di Paolo Benvegnù*

In questi giorni abbiamo visto il grande sacrificio ed impegno delle operatrici e degli operatori della sanità pubblica. Una straordinaria dedizione al bene comune per la quale li ringraziamo nel modo più convinto e sincero. Lo possiamo fare perché abbiamo sempre difeso la sanità pubblica e le lavoratrici e i lavoratori del settore. Li abbiamo difesi da attacchi che sono venuti da tutte le parti. I numeri parlano chiaro. La spesa nel sistema sanitario pubblico è stata progressivamente ridotta. I tagli ammontano a 37 miliardi ed hanno colpito le aree che sono dedicate alla tutela della salute pubblica, gli ospedali e i servizi sanitari nel territorio. Di questo sono egualmente responsabili i governi nazionali e regionali di centrodestra e centrosinistra.

Sono stati tagliati nel corso degli anni i 2/3 dei posti di terapia intensiva, sacrificando il diritto alla salute a logiche aziendali. In Italia, i posti letto di terapia intensiva e rianimazione sono la metà di Francia e Germania in proporzione al numero di abitanti. Se il coronavirus è un problema così grande, e un pericolo tanto grave in Italia, è soprattutto per questo. Al crescere del numero dei contagi e dei necessari ricoveri, il sistema rischia di implodere. La crescita esponenziale della diffusione del virus e dei ricoveri rendono assolutamente necessaria la riduzione al minimo delle occasioni di contagio. In questo quadro generale, la gestione leghista nel Veneto e Lombardia della sanità pubblica e dell’emergenza è stata ed è una minaccia per l’intero paese.

Prima si è proceduto con tutti i mezzi possibili alla promozione del privato, favorendone le consorterie, con spreco di denaro pubblico. come in Veneto, o con la corruzione sistemica come in Lombardia, penalizzando il pubblico e i suoi dipendenti. Poi, nello scoppio dell’emergenza, cercando di usare il ruolo delle regioni al fine di opposizione al governo nazionale. Quello che è accaduto in Lombardia con la diffusione alla stampa della bozza dell’ultimo decreto è stato un atto criminale. Come sono altrettanto gravi le dichiarazioni di Zaia contro l’istituzione delle zone rosse nelle tre provincie del Veneto. Nel primo caso si è favorita la fuga di massa dalle regioni del Nord, con l’evidente possibilità di una estensione dei focolai al Sud. Nel caso del Veneto, le resistenze a misure più restrittive nelle province più colpite, esito evidente della pressione di piccoli e grandi padroni, e in totale contraddizione con le dichiarazioni fatte 48 ore prima, promuovono comportamenti e pratiche che pregiudicano qualsiasi sforzo di contenimento del virus.

Le numerose e perfino accorate richieste di chi sta in prima linea, con la piena consapevolezza della gravità della situazione a una maggiore responsabilità collettiva necessaria, vengono vanificare da una consorteria politicante, di cui Zaia è il massimo esponente, che prima ha portato l’attacco al cuore alla sanità pubblica e adesso la può portare al collasso. Chiedere di rimuovere le province venete dall’elenco delle zone rosse è un fatto molto grave. La crescita esponenziale registrata in questi giorni della diffusione del virus segnala plasticamente la necessità di mantenere la guardia al livello massimo.

Adesso è il momento della massima responsabilità, della ricerca e della pratica di tutti gli strumenti per garantire la tutela di tutte/i, e in particolare delle persone più deboli e fragili. Domani faremo il bilancio e la resa dei conti con chi ha messo in svendita il sistema sanitario nazionale e regionale.

 * segretario regionale Prc Veneto

PRECEDENTE COMUNICATO CON DATI

REGIONE VENETO – PER L’EMERGENZA CORONAVIRUS 534 POSTI LETTO IN PIU’ NEL VENETO. MA QUANDO FINIRA’ LA POLITICA DEI TAGLI NEGLI OSPEDALI PUBBLICI?

Nessuna vena polemica in questo delicato momento. Ma non si può lasciare che certi soggetti non siano valutati per quello che hanno fatto agli ospedali pubblici veneti. Per l’attività di governo della Regione Veneto che ora dimostra quanto negativa sia stata certa politica. Insomma, come si fa a credere ancora a chi, come Zaia e la Lega, dal 2002 al 2019:

– per le schede ospedaliere degli ospedali pubblici del Veneto, hanno contribuito pesantemente al taglio di ben 3629 posti letto, pari al -20,3% (da 17879 a 14250, un posto letto ogni 5 tagliato), mentre ne hanno aggiunto addirittura 517 per le cliniche private, pari al +16,2% (da 3188 a 3705, circa un posto letto ogni 6 in più);

– hanno approvato in Regione il taglio di ben 365 posti letto ospedalieri pubblici (da 1114 a 749) in Area Intensiva, pari al -32,7%; quasi un posto letto ogni 3 tagliato in questo settore delicatissimo!

Speriamo però che da questa brutta situazione, tutti, anche i tagliatori di posti letto pubblici ed in particolare di quelli in Area di Terapia Intensiva, escano con una dignitosa autocritica e con l’impegno ad aumentare posti letto e servizi negli ospedali pubblici, grazie anche ai fondi derivati dalla cancellazione o almeno dal drastico ridimensionamento delle attuali ricche convenzioni con le cliniche private.

Speriamo anche in un rafforzamento delle Piante Organiche degli ospedali pubblici, anche attraverso l’assunzione di eventuali operatori eventualmente licenziati dalle cliniche private con cui si sono cancellate o ridimensionate le convenzioni. Insomma, a partire dal prossimo futuro, bisogna lavorare per avere una sanità pubblica più efficiente, gratuita per tutti e, come dice Gino Strada, bisogna “eliminare il profitto dalla sanità italiana”.

Rifondazione Comunista del Veneto – 5 marzo 2020

http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=41444&fbclid=IwAR2cKbPl5ComwTFuCUsWvZrdzj3cvOS_Jd8Q8px1BpZ7qnMLvNdIbzj55sM

Di L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

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