Settembre 22, 2020

AFV

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ESTRADIZIONE DI ASSANGE: IL VOSTRO UOMO NELLA GALLERIA DEL PUBBLICO – SECONDO GIORNO

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di Craig Murray

Martedì ci sono stati momenti in cui Craig Murray ha sperimentato la sospensione dell’incredulità che potrebbe capitarvi a teatro e ha cominciato a pensare “Ehi, questa causa sta andando bene per Assange”.

Martedì pomeriggio, il secondo giorno dell’udienza per l’estradizione di Assange, l’avvocato spagnolo di Julian, Baltasar Garzon ha lasciato il tribunale per tornare a Madrid. Uscendo, si è naturalmente fermato per stringere la mano al suo cliente, porgendo le dita attraverso la stretta fessura nella gabbia di vetro a prova di proiettile. Assange si è alzato a metà per prendere la mano del suo avvocato. I due agenti di sicurezza nella gabbia con Assange sono immediatamente balzati a mettere le mani su Julian costringendolo a sedersi, impedendo la stretta di mano.

Quella non è stata in alcun modo la cosa peggiore martedì, ma è un’immagine impressionante dell’insensata forza bruta continuamente usata contro un uomo accusato di pubblicare documenti. Che un uomo non possa salutare il suo avvocato stringendogli la mano è contro l’intero spirito in cui i membri del sistema giudiziario amano fingere la legge sia praticata. Offro quel momento stupefacente come sintesi degli eventi di martedì in aula.

La procedura del secondo giorno era iniziata con una dichiarazione di Edward Fitzgerald, il QC [procuratore della Corona] di Assange, che ci ha rudemente scossi alla realtà. Ha dichiarato che ieri, il primo giorno del processo, Julian era stato denudato e perquisito due volte, era stato ammanettato undici volte ed era stato chiuso cinque volte in differenti celle di detenzione. In aggiunta a ciò, gli erano stati tolti dalle autorità carcerarie tutti i suoi documenti giudiziari, comprese le comunicazioni privilegiate tra lui e i suoi avvocati ed era stato lasciato nell’assoluta incapacità di prepararsi a partecipate alla procedura odierna.

Il magistrato Vanessa Baraitser ha guardato Fitzgerald e dichiarato, con una voce venata di sdegno, che egli aveva già sollevato tali questioni in precedenza e che lei aveva replicato di non avere giurisdizione sul complesso del carcere. Egli avrebbe dovuto rivolgersi alle autorità del carcere. Fitzgerald è rimasto imperterrito il che gli ha attirato uno sguardo di rimprovero molto deciso della Baraitser, e ha replicato che naturalmente l’avrebbe fatto di nuovo, ma questo comportamento ripetuto delle autorità carcerarie minacciava la capacità della difesa di prepararsi. Ha aggiunto che, indipendentemente dalla giurisdizione, nella sua esperienza era prassi comune che magistrati e giudici trasmettessero commenti e richieste al servizio carcerario in cui era influenzata la condotta del processo e le carceri normalmente ascoltavano con simpatia i magistrati.

La Baraitser ha negato senza mezzi termini qualsiasi conoscenza di una simile prassi e ha affermato che Fitzgerald avrebbe dovuto sottoporle argomenti scritti che esponessero la giurisprudenza sulla giurisdizione sulle condizioni carcerarie. Questo è stato troppo anche per l’avvocato dell’accusa, James Lewis, che si è alzato a dire che anche l’accusa voleva che Assange avere un’udienza equa e che egli poteva confermare che quella he la difesa stava suggerendo era prassi normale. Anche allora la Baraitser ha continuato a rifiutare di intervenire presso il carcere. Ha affermato che se le condizioni della detenzione erano tanto cattive da corrispondere all’altissima asticella di rendere impossibile un’udienza equa, la difesa avrebbe dovuto proporre una mozione per archiviare le accuse su tali basi. Altrimenti avrebbe dovuto rinunciare.

Sia l’accusa, sia la difesa sono sembrate sorprese dall’affermazione della Baraitser di non aver saputo di quella cui entrambi si riferivano come a una prassi comune. Lewis può essere stato genuinamente preoccupato per l’impressionante descrizione del trattamento di Assange in carcere; oppure può aver sentito in testa clacson di allarme che strillavano “annullamento del processo”. Ma il risultato netto è che la Baraitser non tenterà di fare nulla per impedire la violenza fisica e mentale contro Assange in carcere né cercherà di assicurargli la capacità di partecipare alla propria difesa. La sola spiegazione realistica che mi viene in mente è che la Baraitser sia stata dissuasa, perché questi continui maltrattamenti e la confisca di documenti dipendono da un’autorità governativa più elevata.

