Novembre 29, 2020

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Celano(CS): Soleimani doveva essere riconosciuto, non assassinato

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Riceviamo e pubblichiamo

“Mentre Soleimani veniva descritto come un terrorista dagli Stati Uniti, in Iran divenne una figura imponente e profondamente rispettata. Fu uno dei principali architetti, degli sforzi del regime iraniano, nel rimodellare l’influenza del paese nella regione”, commenta Maddalena Celano, responsabile esteri di Convergenza Socialista. “Oltre a comandare direttamente l’unità militare più elitaria dell’Iran, la Revolutionary Guards Quds Force, era responsabile praticamente di tutte le operazioni militari straniere”.

“Soleimani ha avuto il solido sostegno del leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei e della sua Quds Force”, continua Celano, “che ha armato e addestrato direttamente le potenti milizie sciite irachene e altri gruppi delegati in Libano, nei territori palestinesi, in Siria e Yemen. Quelle milizie, che hanno promesso vendetta questo venerdì 3 gennaio 2020, in risposta all’assassinio di Soleimani, sono state responsabili dell’uccisione di centinaia di truppe statunitensi durante la guerra americana in Iraq. Paradossalmente, negli ultimi anni Soleimani e le sue forze sciite erano dalla stessa parte degli Stati Uniti: a combattere contro gli estremisti musulmani sunniti dell’ISIS. Soleimani era un genio militare, ha guidato il coinvolgimento dell’Iran nella guerra civile siriana, contribuendo a rafforzare la presa del potere del regime siriano. Per gli iraniani, le cui icone dopo la rivoluzione islamica della fine degli anni ’70 sono state solo un clero severo, Soleimani ha ampiamente rappresentato una figura di resilienza nazionale e patriottica, di fronte a quattro decenni di pressioni statunitensi. È sopravvissuto all’orrore della lunga guerra dell’Iran contro l’ Iraq, negli anni ’80, per prendere il controllo della Forza Quds. Ma era relativamente sconosciuto in Iran, fino all’invasione USA dell’Iraq del 2003. La sua popolarità e mistica crebbero dopo che i funzionari americani richiesero il suo assassinio”.

“Un decennio e mezzo dopo, Soleimani era diventato il comandante militare più amato dell’Iran. Avendo ignorato le richieste di entrare in politica, divenne più potente, se non di più, della sua leadership civile. La fortuna di Soleimani finì dopo essere stato dichiarato morto, diverse volte nella sua vita. Tali incidenti inverosimili includevano un presunto dirottamento aereo del 2006 (incidente realmente accaduto ma in cui il Generale in questione non era presente) che uccise altri ufficiali militari nell’Iran nordoccidentale; e un bombardamento, del 2012, a Damasco che uccise i migliori aiutanti di Assad. Più di recente, nel novembre 2015 circolarono voci secondo cui Soleimani sarebbe stato ucciso o gravemente ferito, da forze di comando fedeli ad Assad, mentre combattevano attorno all’Aleppo siriano. Ovviamente, tutte le voci divulgate erano false”. “Per queste semplici motivazioni, per la storia e l’importanza politica che Soleimani rappresentava, gli Stati Uniti avrebbero dovuto riconoscerlo e non assassinarlo”, conclude Celano. “Ora le conseguenze saranno inevitabili e imprevedibili, e anche la timida Europa, legata mani e piedi all’impero americano, economicamente e, di conseguenza politicamente, ne pagherà le conseguenze.”