, e anche più aggressive operazioni militari per mostrare muscoli – e avrete una situazione in cui potrebbe verificarsi una versione moderna della Crisi dei Missili di Cuba tra Stati Uniti e Cina  o gli Stati Uniti e la Russia o una crisi che coinvolga tutti e tre i paesi. Aggiungete l’evidente scopo dei leader di tutti e tre i paesi di abbandonare i restanti

limiti all’acquisizione delle armi nucleari per cercare ampliamenti significativi ai loro arsenali esistenti, e avrete la definizione di una situazione estremamente pericolosa. Per esempio, in febbraio il Presidente Trump ha dato il via libera a quello che potrebbe dimostrarsi  una ristrutturazione da 1,6 trilioni di dollari dell’arsenale nucleare americano inizialmente considerato negli anni di Obama, inteso a “modernizzare” sistemi di  già esistenti, compresi i missili balistici intercontinentali, i missili balistici lanciati dai sottomarini e bombardieri strategici a lungo raggio. La Russia ha intrapreso una tale ristrutturazione della sua scorta nucleare, mentre la Cina, con un arsenale molto più piccolo, sta intraprendendo dei suoi propri progetti di ristrutturazione.

Ugualmente preoccupante è il fatto che tutte e tre le potenze tutte e tre le potenze sembrano perseguire lo sviluppo di armi per un “teatro” nucleare,  destinate ad essere utilizzate contro le forze convenzionali in caso di una grande conflagrazione militare. La Russia, ad esempio, ha sviluppato diversi missili a corto e medio raggio in grado di fornire testate nucleari e convenzionali, tra cui il missile da crociera 9M729 lanciato da terra che, secondo i funzionari americani, viola già il trattato INF. Gli Stati Uniti, che da tempo si affidano alle armi nucleari fornite dagli aerei per essere utilizzate contro le massicce minacce convenzionali, ora cercano ulteriori opzioni di attacco. In base alla  Revisione della posizione nucleare (NPR) (Nuclear Policy Review) dell’amministrazione del febbraio 2018, il Pentagono intraprenderà lo sviluppo di una testata nucleare a “bassa resa” per i suoi missili balistici lanciati dai sottomarini e in seguito acquisterà un missile da crociera con armi nucleari, lanciato dal mare.

Mentre si sviluppano queste armi nucleari e si incrementa il potenziale di quelle vecchie, le potenze maggiori stanno anche abbattendo la restante  struttura per il controllo delle armi. L’annuncio del Presidente Trump fatto il 20 ottobre, che gli Stati Uniti si sarebbero ritirati dal trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty- Trattato sulle forze nucleari a medio raggio)  del 1987, per sviluppare nuovi missili propri, rappresenta un passo devastante in quella direzione. “Dovremo sviluppare quelle armi,” ha detto ai giornalisti in Nevada, dopo un comizio. “Recederemo dall’accordo e ci ritireremo.”

Come reagisce il resto di noi a una tale prospettiva angosciante in un mondo sempre più in pericolo?  Come rallentiamo la velocità della corsa alla III Guerra Mondiale?

C’è molto che potrebbe, in effetti, essere fatto per opporsi a un nuovo confronto con armi nucleari. Dopotutto, negli anni ’80 ci fu una massiccia pressione dell’opinione pubblica che spinse gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica a firmare il Trattato INF in primo luogo. Ma per fare ciò, una nuova guerra mondiale dovrebbe essere vista come un pericolo centrale del nostro tempo, potenzialmente ancora più pericoloso dell’era della Guerra Fredda, considerano le tre grandi potenze nucleari ora coinvolte. Solo posizionando il rischio in primo piano e mostrando quante altre tendenze ci stanno portando, in tal modo, disordinatamente in una tale direzione, l’attenzione di un pubblico globale già distratto da tante altre  preoccupazioni e problemi,  può essere riorientata.

È possibile prevenire una Terza Guerra Mondiale nucleare? Sì, ma solo se impedirla diventa un obiettivo fondamentale  e comune del nostro momento. E il tempo sta già scadendo.

Michael T. Klare, collaboratore abituale di  TomDispatch è professore emerito di Studi sulla pace  e la sicurezza del mondo, presso l’Hampshire College, visiting fellow nell’Associazione per il controllo delle armi. Il suo libro più recente è:The Race for What’s Left.[La corsa a quello che è rimasto].Il suo prossimo libro,  All Hell Breaking Loose: Climate Change, Global Chaos e American National Security , sarà pubblicato nel 2019.

Questo articolo è apparso la prima volta su TomDispatch.com, un sito di blog del Nation Institute, che offre un flusso continuo di fonti alternative, notizie e opinioni a cura di Ton Engelhardt, da lungo tempo  direttore editoriale, co-fondatore dell’American Empire Project, e autore di: The End of Victory Culture  e anche di un romanzo: The Last Days of Publishing .Il suo libro più recente  è: A Nation Unmade by War (Haymarket Books).

https://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_INF

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/the-new-global-tinderbox

Originale : TomDispatch.com

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0