La mancanza di solidarietà della UE per il coronavirus spinge ulteriormente la Serbia verso la Cina

Sharing is caring!

La pandemia dimostra quanto velocemente sia stato abbandonato il liberalismo per proteggere gli interessi dello Stato.

La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato in un video messaggio su Twitter [in inglese] che la UE sta limitando l’esportazione di dispositivi medici, ha sottolineato che il divieto di esportazione su questi beni si applica in tutta l’Unione Europea, ed è motivato dalla necessità di mantenere sufficienti le forniture di dispositivi medici nell’Unione stessa. Altri paesi europei al di fuori dell’Unione Europea, dove si è diffuso il coronavirus, non possono contare sulle mascherine, sui guanti, sugli abiti protettivi e sui respiratori provenienti dalla UE. In effetti, la UE ha dato prova di non avere senso di umanità e solidarietà al di fuori dei suoi confini, isolando se stessa dagli altri paesi e rifiutandosi di aiutarli per combattere la pandemia di coronavirus.

La dichiarazione della Von del Leyen ha dimostrato al presidente serbo Aleksandar Vučić che l’Unione Europea non ha passato il test di umanità e solidarietà. Sapendo di non poter fare affidamento sull’assistenza europea, il presidente serbo ha invece chiesto aiuto alla Cina. I social media cinesi sono stati immediatamente sommersi di messaggi di solidarietà e di appelli [in serbo] come “aiutiamo la Serbia”, “li dobbiamo aiutare”, “certamente li aiuteremo” e “noi siamo amici”.

Finora la Cina ha dato assistenza ad ogni paese che affronti la pandemia da coronavirus e che abbia chiesto assistenza, dagli Stati Uniti agli Stati africani. Ma Serbia e Cina hanno in comune uno stretto legame da quando tre giornalisti cinesi furono uccisi dagli Stati Uniti che avevano bombardato l’ambasciata cinese di Belgrado durante i bombardamenti NATO della Jugoslavia del 1999. E, com’era prevedibile, il lunedì successivo sono arrivati in Serbia dalla Cina i kit di test per il coronavirus. Vučić ha poi commentato [in inglese] che la solidarietà europea è solamente “una favola”, e che la Cina è stata l’unico paese in grado di aiutarli. L’inazione o la mancanza di interesse di Bruxelles ad aiutare la Serbia durante la pandemia di coronavirus, proprio come la crisi migratoria del 2015, potrebbe alla fine aiutare a far capire ad alcuni Serbi che vogliono aderire alla UE che la Serbia ha solo pochi partner internazionali su cui fare affidamento.

Sebbene la maggior parte dei Serbi abbia capito da tempo questa verità, ed è stato provato che è falsa l’intera storia mitologica della cosiddetta solidarietà europea, questa pandemia ha piuttosto dimostrato che, quando si raggiunge una grave crisi, il leggendario e liberale ordine globale comincia a collassare [in inglese]. Gli Stati più potenti hanno usato il liberalismo come lato nascosto per proteggere la loro dominazione e dominare l’ordine regionale, e la pandemia di coronavirus ha dimostrato quanto velocemente il liberalismo è stato abbandonato per proteggere gli interessi dello Stato, appena non è stato più utile.

La Germania, lo Stato più influente della UE, si è rapidamente ritratta ora che il coronavirus è andato fuori controllo in Europa, i cosiddetti valori comuni della UE non sono più rispettati e si è disintegrata tutta la sua solidarietà. Se pensiamo a come nel 2015 ha aperto i confini e ha deciso di accettare degli immigranti clandestini, la cancelliera tedesca Angela Merkel non ha pensato molto a come questo avrebbe avuto impatto sugli altri Paesi, soprattutto dell’Europa meridionale, e non era interessata ad altre opinioni, ma solo alla sua agenda liberale. Ma ora che la crisi per il coronavirus è molto peggio di dell’immigrazione illegale, e sta colpendo la Germania direttamente, è diventato chiaro che di fatto non c’è alcuna solidarietà e che gli egoistici interessi statali prevalgono sempre durante i tempi duri.

Un aspetto positivo di questa crisi è che sta forzando la politica serba ad osservare la realtà della’egemonia e del programma liberale. Dovrebbe porre fine ad ogni ambizione serba ad entrare nell’Unione Europea, e spingerla a farle accogliere l’ordine mondiale multipolare. Aver abbandonato la Serbia durante questa pandemia, permetterà ai politici serbi di capire anche che durante la prossima crisi, che potrebbe benissimo essere una crisi economica conseguente alla pandemia di coronavirus, dovranno di nuovo rivolgersi ai loro partner tradizionali come la Cina e/o la Russia, dato che non c’è alcuna vera alternativa per il paese balcanico.

Questo aspetto è particolarmente cruciale perché, quando finalmente arriveremo ad un mondo post-pandemia da coronavirus alla fine di quest’anno, la geopolitica e l’economia globale si sposteranno ancora di più verso la Cina, dato che il Paese asiatico è all’inizio della fine della crisi, mentre l’Europa e gli Stati Uniti stanno ancora nel bel mezzo di essa.

*****

Articolo di Paul Antonopoulos pubblicato su The Duran il 21 marzo
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per Saker Italia.

[I commenti in questo formato sono del traduttore]

L.M.

Appassionato sin da giovanissimo di geopolitica, è attivo nei movimenti studenteschi degli anni novanta. Militante del Prc, ha ricoperto cariche amministrative nel comune di Casteldelci e nella C.M. Alta Valmarecchia. Nel 2011 crea il blog Ancora fischia il vento.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *