Dicembre 2, 2020

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Il rimpasto del governo ucraino fa entrare politici legati agli USA e all’oligarchia al potere

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Mercoledì 4 marzo l’intero governo ucraino si è dimesso dopo che il Parlamento (Verchovna Rada) ha votato in modo schiacciante accettando le dimissioni presentate dal Primo Ministro Oleksiy Honcharuk. Poco dopo, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj ha licenziato l’intero gabinetto di Honcharuk. Il giorno dopo, il 5 marzo, la Verchovna Rada ha approvato un voto di sfiducia al Procuratore Generale dello Stato, Ruslan Ryaboshapka.

Honcharuk se ne va dopo soli sei mesi in carica, il mandato più breve di qualsiasi Primo Ministro ucraino nella storia. Viene sostituito da Denys Shmygal, che in precedenza aveva ricoperto l’incarico di Vice Primo Ministro. Dal 2017 al 2019, Shmygal ha lavorato come dirigente presso un’azienda energetica di proprietà del più ricco oligarca miliardario ucraino, Rinat Akhmetov. Shmygal ha anche stretti legami con l’ex presidente Petro Poroshenko.

Honcharuk aveva precedentemente presentato le sue dimissioni al Presidente Zelenskyj a gennaio, dopo che erano trapelate conversazioni registrate di Honcharuk che affermava che Zelenskyj aveva una visione “primitiva” dell’economia. Zelenskyj ha respinto le dimissioni, sostenendo che il Primo Ministro aveva “altro lavoro da fare” per il popolo ucraino. Poco dopo, Zelenskyj ha fatto un rimpasto del suo staff personale.

In un discorso di mercoledì davanti alla Verchovna Rada, Zelenskyj ha attaccato bruscamente il governo precedente, accusandolo della continua contrazione nel settore industriale, della mancanza di riforme sanitarie e pensionistiche, e del fatto che i minatori sono rimasti senza stipendi per mesi.

In un demagogico appello alle forze nazionaliste e di estrema destra, ha anche denunciato il governo per aver consentito agli stranieri di assumere il controllo dei consigli di amministrazione delle società ucraine, affermando: “Con tutto il rispetto per i nostri partner internazionali e con tutto l’apprezzamento per il loro aiuto, i cittadini del nostro paese nei consigli di amministrazione delle nostre società si sentono come una minoranza etnica”.

La composizione del nuovo governo indica che una delle principali motivazioni per il rimpasto del governo è stata quella di placare le lotte interne fra oligarchi, sempre più accese. Negli ultimi mesi, Zelenskyj, un ex personaggio televisivo e comico popolare senza precedenti esperienze politiche, ha affrontato una significativa opposizione da parte di elementi dell’oligarchia e dell’apparato statale che erano ostili ai suoi tentativi di trovare un accordo negoziale con la Russia sull’Ucraina orientale.

Più del suo predecessore Poroshenko, Zelenskyj ha orientato la sua politica estera verso una stretta collaborazione con l’imperialismo tedesco e francese. Lo scorso autunno, migliaia di elementi di estrema destra hanno manifestato contro il suo governo con il sostegno aperto di Poroshenko.

Molti dei ministri ora nominati hanno precedentemente prestato servizio sotto i presidenti Petro Poroshenko, Julija Tymoshenko e Viktor Yushchenko. Tutte e tre le amministrazioni hanno insistito su legami più stretti possibili con l’imperialismo americano. Sono stati sostenuti e portati al potere da movimenti di protesta filo-occidentali che sono stati pesantemente finanziati e sostenuti dagli Stati Uniti.

Il nuovo ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba, ha iniziato la sua carriera sotto Poroshenko. In una recente intervista, ha dichiarato: “Nel lungo termine, sono a favore di una sorta di normalizzazione delle relazioni con la Russia, ma… la Russia deve pagare un prezzo per la sua aggressività”. Ha insistito sul fatto che la Russia deve restituire la Crimea “non importa quanto tempo ci vorrà”.

Il nuovo ministro della Difesa, Andrij Taran, ha studiato alla National Defense University di Washington, che dalla metà degli anni ‘90 è finanziata direttamente dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. È stato un generale di alto rango nell’esercito ucraino nei primi due anni della guerra civile nell’Ucraina orientale, fino al pensionamento per motivi di età nel 2016.