Esclusione del “capo di WikiLeaks

Un piccolo incidente che ho da raccontare: avendo nuovamente fatto la fila dalle prime ore, mi sono trovato nella coda finale prima dell’ingresso alla galleria del pubblico, quando è stato chiamato il nome di Kristinn Hrafnsson, direttore di WikiLeaks, con il quale allora stavo parlando. Kristinn si è identificato e gli è stato detto dal funzionario del tribunale che gli era vietato l’ingresso alla galleria del pubblico.

Ora, io ero con Kristinn durante l’intera procedura del giorno precedente, e lui non aveva fatto assolutamente nulla di scorretto; egli è un gentiluomo piuttosto tranquillo. Quando è stato chiamato è stato per nome e per qualifica professionale; stavano escludendo specificamente dal processo il direttore di WikiLeaks. Kristin ha chiesto il motivo e gli è stato detto che era una decisione della corte.

A questo punto John Shipton, padre di Julian, ha annunciato che in tal caso anche i membri della famiglia se ne sarebbero andati tutti, cosa che hanno fatto, uscendo dall’edificio. Loro e altri hanno poi cominciato a twittare la notizia dell’uscita della famiglia. Ciò è sembrato causare una certa costernazione tra i funzionari del tribunale e quindici minuti dopo Kristinn è stato riammesso. Tuttora non abbiamo idea di cosa ci fosse dietro a questo. In seguito nella giornata giornalisti sono stati informati da funzionari che si era trattato semplicemente del fatto che aveva saltato la coda, ma ciò sembra improbabile poiché era stato rimosso dal personale che lo aveva chiamato per nome e per titolo, anziché essere stato individuato come uno che scavalcava la coda.

Nulla di quanto precede riguarda la materia ufficiale della causa. Tutto quanto precede dice, riguardo alla natura draconiana del processo farsa politico che sta avendo luogo, più di quanto faccia la parodia messa in atto in seno al tribunale. Ci sono stati momenti oggi in cui sono stato preso dal processo giudiziario e ho sperimentato la sospensione dell’incredulità che potreste provare a teatro, e ho cominciato a pensare “Ehi, questa causa sta andando bene per Assange”. Poi sopravviene un evento come quelle raccontati sopra, un gelo ti afferra il cuore e ti ricordi che non c’è una giuria da convincere. Semplicemente non credo che qualsiasi cosa sia detto o dimostrata in aula possa avere un impatto sul verdetto finale di questa corte.

Il procedimento

Passiamo dunque all’effettivo procedimento del caso.

Per la difesa Mark Summers, QC, ha dichiarato che le accuse statunitensi erano interamente dipendenti da tre accuse fattuali circa il comportamento di Assange:

1) Assange aveva aiutato Manning a decodificare una chiave per accedere a materiale segretato.

Summers ha dichiarato che essa era un’accusa falsa, dimostrabile tale dalle prove della corte marziale di Assange.

2) Assange aveva sollecitato materiale da Assange.

Summers ha affermato che ciò era sbagliato, dimostrabile da informazioni disponibili al pubblico.

3) Assange aveva posto consapevolmente a rischio delle vite.

Summers ha affermato che ciò poteva essere dimostrato errato sia da informazioni disponibili pubblicamente, sia dallo specifico coinvolgimento del governo statunitense.

In sintesi, Summers ha affermato che il governo statunitense sapeva che le accuse formulate erano false quanto ai fatti ed erano dimostrabilmente formulate in malafede. Ciò era, pertanto, un abuso legale, che avrebbe dovuto determinare il rigetto della richiesta di estradizione. Ha descritto i tre capi d’accusa precedenti come “spazzatura, spazzatura e spazzatura”.

Summers è poi passato ai fatti del caso. Ha affermato che le accuse statunitensi dividono in tre categorie i materiali fatti trapelare da Manning a WikiLeaks:

  1. a) dispacci diplomatici
  2. b) documenti sulle valutazioni dei detenuti di Guantanamo
  3. c) regole d’ingaggio della Guerra dell’Iraq
  4. d) diari della Guerra dell’Afghanistan e dell’Iraq

Summers ha poi esaminato metodicamente a), b), c) e d) collegando ciascuno ai presunti comportamenti 1), 2) e 3), in tutto formulando 12 capi di illustrazione e spiegazione. Questo resoconto completo ha richiesto circa quattro ore e non tenterò di sintetizzarlo qui. Esporrò piuttosto i punti salienti, ma occasionalmente farò riferimento al numero del comportamento denunciato e/o alla lettera dei presunti materiali. Spero che seguirete; mi ci è voluto del tempo per farlo!

