Francesco Cecchini

La mattina del 15 marzo 1972, ai piedi di un traliccio dellalta tensione alla periferia di Milano, il corpo carbonizzato di un uomo vestito da guerrigliero viene ritrovato da un passante. Era Giangiacomo Feltrinelli, la faccia era intatta e riconoscibile.

Corpo carbonizzato di Giangiacomo Feltrinelli.


Personamente ho incrociato Giangiacomo Feltrinelli a Roma nella primavera del 1968 all’Università La Sapienza quando fu contestato dal movimento studentesco perché ritenuto un padrone e non un rivoluzionario, come si presentava. Una contestazione miope, anche nell’area dell’estrema sinistra, basti pensare che quindici giorni dopo la morte migliaia di compagni si riunirono al Cimitero Monumentale di Milanocon bandiere rosse e pugni chiusi per lultimo saluto al compagno Osvaldo

Funerali di Giangiacomo Feltrinelli


Dopo la contestazione,leggendo e informandomi sono venuto a conoscere chi era veramente Giangiacomo Feltrinelli. Nella sua biografia per la Federazione Milanese del P.C.I. racconta quando si iscrisse al partito nel e i precedenti che lo portarono a quella scelta: l’amicizia di un operaio di Erba, Augusto Sala, e i suoi racconti sull’impegno antifascista, l’essere stato partigiano nella Resistenzale, l’aver letto di Concetto Marchesi, del Il Manifesto di Karl Marx, Stato e rivoluzione di Lenin. La moglie Inge affermò che era un uomo profondamente di sinistra, nel senso migliore del termine. Un grande editore inoltre, che promosse la cultura. Un esempio, tra tanti, oltre la pubblicazione Il dottor Zivago, Il Gattopardo, etc.,etc.. Nel febbraio 1964 si recò per la prima volta a Cuba e si incontrò con Fidel Castro con il quale siglò un contratto in esclusiva mondiale per la pubblicazione della sua autobiografia. Seguirono altri viaggi all’Avana tra il 1965 e il 1970 senza che il progetto editoriale si concretizzasse. Nella tarda primavera del 1968 Fidel Castro affidò a Feltrinelli il Diario in Blivia di Ernesto Che Guevara. Tramite Feltrinelli il Diario verrà pubblicato da diversi editori europei. L’edizione italiana sarà la prima traduzione italiana.


Giangiacomo Feltrinelli e Fidel Castro


Ora il lavoro di Egidio Ceccato Giangiacomo Feltrinelli, un delitto politico, con la prefazione del magistrato Guido Salvini, contribuisce con circa 260 pagine dense di fatti ed analisi a raccontare la vicenda della morte di Feltrinelli. Tutto ciò era in parte emerso subito dopo il 15 marzo 1972. Per esempio la tesi dell’omicidio fu sostenuta, a caldo, da Camilla Cederna ed Eugenio Scalfari e da altri, he firmarono un manifesto. Il Corriere, citò una perizia ignorata dalla magistratura a firma dei medici legali Gilberto Marrubini e Antonio Fornari i quali rilevavano che “alcune delle lesioni riscontrate sul cadavere di Giangiacomo Feltrinelli non possano e non devono essere ascritte ad esplosione”. Il merito di Egidio Ceccato è quello di aver raccolto le molte contraddizioni in una storia unitaria. I fatti esposti sono, innanzitutto, i seguenti. La disinformazione, che ha distorto la realtà. Il ruolo dell’infiltrato Bernardino Andreola, Gunter, un fascista travestito da maoista, che manomise un orologio timer, anticipando l’ esplosione che uccise Feltrinelli. Le pressioni sui magistrati affiché l’omicidio fosse dichiarato un incidente. Nella prefazione il magistrato Guido Salvini conferma, sostanzialmente, il contenuto del libro di Egidio Ceccato. Per esempio Guidi Salvini afferma, tra l’altro, che Ceccato sostiene che quello di Feltrinelli fu un assassinio su commissione, finalizzato a neutralizzare le scoperte fatte dai giudici trevisani e padovani sulla cellula nazifascista, che faceva capo a Franco Freda e Giovanni Ventura, arrestati per la seconda volta proprio ai primi di marzo del 1972. Un complotto, quindi.

Giangiacomo Feltrinelli a Berlino nel 1968 a un convegno internazionale contro la guerra imperialista in Viet Nam.


CARTA D’IDENTITA’ Titolo: Giangiacomo Feltrinelli, un omicidio politico Autore: Egidio Ceccato Prefazione: Guido Salvini magistrato Editore: Castelvecchi Collana: Stato D’eccezione Direttori della collana: Silvia Buzzelli e Andrea Speranzoni Anno Pubblicazione: 2018 Pagine: 276 Prezzo: 17.50 Euro

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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