Novembre 29, 2020

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Contro l’intervento in Venezuela: il caso della comunità caraibica

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Come discusso nel precedente articolo [in inglese], i membri dell’Organizzazione degli Stati Americani non sono affatto uniti attorno al sostegno per l’intervento straniero ed al riconoscimento di un secondo “presidente” alternativo (Juán Guaidó). Contrari alla negazione del riconoscimento della legittimità di Maduro come leader eletto, restano non solo Cuba, Nicaragua, Bolivia, e per ora il Messico e l’Uruguay, ma anche stati dei Caraibi come la Repubblica Dominicana, Saint Vincent e Grenadine, e il Suriname. Trinidad e Tobago, Saint Kitts e Nevis, Antigua e Barbuda, Barbados e Belize, i quali si sono astenuti dalla risoluzione dell’OAS, che, a quanto pare, non significa la stessa cosa dell’indifferenza. L’azione dell’OAS ha implicitamente minacciato tutti i governi della regione, che ha già danneggiato in modo significativo l’integrità dell’organizzazione, come discusso qui di seguito.

Capi di Governo della CARICOM

CARICOM

Gli stati [in inglese] dei Caraibi, compresi quelli che si sono astenuti dal votare sulla risoluzione dell’OAS, si sono schierati fermamente sui princìpi anti-interventisti che rispettano la sovranità nazionale del Venezuela. I leader degli stati membri[in inglese] della Comunità e Mercato Comune dei Caraibi (CARICOM) hanno tenuto una riunione di emergenza per discutere del Venezuela il 24 gennaio. I capi di governo di Antigua e Barbuda, Barbados, Belize, Repubblica Dominicana, Giamaica, Montserrat, St. Kitts e Nevis , Santa Lucia, St. Vincent e Grenadine, Trinidad e Tobago e i ministri degli Esteri di Grenada e Suriname hanno partecipato all’incontro. La Guyana, che ha una disputa territoriale di lunga data con il Venezuela, ha comunque appoggiato la posizione CARICOM il giorno successivo. La dichiarazione [in inglese] che ne è risultata ha riaffermato “i princìpi dei membri per la non ingerenza e non intervento negli affari degli stati, per il rispetto della sovranità, per il rispetto dello Stato di Diritto e quelli dei diritti umani e della democrazia”. Hanno, inoltre, insistito sul fatto che la crisi dovrebbe essere “risolta pacificamente attraverso un dialogo e una diplomazia significativi”. Senza nominare gli Stati Uniti e l’amministrazione Trump, i capi della CARICOM respingono esplicitamente l’intervento straniero negli affari del Venezuela e le minacce di violenza contro il paese:

Riaffermando il loro impegno ai principi dell’articolo 2, paragrafo 4, della Carta delle Nazioni Unite, che chiede agli Stati membri di astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza e dell’articolo 21 della Carta dell’Organizzazione degli Stati Americani che fa riferimento all’inviolabilità territoriale , i capi di governo hanno sottolineato l’importanza che i Caraibi restino una zona di pace.

Prendendo di mira ancora una volta la politica americana, CARICOM continua:

Ha esortato le forze esterne ad astenersi dal fare qualsiasi cosa per destabilizzare la situazione e … ha invitato tutti gli attori, interni ed esterni, ad evitare azioni che potrebbero aggravare una situazione già esplosiva a danno della popolazione della Repubblica Bolivariana del Venezuela e che potrebbe avere conseguenze negative di ampia portata per l’intera regione.

Trinidad e Tobago e CARICOM contro l’OAS

All’interno di CARICOM, il caso di Trinidad e Tobago merita una menzione speciale. Innanzitutto, Trinidad, a poche miglia dal Venezuela con cui ha lunghi legami storici e demografici, è ora sede di un numero crescente di rifugiati venezuelani. I recenti eventi hanno scatenato [in inglese] i timori di una crisi dei rifugiati ancora più ampia di quella già in atto. I media chiariscono che molti locali non amano né si fidano dei venezuelani che entrano nel loro paese e si risentono [in inglese] della loro presenza. Inoltre, i venezuelani che protestano [in inglese] contro Maduro nella capitale, Port of Spain, e chiedono che il governo del premier Keith Rowley riconosca invece Guaidó, affrontano, ad esser benevoli, una reazione mista. Oltre ad esser criticati[in inglese] dai commentatori trinidadiani, i manifestanti hanno suscitato [in inglese] un duro rimprovero da parte del leader di uno dei partiti in Parlamento, David Abdulah:

I cittadini del Venezuela possono fare appello al governo del Venezuela ed ai partiti in Venezuela, ma i venezuelani presenti a Trinidad e Tobago non possono determinare quale dovrebbe essere la politica estera di Trinidad e Tobago. Sono il governo di Trinidad e Tobago e, alla fin fine, i cittadini di Trinidad e Tobago e i governi del Caricom e dei cittadini del Caricom che devono determinare la politica estera di Trinidad e Tobago e del Caricom.

Abdulah ha anche obiettato alle affermazioni dei manifestanti secondo le quali Guaidó avrebbe il sostegno popolare, mentre Maduro è isolato come un dittatore. Abdulah ha detto [in inglese] che Maduro ha ricevuto un sostegno significativo dalla manifestazione del 2 febbraio in Venezuela, che è stata molto più grande di quella dei manifestanti favorevoli a Guaidó:

Quindi non è come se il presidente Maduro si stesse aggrappando al potere perché in minoranza e la grande maggioranza dei venezuelani fosse contro di lui. Le cose non stanno così.