Su 1) Summers ha dimostrato conclusivamente in larga misura che Manning aveva accesso a ciascun materiale a) b) c) d) fornito a WikiLeaks senza necessità di alcun codice da parte di Assange  e aveva tale accesso prima ancora di contattare Assange. Né Manning aveva necessità di un codice per celare la sua identità, come affermato dall’accusa; l’archivio di dati per gli analisti dello spionaggi cui aveva accesso Manning – come migliaia di altri – non richiede un nome utente o password per accedervi da un computer di lavoro dell’esercito. Summers ha citato testimonianze di numerosi funzionari della corte marziale di Manning per confermare ciò.

Chelsea Manning (videata da CNN)

Videogiochi

Né violare il codice amministratore del sistema avrebbe dato a Manning accesso ad archivi segreti aggiuntivi. Summers ha citato prove dalla corte marziale di Manning, in cui ciò era stato accettato, che il motivo per il quale Manning aveva voluto entrare nell’amministrazione del sistema era stato di consentire a soldati di inserire loro videogiochi e film nei loro laptop governativi, cosa in realtà accaduta frequentemente.

Il magistrato Baraitser ha fatto due importanti interruzioni. Ha osservato che se Chelsea Manning non sapeva di non poter essere rintracciata come l’utente che aveva scaricato gli archivi, avrebbe potuto chiedere l’assistenza di Assange per decrittare un codice per celare la sua identità a causa della sua ignoranza di non avere necessità di farlo e assisterla rimarrebbe un reato di Assange.

Summers ha puntualizzato che Manning sapeva di non avere necessità di un nome utente e password perché aveva di fatto avuto accesso a tutti i materiale senza di essi. La Baraitser ha replicato che ciò non costituiva una prova che lei sapesse di non poter essere rintracciata. Summers ha detto che logicamente non aveva senso che lei cercasse un codice per celare il suo nome utente e password, visto che non era richiesto alcun nome utente e password. La Baraitser ha replicato nuovamente che lui non poteva provare ciò. A quel punto Summer è diventato piuttosto suscettibile e brusco nei confronti della Baraitser e le ha risottoposto le prove della corte marziale. Ma di questo più oltre…

La Baraitser ha anche sostenuto la tesi che anche se Assange avesse aiutato Manning a violare un codice amministratore, anche se ciò non avesse consentito a Manning l’accesso ad altri archivi, ciò restava un uso non autorizzato e avrebbe costituito il reato di assistere e consentire un abuso del computer, anche se per scopi innocenti.

Dopo una breve pausa la Baraitser è tornata con una vera bomba. Ha detto a Summers che egli aveva presentato i risultati della corte marziale statunitense di Chelsea Manning come un fatto. Ma lei non era d’accordo che la sua corte dovesse trattare prove di una corte marziale statunitense, anche se prove accettate o non contestate o prove dell’accusa, come fatti. Summers ha replicato che prove accettate o prove dell’accusa presso la corte marziale statunitense erano state chiaramente accettate dal governo statunitense come fatti e ciò che era in discussione al momento era se il governo degli Stati Uniti avesse mosso accuse contrariamente ai fatti che conosceva. La Baraitser ha detto che sarebbe tornata sulla sua tesi una volta ascoltati i testimoni.

Regole d’ingaggio

Una scena di ‘Omicidio collaterale’ in cui un iracheno ferma un furgone per aiutare i feriti di un attacco letale da un elicottero USA a Baghdad il 12 luglio 2007, solo per essere abbattuto dai soldati statunitensi

La Baraitser non ha fatto nessun tentativo di celare l’ostilità nei confronti della tesi della difesa ed è sembrata irritata che essa avesse avuto la temerarietà di formularla. La cosa è emersa nella discussione di c), le regole d’ingaggio della Guerra dell’Iraq. Summers ha sostenuto che non erano state sollecitate a Manning, ma che erano state piuttosto fornite da Manning in un documento accompagnatorio del video ‘Omicidio collaterale’ che mostrava l’assassinio di giornalisti della Reuters e di bambini. Lo scopo di Manning, come aveva dichiarato alla corte marziale, era di mostrare che le azioni dell’’Omicidio collaterale’ avevano violato le regole d’ingaggio, anche se il Dipartimento della Difesa affermava diversamente. Summers aveva affermato che non includendo tale contesto, la richiesta statunitense di estradizione era deliberatamente fuorviante poiché neppure citava per nulla il video dell’’Omicidio collaterale’.