Il nuovo ministro delle Finanze è Igor Umansky, che in precedenza ha ricoperto la carica di funzionario di alto livello nel ministero delle Finanze sia con la Tymoshenko che con Poroshenko. È stato consulente di Poroshenko nel 2016-2019. Il nuovo ministro per i Territori Occupati (le parti controllate dai separatisti nell’Ucraina orientale) è Oleksij Reznikov, che faceva parte della delegazione che negoziò gli Accordi di Minsk nel 2016, sotto Poroshenko.

È evidente che solo Arsen Avakov, il ministro degli Interni ucraino, è stato in grado di mantenere la sua posizione nel nuovo gabinetto dei ministri che è stato approvato mercoledì dal Parlamento ucraino. Avakov ha prestato servizio nella stessa posizione durante il regime di destra dell’ex presidente Poroshenko. Ha stretti legami con Washington, controlla le forze di polizia nazionali del paese e possiede legami ben noti con la più famosa milizia neonazista ucraina, il Battaglione Azov. Numerosi posti nel nuovo governo, incluso quello del ministro dell’Energia, rimangono da assegnare.

Il Primo Ministro Denis Shmygal ha dichiarato che le priorità del nuovo governo saranno rafforzare la “difesa nazionale”, risolvere il conflitto nel Donbass e far tornare la Crimea, la penisola annessa dalla Russia all’inizio del 2014. Ha affermato anche che il governo si concentrerà sul miglioramento del “clima degli investimenti” nel paese, un annuncio appena velato di una continuazione della spinta aggressiva per l’austerità.

Il rimpasto del governo arriva in mezzo a un’enorme crisi sociale e politica in Ucraina. A febbraio, i sondaggi hanno rivelato che, per la prima volta dalla sua elezione nell’aprile dello scorso anno, i tassi di approvazione di Zelenskyj, che al loro apice erano superiori al 70%, ora sono scesi al di sotto del 50%. Il gabinetto di Honcharuk era sostenuto solo dal 6% degli ucraini.

Il paese è ancora coinvolto in una lunga guerra civile che dura da sei anni nell’Ucraina orientale, che ha causato la morte di 14.000 persone, 1,4 milioni di sfollati e lasciato 3,5 milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria. Oltre il 60 percento della popolazione vive al di sotto del minimo di sussistenza.

Con le dimissioni del gabinetto e di Honcharuk, Zelenskyj cerca sia di deviare la rabbia popolare che di radunare le forze dell’oligarchia ucraina per un massiccio assalto al tenore di vita della classe lavoratrice ucraina. Mentre molti ministri dell’ex governo erano molto giovani e considerati inesperti, ora la maggior parte del governo è costituita da figure affermate dello stato e dell’oligarchia ucraini, con stretti legami con l’imperialismo USA.

Lo scorso autunno Zelenskyj ha annunciato il piano di privatizzazione di più ampia portata nel paese dal ripristino del capitalismo nei primi anni ‘90. Honcharuk era stato incaricato di guidare la privatizzazione, e una delle sue decisioni in programma questa settimana era di approvare il trasferimento di un “record” di 431 imprese statali ad un fondo di proprietà statale per la privatizzazione. Mentre annunciava la privatizzazione, Honcharuk si vantava che il suo governo aveva inviato 961 imprese di proprietà statale sulla strada della privatizzazione, “dieci volte superiore rispetto ai dieci anni precedenti”.

Il processo di privatizzazione ha anche incluso la chiusura delle rimanenti miniere di carbone dell’Ucraina, la maggior parte delle quali si trova nell’Ucraina orientale. Le miniere di carbone, che sono state a lungo un centro di opposizione al governo della classe lavoratrice, sono altamente pericolose e i minatori spesso lavorano duramente per settimane o mesi senza paga. Un recente documento di pianificazione del governo ha suggerito che solo 14 delle attuali 33 miniere statali ucraine rimarranno in funzione una volta chiuse le miniere non redditizie. Nel dicembre 2019, i minatori sono scesi in sciopero a livello nazionale per un giorno, per protestare contro la trattenuta dei loro stipendi per mesi e mesi.

Oltre alle privatizzazioni di miniere e società, il governo cerca anche di porre fine ad una moratoria sulle vendite di terreni privati. Ciò consentirebbe di vendere terreni agricoli ucraini a speculatori immobiliari nazionali ed esteri, compresi i suoi preziosi terreni di černozëm [terre nere]. Un recente sondaggio ha dimostrato che oltre il 73% della popolazione ucraina era assolutamente contraria alla legge sulla riforma agraria.

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Articolo di Clara Weiss e Jason Malinovski pubblicato su World Socialist Web Site il 7 marzo 2020
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.

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