Mahatma Gandhi e Arundhati Roy 


Francesco Cecchini

Mahatma Gandhi nacque il 2 ottobre del 1869 a Porbandar Gujarat, 150 anni fa. Mahatma significa Grande Anima.
In India nell’ anniversario della sua nascita molti sono gli avvenimenti per celebrare chi è considerato il padre della patria. E’ in corso un notevole sforzo da parte dell’induista Narendra Modi del Partito Popolare Indiano (BJP) di appropiarsi dell’eredità di Gandhi. Monovra in contraddizione con le posizioni dell’induismo estremista. Un esempio, tra le file del BJP è stata eletta a pieni voti in Parlamento la santona Pragya Singh Thakur, accusata di una strage di musulmani e celebre per aver definito in campagna elettorale un vero patriota Nathuram Godse, che il 30 gennaio 1948 assassinò con tre colpi di pistola Gandhi, perché lo riteneva responsabile di cedimenti al Pakistan e ai mussulmani. Il tentativo di Narendra Modi di essere l’erede di Gandhi è contestato dal partito Congresso Nazionale Indiano di Rahul Gandhi.
Lasciando da parte lo scontro per definire chi è il vero erede di Gandhi, è importante ricordare la posizione di Arundhati Roy che ha sempre messo in guardia coloro che ne fanno un mito, in quanto il padre dell’India ha accettato il sistema discriminatorio delle caste. La radice del giudizio di Arundhati Roy su Gandhi è stata la lettura del libro di B.R. Ambedkar L Eliminazione delle Caste e lo studio del suo pensiero. Importante è l’introduzione di Arundhati Roy al libro di B.R. Ambedkar, Il Dottore e il Santo. Il libro uscito negli Stati Uniti e in Gran Bretagna nel 2014, non è stato pubblicato in Italia, ma Repubblica il 27.11, 2015 pubblicò un estratto dell’articolo ” La Vergogna dell’India” pubblicato da Prospect nel quale Arundathi Roy aveva riscritto l’introduzione a ” L’eliminazione delle caste.” “La Vergogna dell’India” è stata pubblicato per intero nell’Internazionale del 20/26 febbraio del 2015.
B.R. Ambedkar, nato nel 1891 in una famiglia di Intoccabili e poi convertitosi al buddismo fu uno dei pensatori più radicali dell’India moderna, contribuendo nel 1947 alla stesura della Costituzione. Nel 1936 in una conferenza sconfessò Gandhi su un tema cardine della società: il sistema delle caste.
Nel Il Dottore e il Santo, Arundhati affermò che sebbene nel 1950 la Costituzione vietò l’uso del termine pariah, intoccabile, in pratica abolì il sistema delle caste, che ogni settimana secondo statistiche, 13 dalit (letteralmente “gente svantaggiata”: così vengono chiamati i fuori casta) vengono uccisi e 6 rapiti, ogni giorno più di 4 donne dalit subiscono uno stupro. Crimini in aumento, se è vero che solo il 10 per cento dei reati commessi viene denunciato. A distanza di alcuni anni la situazione in India è la stessa.
Il principio etico-politico che divise all’epoca Gandhi e Ambedkar è ancora drammaticamente attuale e nell’anniversario della nascita del Mahatma va ricordato.

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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