Manifestazione ad Algeri, 22 marzo 2019.


Francesco Cecchini


L’Algeria sta vivendo un periododella sua storia eccezionale. Dall’Indipendenza mai una simile onda umana aveva scosso così il paese. Questo evento di rara intensità richiama la gioia e la speranza dei primi giorni dell’indipendenza. Dopo l’indipendenza, sinonimo di sovranità nazionale, il popolo algerino sta reclamando ora la libertà per l’esercizio della propria volontà.
Lo scorso venerdì 22 marzo, un mese dopo l’inizio delle manifestazioni per chiedere l’abbondono partenza del presidente Bouteflika, centinaia di migliaia di algerini sono ritornati a manifestare in strada. Da un mese, gli abitanti di Algeri ogni venerdì, giorno della preghiera settimanale, hanno invaso le strade della città, proibite alle manifestazioni dal 2001. In quasi tutte le 48 wilayas, prefetture, di questo paese di 41,3 milioni di abitanti vi sono state manifestazioni che hanno richiesto che Abdelaziz Bouteflika se ne vada. Oltre la richiesta politica di cambiamento di regime, siamo di fronte ad una riappropriazione dello spazio pubblico che si sta affermando in tutto il paese. Questo venerdì è stato una celebrazione della dignità ritrovata. In un manifesto è stato scritto :”Non siamo né Berberi, né Chaouis, né Arabi, né Tuareg. Siamo Algeria. Un obiettivo: la libertà “. Una presa di posizione contro i tentativi di sostenitori del regime di seminare semi di divisioni identitarie, un tema caldo in un paese culturalmente misto. Vanno anche superati, neutralizzati i tentativi di strumentalizzazioni politiche, da parte di personaggi o organizzazioni islamiste che non sono per un reale cambiamento, ma per un ritorno al passato.
Il cambio politico per il quale il popolo algerino sta combattendo emerge da quanto viene agitato, discusso e richiede, tra l’altro: la costruzione di uno stato di diritto democratico, sociale e democratico che garantisca l’uguaglianza di tutti davanti alla legge e all’indipendenza della magistratura; la difesa dei diritti sociali, compreso l’accesso al lavoro, la protezione sociale, l’alloggio, l’istruzione e la salute sono il minimo vitale di una società socialmente responsabile; la fine del giacobinismo, un’eredità del colonialismo e la costruzione di uno stato unitario e federale, come voluto dalla lotta di liberazione nazionale.

Tutti uniti per un’Algeria libera e democratica.

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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