Agosto 10, 2020

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IN AFGHANISTAN DOPO UN ACCORDO DI PACE NON C’E’ LA PACE.

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Scena di guerra dopo l’accordo di pace. Foto Xinhua


Francesco Cecchini


Come gli inglesi nel diciannovesimo secolo e i sovietici nel secolo scorso, gli americani cercano ora di lasciare una terra storicamente indomita che hanno invaso in forza nell’ottobre 2001, dopo gli attacchi dell’11 settembre, che hanno abbattuto Torri Gemelle da New York. L’ abbandono comunque non sembra essere un’operazione facile, molte sono le contraddizioni.
A una decina di giorni dall’accordo di pace ( o meglio pre-accordo), firmato in Qatar tra Usa e Talebani in Afghanistan le armi non tacciono. Talebani e lex Isis continuano a sparare e gli americani a bombardare. Una ventina di militari afghani sono morti a causa di attacchi dei talebani e l’aviazione americana ha colpito dei talebani a Nahr-e Saraj, nel sud della provincia di Helmand. In un attentato a Kabul due terroristi islamici, ex Isis o al Qaida, hanno ucciso una trentina di persone e ferito molte di più.
Da questi tragici episodi che continuano a macchiare di sangue l’ Afghanistan emergono due farri che rendono il pre-accordo fragile. La dirigenza che ha firmato non controlla tutto il corpo talebano, una galassia non unita, che continua ad attaccare militari e i fondamentalisti islamici non si riconoscono con quanto Usa e Talebani hanno firmato in Quatar e stanno dando la loro risposta armata, continuando a colpire la popolazione civile.
Tutto ciò dimostra quanto la pace non sia proprio a portata di mano, nonostante l’intesa tra Usa e Talebani che dovrebbe portare al ritiro di tutte le truppe straniere entro 14 mesi incluso 800 militari italiani. Oggi sono presenti ancora 13 mila soldati statunitensi e circa 3 mila delle nazioni alleate e sono attivi e non in fase di smobilitazioni. Altra importante contraddizione è il non aver coinvolto direttamente nell’ accordo di pace il governo di Kabul. Tra le clausole del documento firmato a Doha, infatti, cè l impegno dei Talebani ad avviare colloqui di pace con il governo di Kabul riducendo le azioni violente. Da una parte le azioni violente non sembrano ridotte, dall’altra presidente dell’Afghanistan Gani, oltre ad essere critico del mancato coinvolgimento nell’accordo e scettico sula reale volontaa di pace dei Talebani. Infatti il negoziato sul rilascio di prigionieri politici non avanza bene, anzi.
C’ è chi paragona l’eventuale ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan a quello avvenuto decenni fa dal Viet Nam. Solo che nel Viet Nam vinsero i Viet Cong e l’esercito del Nord Viet Nam e qui, eventualmente, vinceranno gli Studenti del Corano che non sono comunisti, ma nemmeno democratici e progressisti.