Ottobre 23, 2020

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Uruguay: l’analisi del Partito Comunista dopo le elezioni

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Giulio Chinappis

Lo scorso 24 novembre, la coalizione di sinistra del Frente Amplio ha subito la prima sconfitta elettorale dopo quindici anni. Di seguito vi proponiamo l’analisi del Partido Comunista de Uruguay (PCU).

La vittoria del candidato di destra Luis Alberto Lacalle Pou nelle elezioni presidenziali ha rappresentato una forte battuta d’arresto per la sinistra in Uruguay. Dopo quindici anni in cui si sono succeduti mandati di Tabaré Vázquez e dell’emblematico José Mujica, l’Uruguay torna dunque in mano alla destra liberista e conservatrice. Membro della coalizione di sinistra del Frente Amplio, il Partido Comunista de Uruguay ha pubblicato un documento di analisi che riportiamo di seguito.

Il risultato del 24 novembre, con l’elezione di Luis Lacalle Pou a presidente della Repubblica, implica una sconfitta della sinistra e delle forze popolari. Le elezioni nazionali sono un momento di sintesi politica e ideologica della società e quella sintesi mostra un arretramento per la prospettiva emancipatoria. Il governo assumerà la frazione più conservatrice dei settori del potere, sarà un governo del grande capitale, con un peso sostanziale dei settori legati all’agroindustria. Nella campagna elettorale è stata espressa tutta la forza concentrata del potere economico, finanziario e mediatico; con l’aggiunta dell’azione concertata della destra sociale e politica e la controffensiva mondiale e continentale del capitale e dell’imperialismo, di enorme intensità nel nostro continente. Ma il risultato elettorale non ha una spiegazione lineare, deve essere affrontato in tutta la sua complessità e come parte di un processo. La lotta per la trasformazione e l’emancipazione sociale è storica ed è essenziale valutare il risultato e le sue implicazioni in tale prospettiva.

Il potere e la destra hanno deciso di rimuovere il Frente Amplio dal governo e ci sono riusciti. Ma non era il loro unico obiettivo, hanno anche lavorato con tutte le loro risorse, che sono molte, per spazzare elettoralmente il Frente Amplio e lasciare il movimento popolare smobilitato e isolato. Ciò è stato sostanziale al fine di garantire la minima resistenza contro l’applicazione a ritmo forzato del suo progetto di restaurazione.

Non ci sono riusciti. Lacalle Pou ha vinto con un punto percentuale e mezzo, nel risultato più equilibrato nella storia delle elezioni presidenziali. Sarà l’unico presidente che non ha raggiunto il 50% nel secondo turno elettorale. Eppure era riuscito ad unire l’intera destra sociale in una coalizione di cinque partiti, con un peso senza precedenti dell’estrema destra, con tratti fascisti. Ma come è stato dimostrato nella stessa campagna elettorale, non dobbiamo confondere i leader dei partiti di destra con i loro elettori.

Nonostante tutto ciò, Lacalle Pou è riuscito a vincere solo con quel margine ridotto. Questa affermazione non ha lo scopo di ridurre la legittimità della sua investitura, ma di chiarire che il suo peso politico, e quello della coalizione di destra che lo sostiene, è questo.

Il Frente Amplio, la sinistra, il movimento popolare, non escono sconfitti da queste elezioni. E non vengono sconfitti perché hanno mostrato l’enorme potenziale di trasformazione della loro unità, della loro militanza e il valore del FA come strumento politico.

La militanza frenteamplista e popolare ha svolto un ruolo decisivo nell’intera campagna elettorale e, soprattutto, nel cammino verso il ballottaggio. La coalizione di destra ha perso 200.000 voti in 27 giorni, a causa di diversi fattori, ma quello fondamentale è stato il lavoro militante di decine di migliaia di uomini e donne, con un grande ruolo giovanile, con un ruolo centrale nel Comitato di base del FA e con il contributo di mille forme di partecipazione, che in tutto il Paese sono andati in strada per discutere e convincere il nostro popolo, casa per casa, voto per voto, sostenendo la candidatura di Daniel Martínez e Graciela Villar. Il FA ne esce come la principale forza politica nel Paese e, soprattutto, con importanti spazi di incontro con il movimento popolare. Mantenere e sviluppare questo aspetto è fondamentale.

È necessario valorizzarlo nella sua giusta dimensione, ma allo stesso tempo, franchezza e fraternità sono essenziali per trovare le ragioni della battuta d’arresto e le modalità per superarla.

È indiscutibile per qualsiasi analisi onesta che i governi nazionali del Frente Amplio e la lotta popolare abbiano generato un Uruguay più libero e più equo, più democratico.

Quindi ne deriva che non è sufficiente governare bene, apportando trasformazioni sociali che abbiano le proprie radici nel popolo, facendo in modo che il governo non sia il potere, e che la costruzione di una nuova egemonia politica e ideologica è un compito che non può essere sottovalutato.

