Ottobre 28, 2020

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Venezia, il no alle grandi navi si prende San Marco

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di Luca Galantucci

Diecimila bandiere bianche e rosse del Comitato No Grandi Navi si sono riversate nelle calli e nei campi di Venezia trasformando un sabato pomeriggio di ordinaria invasione turistica in una giornata di mobilitazione contro l’attracco delle navi da crociera in laguna. Dopo oltre vent’anni è una manifestazione politica è arrivata a piazza San Marco, simbolo tanto della città e della sua storia quanto della sua recente turistificazione di massa

Alla fine il prefetto Zappalorto ha dovuto fare marcia indietro, concedendo Piazza San Marco alla manifestazione indetta dal Comitato No Grandi Navi dopo l’incidente di una settimana fa, in cui il mostro della Msc Crociere Opera ha travolto il lancione River Countess schiantandosi nel Canale della Giudecca contro la banchina di San Basilio, nei pressi del Porto. Un incidente, con cinque feriti lievi e danni alla città contenuti, che da tutti i punti di vista è stato una vera e propria tragedia sfiorata: una decina di metri in più o in meno verso il porto e si parlerebbe di numerose vittime e di città sventrata.

Si è verificato quello che gli attivisti e le attiviste del Comitato No Grandi Navi vanno ripetendo da oltre sette anni, ovvero che questo modello di sfruttamento turistico di Venezia mette a rischio la sopravvivenza stessa della città patrimonio dell’Unesco.

@Fabio D’Alessandro

Non vi è alcun dubbio: l’incidente di domenica scorsa è un punto di non ritorno e può rappresentare una svolta nella lotta del Comitato e di Venezia contro l’industria turistica e, in particolare, quella crocieristica che riversa nelle calli della città oltre un milione e mezzo di turisti mordi e fuggi ogni anno (a fronte, ricordiamo, di una popolazione della città storica pari a poco più di 50mila abitanti, in costante declino dai 175mila del 1951).

L’enorme partecipazione di ieri ne è la prova, con manifestanti provenienti non solo dal centro storico e dalle isole, ma anche dalla terraferma e da Padova. Una composizione variegata, dalle associazioni ambientaliste ai collettivi studenteschi dei Fridays For Future, ai No Mose ai No Tav dalla Val di Susa. Trasversale anche la composizione per età, dalle famiglie con bambini piccoli a storici attivisti e attiviste dei movimenti veneziani, a simboleggiare una mobilitazione dell’intera città, che resiste con forza e determinazione agli enormi interessi in gioco e alla collusione fra la politica, l’Autorità Portuale (Paolo Costa, presidente dell’Autorità Portuale dal 2008 al 2017, è stato anche Sindaco di Venezia dal 2000 al 2005…), l’industria turistica, gli speculatori immobiliari e i costruttori di grandi opere (vedi il Mose, la più costosa “grande opera” italiana, oltre 8 miliardi di euro, destinata a non funzionare).

@Fabio D’Alessandro

L’arroganza e la sfacciataggine di questo consorzio di interesse, di cui il Sindaco Brugnaro è uno degli attori di peso, si sono materializzate senza vergogna alla vigilia della mobilitazione, quando il prefetto ha vietato Piazza San Marco alla manifestazione, proprio perché manifestazione NON turistica. Un ulteriore affronto a chi quotidianamente vive le conseguenze di un turismo senza regole che espelle i residenti al ritmo di mille abitanti persi ogni anno. Questa volta, tuttavia, il freddo conteggio dei profitti ha dimenticato di mettere in bilancio la voce “tenacia e determinazione” del tessuto sociale veneziano e non solo, dovendo infine concedere Piazza San Marco a fronte dell’enorme partecipazione.

Una giornata quindi storica per Venezia che si prepara a quella che sarà la battaglia decisiva contro le navi da crociera. L’incidente del 2 giugno ha infatti risvegliato con forza gli appettiti del consorzio di cui sopra che ora cerca di capitalizzare l’incidente e macinare ulteriori profitti, riproponendo “soluzioni alternative” al transito delle navi dal Bacino di San Marco gia’ bocciate dalla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e altamente pericolose sia da un punto di vista ambientale che dal punto di vista di salute della popolazione.

@Fabio D’Alessandro

Tutte le “soluzioni alternative” prevedono infatti il passaggio delle navi da crociera in Laguna, con terminal a Marghera o all’attuale Marittima (mai ledere gli interessi del Porto!), con conseguente scavo e ampliamento di canali gia’ esistenti, ma non adeguati al passaggio di navi di tali stazza. Lavori di scavo che altererebbero ulteriormente l’equilibrio biomarino della Laguna, già compromesso nell’ultimo secolo con la costruzione di Porto Marghera e con il transito delle navi commerciali dal canale dei Petroli, che hanno reso la Laguna Sud ormai un braccio di mare . Questi scavi, inoltre, solleverebbero e disperderebbero i fanghi inquinati di Porto Marghera, con conseguenze ambientali devastanti e nocive per la salute dei residenti.

Tutta questa voracità dai personaggi suddetti non sorprende, ma è sempre più evidente che l’unica opzione sostenibile sia il divieto totale di transito delle navi da crociera in tutta la Laguna di Venezia. Una rivendicazione e una lotta non facile da sostenere e da portare avanti visti gli interessi in gioco, ma Venezia e il Comitato No Grandi Navi, con la presa ieri di San Marco, hanno dimostrato di essere all’altezza della sfida.

@Fabio D’Alessandro

Foto di copertina di Fabio D’Alessandro