Francesco Cecchini

STANZA DEGLI INTERROGATORI E DELLE TORTURE NEL MUSEO DEL GENOCIDIO A TUOL SLENG, PHNOM PENH.

Venerdì 16 novembre 2018, l’ECCC (Extraordinary Chambers in the Courts of Cambodia), anche noto come Tribunale dei Khmer Rossi, fondata nel 2001 con la collaborazione dell’ONU, ha condannato due ex leader, Nuon Chea, 92 anni, e Khieu Samphan,87 anni. Va sottolineato, una volta in più, che questo tribunale ha offerto alle vittime cambogiane la possibilità di una partecipazione senza precedenti in un processo internazionale. Nuon Chea fratello numero due, è stato l’ ideologo del regime, e Kieu Samphan, fratello numero quattro, è stato il capo di stato della Kampuchea Democratica. I due erano stati già condannati quattro anni fa, nel 2014, all’ergastolo per crimini contro l’umanità. Ora la sentenza parla per la prima volta di chiaramente di genocidio. La sentenza si riferisce, innanzitutto, allo sterminio della minoranza mussulmana dei Cham e di quella vietnamita, ma il genocidio ha riguardato l’intero popolo cambogiano.

NUON CHEA E KHIEU SANPHAN

Il genocidio cambogiano (1975-1979) nel quale persero la vitadonne, uomini e bambini, tra 1.8 e 2 milioni di persone, ben oltre il 21% della popolazione, fu una delle peggiore tragedie del secolo scorso. La radice di questa catastrofe umana è stata la decisione nel 1969 degli Stati Uniti di iniziare un bombardamento della Cambogia lungo 4 anni. Sulla Cambogia furono scaricati 100.000 tonellati di bombe equivalenti a quattro Hiroscima. Sembra che o Nixon o Kissinger avesse affermato di voler bombardare la Cambogia fino a farla ritornare all’età della pietra. Lo scopo era annientare chi combatteva il loro uomo in Cambogia, Lon Nol, e i vietcong e l’esercito del Nord Viet Nam che da questo territorio colpivano gli americani e i loro fantocci vietnamiti. L’obiettivo fallì, certo le campagne furono devastate, ma ci fu uno sconvolgimento politico-militare che portò alla sconfitta di Lon Nol, che dovette lasciare il paese, e Pol Pot al potere , che fondò Kampuchea Democratica. Nella Kampuchea Democratica sotto la direzione dell’Angkar Padevat, “Organizzazione Rivoluzionaria” venne evacuata Phon Penh e tutti i centri urbani, dalle città alle compagne, dove per scasezza di cibo si soffrì la fame, abolita la valuta, chiusi i confini, collettitivazzate le terre, eliminati i nemici, con purghe anche all’interno dell’Angkar, rieducato il resto della popolazione. Tutto e tutti appartevano all’Angkar che richieva assoluta obbedienza: tutti vestiti in nero, un certo modo di parlare, etc.,etc..
Non si costruì una nuova società, ma si distrusse un popolo. Significative sono le parole dello scrittore inglese Lawrence Osborne nell’introduzione a Il pittore dei Khmer Rossi: ” Tra le migliaia di esseri umani che si stima siamo morti a Tuol Sleng, citati in giudizio da un infernale meccanismo di tortura burocratica, solo sette sono usciti vivi dalle sue porte. ” ” A Tuol Sleng i detenuti venivano tenuti dentro aule soffocanti, incatenati ai letti, torturati, messi ai ceppi tutti insieme come schiavi in una nave nella notte…” ” Queste persone per la maggior parte venivano trasportate con dei camion ai killing fields, campi di concentramento, a Choeung Ek fuori della città, dove venivano uccise, randellate a morte e sgozzati con foglie di palma in piena notte, i proiettili erano costosi….”
L’esercito vietnamita pose fine al macello invadendo la Cambogia liberando il popolo e scacciando Pol Pot.
Molti sono i libri che raccontano quel drammatico periodo storico. Tra gli altri Brother number one di David P. Chandler che racconta Saloth Sar, Pol Pot. dalla nascita alla morte. Tra i documentari notevole è S21: The Khmer rouge Killing Machine del 2003 di Rity Panh. Vedere il video in italiano.

Il link con una precedente nota sul tema pubblicata da Ancora Fischia il Vento è il seguente:

IL PITTORE DEI KHMER ROSSI DI VANN NATH.

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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