È necessario aprire un processo di autocritica che comprenda la gestione del governo; la campagna elettorale; il ruolo del Frente Amplio, la sua leadership e le sue modalità di relazione con il movimento e la società popolare; e anche del movimento popolare stesso. Questo processo non può essere fatto tra quattro mura, ma va condotto con la militanza frenteamplista e popolare, nei quartieri, per strada. Né è sufficiente solo generare spazi per il dibattito, implica la costruzione della pratica politica e sociale che va oltre ciò che viene criticato. L’unità del Frente Amplio e il popolo sociale e politico sono una conquista strategica che deve essere preservata, ma la sua costruzione implica un dibattito franco e aperto per rafforzarla e svilupparla.

È necessario evitare messaggi e segnali che non contribuiscono a questo processo di incontro con la militanza frenteamplista e popolare. Non è tempo di nomi e candidature affrettate. È tempo di ascoltare, ammettere gli errori, correggerli, difendere l’unità e organizzare la lotta sociale e politica.

La prospettiva che si apre è quella dell’unità e della lotta. La coalizione di destra proverà a imporre la sua agenda di restaurazione, ora dalla posizione di governo. Non c’è spazio per false aspettative: l’aggiustamento economico, la riduzione dei diritti e la concentrazione della ricchezza saranno il destino delle azioni del governo, oltre all’allineamento con gli Stati Uniti nelle provocazioni contro i processi popolari del Continente, ecco per cosa vengono e questo è cosa promuovono i settori sociali che compongono la coalizione di destra. La Legge di considerazione urgente e la Legge di bilancio saranno due strumenti chiave. Dobbiamo organizzare la forza politica e sociale in grado di far fronte a questa agenda regressiva, in Parlamento e in tutta la società, e anche lanciare un’offensiva politica con il Programma del Frente Amplio, che rimane giusto e necessario, e le iniziative che derivano da organizzazioni popolari, costruendo maggioranze sociali e politiche per continuare a conquistare la libertà e l’uguaglianza.

Un altro momento importante sarà la convocazione Consigli salariali, prima della scadenza di diversi contratti collettivi nei primi mesi del prossimo anno.

In questa tabella di marcia vi sono anche le elezioni dipartimentali e municipali di maggio, in cui sarà necessario difendere i governi locali frenteamplisti conquistare nuovi spazi per rafforzare la prospettiva popolare.

Lo scontro tra due progetti nazionali, la lotta per la libertà e l’uguaglianza, cioè il rafforzamento della democrazia, non vanno sospesi fino alle prossime elezioni. La lotta per il lavoro, per lo stipendio, per le pensioni e pensioni, per l’edilizia abitativa, per la salute, per l’educazione pubblica, in difesa delle aziende pubbliche, contro la violenza di genere, per la verità e la giustizia. Questo e nient’altro è ciò che unisce il Frente Amplio al movimento sindacale, al corpo studentesco, al movimento femminista, al movimento per i diritti umani, a quello dei pensionati.

I militanti della PCU e dell’UJC [1] sono stati in prima linea nel gigantesco sforzo dispiegato in queste elezioni. Le firme firme per le primarie, raccolte a giugno e ottobre per la lista 1001 [2], lo spazio costruito attorno alla candidatura di Óscar Andrade [3], le idee e la metodologia promosse nella campagna, la rappresentanza parlamentare raggiunta, implicano un’enorme responsabilità che assumiamo con orgoglio.

Partiremo immediatamente per viaggiare in tutto il paese, dialogare con la militanza, incontrare e condividere questa riflessione con tutti i settori con cui costruiamo abbiamo contruito lo spazio comune attorno alla candidatura di Óscar Andrade. Lo stesso faremo con il Frente Amplio.

Anche con le organizzazioni del movimento popolare, perché la prospettiva della lotta è comune.

Facciamo parte del bilancio autocritico che proponiamo, il 100 ° anniversario del PCU e il suo prossimo XXXII Congresso li concepiamo come un contributo a quel processo, abbiamo bisogno di un PCU più grande, più organizzato ed una UJC con un maggiore impatto sulla società, per contribuire meglio alla lotta del nostro popolo. Ci impegniamo a fondo per dimostrare di essere all’altezza del momento storico.

Concludiamo ribadendo il nostro riconoscimento e il saluto alle migliaia di compagni di classe che hanno portato la campagna elettorale sulle proprie spalle e dimostrato il valore della militanza e dell’azione collettiva per cambiare la realtà.

La sfida è quella di costruire di un popolo organizzato in grado di resistere alle forze della restaurazione conservatrice e, con unità e lotta, aprire strade per far avanzare la democrazia. In questo saranno impegnati, ogni giorno, i comunisti e le comuniste.

NOTE

[1] L’UJUC (Unión de la Juventud Comunista de Uruguay) rappresenta l’organizzazione giovanile del PCU.

[2] La lista 1001 indica la lista elettorale del PCU.

[3] Óscar Andrade Lallana, sindacalista e segretario generale del SUNCA (Sindicato Único Nacional de la Construcción y Anexos) era il candidato comunista alle primarie del Frente Amplio, dove ha chiuso al terzo posto con il 25% dei consensi.