Francesco Cecchini

(immagine da www.newtuscia.it)

CASAPUND PROIETTA ROSSO ISTRIA

SCHEDA.

TITOLO: Red Land, Rosso Istria

DATA USCITA: 15 novembre 2018

GENERE: Drammatico, Storico

ANNO: 2018

REGIA: Maximiliano Hernando Bruno

SCENEGGIATURA: Antonello Belluco, Maximiliano Hernando Bruno

ATTORI: Selene Gandini, Geraldine Chaplin, Franco Nero, Sandra Ceccarelli, Vincenzo Bocciarelli, Maximiliano Hernando Bruno, : 150 Min

NORMA COSSETTO, LA VICENDA.

Norma Cossetto a 24 anni fu uccisa e infoibata ad Antignana il 4 o 5 ottobre 1943. Qualsiasi tragica morte suscita orrore, e Norma Cossetto, per la sua orrenda morte, merita onore e ricordo. Concetto Marchesi, comunista e rettore dell’Università di Padova, conferendogli nel 1947 una laurea honoris causa (anche una targa la ricorda) e Azeglio Ciampi decorandola con una medaglia d’oro hanno onorato la sua memoria. Anche la verità, però, merita rispetto. Norma Cossetto era iscritta al GUF (Gioventù Universitaria Fascista) in Istria e figlia di Giuseppe Cossetto che era un ricco possidente, segretario del fascio del Comune di Santa Domenica di Visinada, già podestà di quel Comune ed ex Commissario governativo delle Casse Rurali della Provincia d’Istria tramite le quali centinaia di contadini slavi dell’Istria furono espropriati delle loro terre. Ad assassinarla non furono partigiani slavi, ma degli italiani. Il Circolo “Norma Cossetto”, qualche anno fa, pubblicò un documento nel quale si afferma che Norma fu invitata a presentarsi al Comando partigiano del luogo, e lei vi si recò di propria volontà, fu interrogata e rilasciata. In seguito però cadde nelle mani di alcuni italiani, tre o quattro, definiti “cani sciolti” che la condussero a Parenzo, da dove fu portata ad Antignana. E qui sarebbe stata violentata e uccisa. Questi furono presi da fascisti italiani alla fine dell’ottobre 1943 e, insieme con altri, per lo più innocenti e tutti italiani, in tutto diciassette furono massacrati a raffiche di mitra, senza alcun processo e furono gettati dai fascisti nella stessa foiba dove fu gettata Norma Cossetto. Il corpo della Cossetto, comunque, stando al verbale dei Vigili del Fuoco di Pola che lo estrassero dalla voragine carsica, si presentava “intatto, senza segni di sevizie”. Inoltre vi è la testimonianza di Arnaldo Harzarich Vigili del fuoco di Pola, che si trova in “Foibe” di Papo, ed è citata anche nel Bollettino dell’Unione degli Istriani n. 28, sett. dic. 1998, pag. 5: “Sceso nella voragine (…) fui scosso, alla luce violenta della mia lampada, da una visione irreale. Stesa per terra con la testa appoggiata su un masso, con le braccia stese lungo i fianchi, quasi in riposo, nuda, giaceva una giovane donna. Era Norma Cossetto ed il suo corpo non presentava a prima vista segni di sevizie. Sembrava dormire e neppure lontanamente si poteva immaginare fosse morta da diverse settimane. La prima esplorazione effettuata nella foiba di Surani fu compiuta esattamente il 9 dicembre 1943. La mattina del 10 venne iniziato il lavoro di recupero… la signorina Cossetto venne estratta dalla foiba per quarta e dopo 7 ore e trenta minuti … estratte 12 altre salme. Tutte avevano le mani legate con del filo di ferro, molte erano legate a coppie; la sola Cossetto non aveva le mani legate. Quando io recuperai la salma essa non era per niente in putrefazione, essa era intatta e sembrava che dormisse, tant’è vero che, come io rimasi impressionato nell’averla vista il giorno prima, altrettanto e molto di più rimasero impressionati i due vigili che nel salvataggio mi aiutarono sul fondo della foiba. E sul principio non vollero neppure toccarla perché sembrava che realmente dormisse (…) nel recuperare la salma della Cossetto non vennero neppure adoperate le maschere, perché, come detto sopra, non era per niente in putrefazione”. Soltanto in seguito, in una serie infinita di ricostruzioni, peraltro contraddittorie, si cominciò a parlare di torture, di seni ed organi genitali straziati, etc. Su questo episodio ha scritto la studiosa triestina Claudia Cernigoi, nel Caso Norma Cossetto. Norma Cossetto, assassinata e infoibata e i diciassette massacrati e infoibati e anche loro infoibati per vendicare la sua morte, furono vittime di odio e di vendetta. Il tragico episodio va inquadrato in un contesto storico che vide jugoslavi, greci, albanesi, italiani e altri sovietici, libici, etiopi, ecc. uccisi, torturati, violentati dalle truppe italiane e dai durante, e prima, del fascismo. Anche tutti loro vanno ricordati. Dedicare un film a Norma Cosetto può anche andar bene, ma va detto con chiarezza che non fu assassinata dall’ esercito jugoslavo del Maresciallo Tito che contrbuì a sconfiggere il nazifascismo responsabile dei crimini di cui sopra. Va inoltre respinta ogni strumentalizzazione di chi parla di esodo istriano come di un genocidio.

IL FILM

Red Land, Rosso Istria, non è un bel film, anzi. Location, inquadrature, colonna sonora e interpretazione degli attori sono mediocri. Rosso Istria pretende di essere un film storico, ma il regista Maximiiano Hernando Bruno toglie la tragica vicenda di Norma Cossetto dal suo contesto. La furia omicida di coloro che hanno assassinato Norma viene spiegata con il divieto posto dagli ustascia fascisti del fascista Ante Pavelić di parlare nella propria lingua. Nulla viene detto sull’italianizzazione forzata imposta dal fascismo, la sostituzione degli insegnanti croati e sloveni con italiani, l’italianizzazione dei nomi delle località e dei cognomi, la proclamazione delle leggi razziali, il tutto con metodi violenti  squadistrici. Per non parlare proprio delle foibe utillizzate per primi dai fascisti. Norma Cossetto, fu vittima della barbarie che si scatenò contro gli italiani per gli abusi che  i fascisti italiani compirono precedentemente. Il film, poi, dura troppo a lungo ed è squilibrato. Una decina di minuti dedicati  pacifici tedeschi che occupano Visinada senza sparare un colpo sui civili, e  circa 130 minuti  ai cattivi partigiani titini che diventano il simbolo del male assoluto. Insomma il film oltre ad essere brutto disinforma.

Lo sceneggiatore di Rosso Istria, Antonello Belluco, non è nuovo ad operazione del genere. Nel 2014 ha diretto Il segreto d’Italia, che l’ANPI ha definito fazioso. Dal punto di vista artistico il film è scadente e dal punto di vista storico è estremamente superficiale, confuso, contradditorio e di parte con i fascisti buoni, i tedeschi gentili e i partigiani malvagi: assurdo! Come Rosso Istria.

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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