A quel punto la Baraitser non è riuscita a celare il suo sdegno. Cercate di immaginare Lady Bracknell che dice “una borsa” o “la linea di Brighton” o, se la vostra istruzione non ha seguito quel corso, cercate di immaginare Priti Patel che individua un migrante invalido. Questa è una citazione letterale:

“Sta suggerendo, signor Summers, che le autorità, il governo, avrebbero dovuto fornire contesto per le loro accuse?”

Un imperturbato Summers ha risposto affermativamente e ha proseguito mostrando dove la Corte Suprema lo aveva affermato in altri casi di estradizione. La Baraitser ha mostrato una totale confusione per il fatto che qualcuno potesse affermare una significativa distinzione tra governo e Dio.

Correzione del rischio

Il grosso dell’argomento di Summers è stato diretto a confutare il comportamento 3), la messa a rischio di vite. Ciò era affermato solo in relazione ai materiali a) e d). Summers ha descritto ampiamente gli sforzi di WikiLeaks con partner mediatici per più di un anno per attuare una massiccia campagna di revisione dei dispacci. Ha spiegato che dispacci non revisionati erano stati resi disponibili solo dopo che Luke Harding e David Leigh del The Guardian avevano pubblicato la password per l’archivio come titolo del capitolo XI del loro libro “WikiLeaks: Inside Julian Assange’s War on Secrecy” pubblicato nel febbraio del 2011.

Nessuno aveva fatto due più due riguardo a tale password fino a quando lo aveva fatto la pubblicazione tedesca Die Freitag annunciando che aveva i dispacci non revisionati nell’agosto del 2011. Summers ha poi formulato gli argomenti più forti della giornata.

Il governo statunitense aveva partecipato attivamente alla revisione dei dispacci. Sapeva perciò che le accuse di pubblicazione avventata erano false.

Una volta che Die Freitag aveva annunciato di essere in possesso dei materiali non revisionati, Julian Assange e Sara Harrison avevano istantaneamente telefonato alla Casa Bianca, al Dipartimento di Stato e all’Ambasciata USA per avvertirli che fonti nominate potevano essere messe a rischio. Summer ha letto dalle trascrizioni delle conversazioni telefoniche quando Assange e Harrison avevano tentato di convincere dirigenti statunitensi dell’urgenza di attivare procedure di protezione delle fonti, e avevano manifestato il loro sconcerto li avevano boicottati. Questa prova minava totalmente la causa del governo statunitense e provava malafede nell’omissione di un fatto estremamente rilevante. E’ stato un momento molto impressionante.

In relazione allo stesso comportamento 3) circa i materiali d) Summers ha mostrato che la corte marziale di Manning aveva accettato che tali materiali non contenevano alcun nome di fonti a rischio, ma mostrava che WikiLeaks aveva attivato un’attività di revisione in un approccio di “mutuo rafforzamento”.

C’è stato molto altro da parte della difesa. Per l’accusa, James Lewis ha indicato che avrebbe replicato approfonditamente più avanti nel processo, ma desiderava dichiarare che l’accusa non accetta come fatti le prove della corte marziale, e in particolare non accetta la testimonianza “opportunista” di Chelsea Manning, che ha descritto come una criminale pregiudicata che pretende motivazioni nobili. L’accusa ha in generale respinto qualsiasi idea che questa corte debba considerare la verità o altro di nessuno dei fatti; essa dovrebbe essere decisa al processo negli Stati Uniti.

Poi, concludendo la seduta, la Baraitser ha sganciato una grossa bomba. Ha affermato che anche se l’articolo 4.1 del trattato USA/Gran Bretagna sull’estradizione vieta le estradizioni politiche, ciò era solo nel trattato. Tale esenzione non comprare nella legge britannica sull’estradizione. All’apparenza, dunque, l’estradizione politica non è illegale nel Regno Unito, poiché il trattato non ha forza legale presso il tribunale. Ha invitato la difesa ad affrontare questo argomento al mattino.

Craig Murray è un autore, conduttore e attivista per i diritti umani. E’ stato ambasciatore britannico in Uzbekistan dall’agosto 2002 all’ottobre 2004 e rettore dell’Università di Dundee dal 2007 al 2010.

da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://consortiumnews.com/2020/02/26/assange-extradition-your-man-in-public-gallery-day-no-2/

Originale: CraigMurray.org.uk

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy