Agosto 12, 2020

AFV

Libera la tua mente

L’attentatuni 23 maggio 1992 ore 17.58

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performance dal vivo     

di Tracce                                                          

Un ricordo ; il 1998 legato a un’associazione e a un paese del sud in Italia. L’Associazione si fa carico di dar voce agli uomini, quasi sempre anonimi, che compongono la scorta destinata a persone che, per gli incarichi che ricoprono, diventano bersagli. I loro cognomi figurano negli ordini di servizio e lì restano accanto a quelli delle persone che devono scortare, perché questo è il compito loro assegnato in favore di questo o quel personaggio che ne ha esigenza.                                                                                                                                       Sono quasi sempre gli stessi. E diventano una famiglia allargata alla propria e a quella dell’altro. E a quelle dei colleghi. In realtà trascorrono la maggior parte del tempo con la persona da scortare e con la sua famiglia. Va da sé il consolidamento di un legame che esula da quello tenuto nel corso di un normale servizio all’interno di un normale ufficio di un normale commissariato di polizia. Si stabilisce un rapporto di conoscenza di interscambio di pensiero, di ruoli senza ruoli, cancellando o sovvertendo gerarchie in caso di improvvise e drastiche scelte imposte dalle circostanze.                     

Così avviene nel caso di Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, entrambi magistrati e per Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, gli uomini della scorta. Rocco Dicillo era scampato, col Giudice Giovanni Falcone, all’attentato all’Addaura, giugno 1989, fallito; non quello successivo di Capaci, sull’autostrada Punta Raisi Palermo. Vito Schifani era padre da pochi mesi e sua moglie ventiduenne, con uno straordinario coraggio chiese alla Mafia il pentimento per la strage compiuta, il giorno del funerale in Cattedrale stigmatizzando l’evento e le autorità presenti. Le mani di Rocco Dicillo permisero alla compagna che avrebbe dovuto sposare di lì a poco, il riconoscimento. Antonio Montinaro capo scorta storico.

Antonio Montinaro  capo scorta

Pagina precedente Rocco di Cillo  Vito Schifani

Tutti e tre questi uomini hanno avuto compagne straordinarie Rosaria, Tina, Alba.

Vogliamo ricordarli, tutti, anche i superstiti con questi brani tratti da La Scorta, un laboratorio teatrale dove alcuni giovani, senza nessuna esperienza professionale, raccontarono la Storia, forse senza nemmeno rendersi conto che su quella terrazza e in quella cittadina, pronunciando i loro nomi, li facevano vivere.

Quarto Savona 15       Quarto Savona 15       Quarto Savona 15

-Signor Giudice, ma lei lo sa…

Signor Giudice, lei non ha paura ? Ora tocca a lei di sicuro.

-Ma non ci arrendiamo, andiamo avanti, io e te siamo nella stessa barca e indietro non si

torna.                                                                                                                                                

Paura coraggio.. Il coraggio è saper convivere con la propria paura.                                                                       

Ecco il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio. E’ incoscienza.

Non è la scorta che potrà difendermi dalla mafia; la mafia mi ammazza quando è certa che sono

isolato. Si muore se si è soli –

 (Tommaso Buscetta e Giovanni Falcone)

Dal testo La Scorta

Probabile incontro impossibile (Giovanni Falcone e Paolo Borsellino)

-Forse un giorno dovremo scusarci per lo spirito di servizio che ci ha spinto avanti.

Dimenticheremo le attese nei corridoi dei piani alti

Le promesse mancate

Gli assalti subìti.

-Come quella volta nel corso di quella trasmissione. Come si chiamava

-Samarcanda

Sì. da Santoro in staffetta con Maurizio Costanzo.

-L’assalto di quel giovanotto, paffuto rotondetto

-1991

Aleggiava un’aria nera velenosa

-Oggi chi sa forse saremmo tacciati di giustizialismo e…brindisi con cannoli che ne dici ?

