Dicembre 3, 2020

AFV

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A Roma immensa manifestazione per il clima e contro le grandi opere inutili

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Decine e decine di migliaia sono arrivati da tutta Italia per una grande manifestazione per difendere il clima ed opporsi alle grandi opere inutili e alle devastazioni ambientali.

Un grande corteo come non accadeva da tempo: contro le grandi opere, ma anche contro le devastazioni ambientali, contro un modello di sviluppo che devasta e saccheggia i territori così come i corpi. Una straordinaria presenza di territori differenti, lotte locali e specifiche che attraverso questa ampia mobilitazione anticapitalista trovano uno spazio comune. In difesa della vita, dei territori, ricordando che per fermare il cambio climatico bisogna cambiare sistema, fermare la devastazione sociale e ambientale che a livello globale il capitalisto sta producendo.

La radicalità dei contenuti che emerge da tutte queste lotte per l’ambiente dimostra la dimensione anticapitalista che le unisce in uno spazio comune. Una serie di conflittualità sociali disseminate in tutto il paese, dalle Alpi alla Sicilia, dalle città alle province, a livello metropolitano così come nei territori rurali, hanno espresso oggi in piazza l’opposizione al modello di civiltà  e di sviluppo imposto dal capitalismo.

Dalla lotta contro il Tav fino all’Ilva di Taranto, dalle lotte contro il Muos ai No Tap del Salento, una marea di organizzazioni, cittadini, esperienze collettive in difesa dell’ambiente hanno attraversato le strade di Roma.

La difesa del clima è la questione politica che unisce tutte queste differenti esperienze, la cornice comune per la ricomposizione di conflitte e lotte che spesso rischiano di trovarsi frammentate tra loro. E che oggi con questa manifestazione hanno segnato sicuramente un punto importante di avanzamento, nonostante il pressoché totale oscuramento mediatico.

Secondo gli scienziati abbiamo solo 12 anni per cambiare sistema di produzione e consumo, altrimenti la vita sul pianeta è destinata a scomparire. L’arroganza dei governi servi delle elite non ascolta le ragioni del pianeta, ma la massa di chi non è disposto ad assistere all’estinzione aumenta sempre di più. Diventando così una questione centrale per una battaglia anticapitalista in difesa della vita, dei territori, della Terra.