Inoltre, Abdulah ha attaccato l’opposizione:

Purtroppo, ma non è sorprendente, Guaidó ha preso la ricorrente linea di destra dell’opposizione, rifiutando qualsiasi dialogo, respingendo qualsiasi mediazione e semplicemente volendo [sic] risolvere la questione con la forza appoggiato, ovviamente, dagli Stati Uniti e da alcuni altri paesi.

Keith Rowley, Primo Ministro di Trinidad e Tobago

Affrontando la sua opposizione interna, il Primo Ministro Keith Rowley ha preso di mira direttamente il partito United National Congress in parlamento, che è filo-americano e pro-interventista. Rowley li ha chiamati [in inglese]apertamente “traditori” per aver cercato di minare la missione di mediazione di CARICOM.

Il Primo Ministro Rowley si è anche scontrato con la leadership dell’OAS, proprio sulla questione del Venezuela, ben prima che scoppiasse l’ultima crisi. Nel 2017, Rowley ha chiesto il licenziamento del Segretario Generale dell’OAS, Luís Almagro. La tesi del Primo Ministro Rowley, che era corretta, è che l’OAS si sia compromesso prendendo una posizione interventista nei confronti del Venezuela, delegittimando il suo leader debitamente eletto. Rowley ha inoltre accusato la dirigenza dell’OAS, dicendo che il risultato è stato che “l’OAS si è ora esclusa da ogni partecipazione significativa, e si è ormai ridotta a fare attacchi partigiani”.

Luís Almagro, Segretario Generale dell’OAS

Il conflitto tra CARICOM, e Trinidad e Tobago in particolare, con il capo dell’OAS è stato riacceso con l’ultima crisi. CARICOM, e il Ministro della Sicurezza Nazionale di Trinidad e Tobago, si sono mostrati scioccati [in inglese] per il fatto che Almagro, accusando personalmente Maduro, avrebbe osato parlare per tutti i membri dell’OAS. In una lettera del 31 gennaio ad Almagro dell’OAS, la dirigenza della CARICOM ha istruito [in inglese] Almagro che l’OAS non parla per conto dei membri CARICOM riguardo questo tema. Nella lettera del Presidente della CARICOM, il primo ministro Timothy Harris di St Kitts e Nevis, si afferma:

I capi di governo considerano imperativo che tu dichiari pubblicamente di non aver parlato a nome di tutti gli stati membri dell’Organizzazione degli Stati Americani … Siamo consapevoli che questa non è l’unica occasione in cui hai fatto dichiarazioni pubbliche a nome dell’organizzazione OAS senza averne l’autorità.

CARICOM ha descritto le azioni di Almagro come “una chiara deviazione dalle consuetudini della normale pratica e causa di grandi preoccupazioni”. Almagro si è sbilanciato fino al punto di sponsorizzare [in inglese] un’invasione militare straniera del Venezuela. I giornalisti hanno notato che “il sito web dell’OAS elenca media e comunicati stampa del mese di gennaio, e non c’è nulla riguardo al sostegno dell’OAS per Guaidó”. Trinidad e Tobago si è unita alla squadra della CARICOM per incontrarsi in Uruguay il 7 febbraio, nell’ambito di uno sforzo di mediazione guidato da Messico ed Uruguay. Le richieste per avviare un dialogo continuano a essere respinte completamente e in modo categorico da Guaidó, facendo eco alla stessa linea adottata da Trump e dal suo entourage.

Incontro a Montevideo

L’incontro di 15 nazioni caraibiche più il Messico, l’Uruguay e i partiti del Venezuela, che si svolgerà a Montevideo domani, rappresenta la formazione di un blocco che può fungere da contrappeso significativo al cosiddetto “Gruppo di Lima” dei paesi controllati dagli statunitensi in America Latina, e di altri stati neocoloniali come il Canada. A differenza del Gruppo di Lima, nessun media straniero è stato bandito in anticipo – il governo canadese ha impedito [in inglese] ai media russi e venezuelani di coprire la riunione del Gruppo di Lima a Ottawa il 4 febbraio, un atto di repressione delle libertà di stampa che non ha suscitato nessuna protesta in Canada.

Il cosiddetto [in inglese] Gruppo di Lima, largamente di destra, che si oppone a Maduro stesso, consiste in una serie di personaggi oscuri ed estremisti, compromessi dal loro coinvolgimento in scandali di corruzione e legami con gli squadroni della morte, insieme con la tradizione autoritaria liberale e l’inclinazione alla violenza neocoloniale del Canada. Ancora una volta, nessuno dei molti “decoloniali”, tanto alla moda nel mondo accademico, ha tratto nessuna delle connessioni logiche e storiche tra il colonialismo interno del Canada e il suo neocolonialismo esterno, che sono accomunati dagli stessi princìpi ed interessi, persino gli stessi partiti ed attori. Anche questo fallimento dell’intelletto non è un incidente, ma è un argomento che dovrà essere esplorato meglio in un’altra occasione.

Nel frattempo, consiglio vivamente di ascoltare attentamente l’intervista completa di RT con Nicolás Maduro [in inglese] :


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Articolo di Maximilian C. Forte pubblicato su Zero Anthropology il 6 febbraio 2019
Traduzione in italiano di Pappagone per 
SakerItalia

[le note in questo formato sono del traduttore]