Coppola o borsalino in testa champagne vino cannoli

-No, amico mio staremo sempre bene insieme

Noi, due galli in un pollaio lasciatecelo dire

-Cassate ( con cambio di consonante)

Dolci di casa nostra (con cambio di vocale)

-Non ci scusiamo.No.No.

Sempre dal testo :

23 maggio 1992 : ombra illusione vano simulacro   bianco senza luce  luce senza bianco     distanti scagliate  frammentate schegge impazzite che tracciano scie rosse crudeli cruente e noi come sollevati in aria oltre il fragore la polvere le fiamme incidiamo la volta senza nome senza peso senza corpo siamo pezzi di

scorta

protendiamo la mano le nostre mani allacciate strette attorno al nostro giudice e a sua moglie – 23 maggio 1992 – scomparsi in una nube dentro una voragine oltre il fragore il calore di lamiere blindate inutilmente nient’altro oltre il rotolare del tempo la vita scrollata di dosso

cerchiamo cercate continuate a cercare

la verità.

Dal testo, dedicato ai figli:

…per quei bambini che oggi sono grandi per quelli appena nati che lasciai voglio cantare mentre ne ho la voglia

Voglio giocare i giochi non giocati – sono trascorsi per te i giorni e gli anni – sono i giorni passati i miei rivali                                                                                                   

Trotta trotta cavallo di legno col tuo bel cavalier sulla groppa

trotta trotta se arrivi a quel segno per un fiato ti riesco a sfiorare                                                     

Trotta trotta cavallo di legno che poi cresci e mi lasci a guardare

Su galoppa galoppa galoppa

un attimo insieme noi vogliamo come il vento volare      Tu galoppi galoppi galoppi noi restiamo a raccogliere scorie

e proviamo a tenere fra le dita un momento così tra virgolette “……………….”

Sei tu

Sono io

Vivi lontano

Da te. Per sempre.

E non ritornerai.

In sogno.

Forse.

Hai visto mai che ti mettono la vita in una lavatrice pazza

Un colpo di tuono nel cielo un furto di scroscio assordante è stata rapita soltanto la vita un niente davvero spavento che scoppia da schianto da furia un arcobaleno da rogo Sono colori stesi ad asciugare fa’ conto che la vita sia un bucato ficcato a forza in una lavatrice pazza con i gesti e i giorni ben piegati sono colori stesi ad asciugare

  • Cervi volanti fatti a pennarello la scuola i libri merendine viola passione rosso timidezza il verde bile il giallo gelosia
  • La vita ch’era tua no ch’era mia tinta stinta sciacquata e ritinta attimi sparpagliati a casaccio con polvere da sparo brividi esplosivi rimessi dentro nel frullatore
  • Pardon la lavatrice pazza, un poco     Il tasto tre colori delicati, cancellato
  • -trenta gradi saliti a mille di più di più di più
  • Un guasto nel sistema : è steso lo stesso il bucato com’è                                                    danzano insieme il rosso ed il viola il verde ed il giallo

Parole stese ad asciugare cose non dette d’amore cose brusche di necessità senza pensarci c’è tempo a rimediare moti adolescenziali impazienti momenti trasformati in pietre incandescenti                                                                                                                                               Sono le membra stese ad asciugare trascolorare svanire

Scorta esaurita

Fuori produzione

Niente più blu pavone

Ieri oggi ieri ieri ieri oggi non era tua la voce un’ora fa’ niente domani

Mollette nello scuro a penzolare

Nella cenere grigia

Frammisti a vetrinisassettigranellibruciatidiasfalto

I tuoi occhi i tuoi capelli

E girano e girano e girano con i giorni e i gesti aggrovigliati

Perchè ci è toccato

Proprio a noi

chi ha ordinato ?

 la memoria si può mantenere. Continuiamo a farlo.

e la verità ? 

A Tina Montinaro  al Rappresentante dei Poliziotti Santo Laganà, ai Carabinieri, all’Assessore alla Cultura Giovanni Cristina, ad Angela Di Francesca, presenti in quell’occasione, va il pensiero e il ringraziamento de I Vastasi d Vicolo Saraceni