Luglio 11, 2020

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COLONIALISTA PIETRO BERTOLINI E LA LIBIA TERRA PROMESSA.

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Tripoli, mercato del pane, 6 dicembre 1911, impiccagione di libici.


Francesco Cecchini


A Montebelluna, profondo nord est leghista, si sta parlando di un antico concittadino, Pietro Bertolini. Per una sua villa che giustamente l’amministrazione comunale non vuole comprare, perché considerata brutta e non adatta ad essere utilizzata come Villa Correr Pisani, sede del MEVE. Viene ritenuto invece di interesse l’archivio di Pietro Bertolini. Il sindaco di Montebelluna ha affermato in consiglio comunale: ” Che è un archivio di interesse storico per il rilievo che ha avuto il senatore Bertolini nella storia d’Italia…” Lo storico locale montebellunese Lucio De Bortoli ha aggiunto: ” Si tratta di un fondo documentario che contiene l’importantissima rete epistolare del senatore. Sappiamo tutti, spero, che Pietro Bertolini è stato un peso massimo della poiltica itaiana tra Otto e 900 sino ad assurgere a delfino di Giovanni Giolitti…” Anche un cronista locale, Enzo Favero, conclude un suo articolo nella Tribuna di Treviso del 28 luglio scorso scrivendo: ” Deciso neutralista aveva partecipato al tentativo di Giovanni Giolitti nel maggio 1915 per evitare l’intervento nella prima guerra mondiale.” Non interventista, quindi, contro l’ Impero Austro-Ungarico, ma interventista in Libia contro turchi ed arabi. Nel novembre 1912 fu nominato Ministro delle Colonie sotto il Governo Giolitti e rimase fino al marzo 1914. La guerra in Libia durò dal 29 settembre 1911 al 18 settembre 1912.

Pietro Bertolini


Come Pietro Bertolini la maggior parte del popolo e delle forze politiche italiane fu interventista. L’opposizione più decisa venne dai sindacalisti rivoluzionari, dai giovani socialisti, in particolare Amadeo Bordiga, ma anche ad esempio da Benito Mussolini, e da una parte dei repubblicani guidati da Pietro Nenni, che tentarono di bloccare la guerra con dimostrazioni e scioperi di massa. La Confederazione Generale del Lavoro proclamò uno sciopero generale di 24 ore per il giorno 27 settembre 1911, ma a causa delle divisioni interne al movimento rivoluzionario l’operazione ebbe successo solo a Forlì, che “per la convergenza di socialisti e repubblicani, fu la punta più avanzata della risposta popolare alla guerra di Libia”. Il 14 ottobre Mussolini e Nenni furono arrestati e reclusi alcuni mesi nel carcere di Bologna. Le più approfondite analisi contro la guerra furono fatte da Alceste de Ambris, che definì l’invasione italiana “una guerra di brigantaggio”, e da Enrico Leone, economista e sindacalista rivoluzionario, che scrisse un libro contro la politica di colonizzazione violenta.
In un suo libro dedicato allimpresa coloniale italiana (A un passo dalla forca, Baldini & Castoldi Dalai) Del Boca parla di almeno 4000 arabi uccisi e di 3425 deportati in venticinque penitenziari italiani.
Per i soldati italiani non fu una passeggiata e per il popolo arabo a volte fu una tragedia. Basti pensare a Sciara Sciat dove i colonizzatori italiani uccisero migliaia di civili per vendicarsi di un agguato.La strage degli arabi nell’oasi di Tripoli, dopo la battaglia di Sciara Sciat, e la deportazione di migliaia di civili libici nei campi di concentramento dell’Italia meridionale, sono rimaste per decenni un segreto di Stato sepolto negli archivi e nell’omertà. Su questo silenzio nasce la favola di un colonialismo italiano molto diverso dall’imperialismo crudele degli inglesi e dei francesi. Sciara Sciat è il biglietto da visita che il “buon colonialismo italiano” presenta al continente africano all’inizio del secolo scorso. Alla luce di documenti in gran parte inediti, rintracciati negli archivi civili e militari, l’oscurità che avvolgeva la vicenda di Sciara Sciat è oggi finalmente diradata. La verità dei fatti emerge nitida da rapporti riservati, carteggi segreti, appunti autografi del Capo di Stato maggiore dell’esercito e telegrammi inviati da Giovanni Giolitti, allora Presidente del consiglio. E resta ancora, a oltre cento anni dalla guerra di Libia, una verità sconvolgente.
CHISSA’ SE NELL’ARCHIVIO DI PIETRO BERTOLINI, UOMO FEDELE DI GIOVANNI GIOLITTI, VI SONO ANCHE DOCUMENTI INERENTI A SCIARA SCIAT?
Pietro Bertolini, quale Ministro delle Colonie, firmò per l’Italia a Losanna 18 ottobre 1912 l’armistizio con la Turchia, chiudendo così la guerra italo-turca. Ma, in quel 18 ottobre 1912, per gli abitanti della Libia, cioè di quelle terre per il cui dominio si erano scontrate le truppe del Regno dItalia e lImpero ottomano, gli spargimenti di sangue e le sofferenze erano appena gli inizi.

Pietro Bertolini a Losanna.


In armonia con il pensiero del sindaco di Montebelluna, Marzio Favero, lo storico locale Lucio De bortoli e il cronista del montebellunese Enzo Favero è assessore Maria Bortoletto, che ha scritto una biografia dal titolo ” Pietro Bertolini. Un servitore dello Stato. Da sindaco di Montebelluna al governo del paese.” Dienticando, però, che Bertolini, uomo di Giolitti, fu Ministro delle Colonie dell’ Italia che conquistò la Libia e che in Tripolitania e in Cirenaica gli italiani non costruirono solo strade ed acquedotti.