Maggio 28, 2020

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LA REAZIONE DEL VENEZUELA AL CORONAVIRUS POTREBBE SORPRENDERVI

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di Leonardo Flores,

Nel giro di poche ore dall’annuncio, più di 800 venezuelani negli USA si sono registrati per un volo d’emergenza da Miami a Caracas attraverso un sito gestito dal governo venezuelano. Tale volo, offerto gratuitamente, è stato proposto dal presidente Nicolas Maduro quando ha appreso che 200 venezuelani erano bloccati negli Stati Uniti dopo la decisione di quel governo di bloccare i voli commerciali come misura preventiva contro il coronavirus. La promessa di un volo si è estesa a due o più voli, quando è diventato chiaro che molti venezuelani negli USA volevano tornare in Venezuela, tuttavia la situazione rimane irrisolta a causa del divieto statunitense di voli da e verso il paese.

Quelli che si affidano solo ai media prevalenti potrebbero chiedersi chi mai con la testa a posto voglia lasciare gli Stati Uniti per il Venezuela. TimeThe Washington PostThe Hill e il Miami Herald, tra gli altri, hanno pubblicato la settimana scorsa articoli che descrivevano il Venezuela come un incubo caotico. Tali canali mediatici hanno dipinto un quadro di un disastro del coronavirus, di incompetenza governativa e di una nazione vacillante sull’orlo del collasso. La realtà della reazione venezuelana al coronavirus non è per nulla seguita dai media prevalenti.

Inoltre ciò che ciascuno di questi articoli sminuisce è il danno causato dalle sanzioni dell’amministrazione Trump, che ha devastato l’economia e il sistema sanitario molto prima della pandemia di coronavirus. Tali sanzioni hanno impoverito milioni di venezuelani e hanno avuto un impatto negativo su infrastrutture vitali, quali la generazione di elettricità. Al Venezuela è impedito di importare parti di ricambio per le sue centrali elettriche e il conseguenti blackout interrompono l’erogazione dell’acqua, che dipende da pompe elettriche. Ciò, assieme a dozzine di altre implicazioni della guerra ibrida contro il Venezuela, ha causato un declino degli indicatori della salute a tutto campo, determinando 100.000 morti in conseguenza delle sanzioni.

Riguardo specificamente al coronavirus, le sanzioni aumentano i costi dei kit di test e delle forniture mediche, e vietano al governo venezuelano di acquistare attrezzature mediche dagli USA (e da molti paesi europei). Questi ostacoli apparentemente collocherebbero il Venezuela sulla via di uno scenario da peggiore delle ipotesi, simile all’Iran (pure malmenato da sanzioni) o l’Italia (malmenata da austerità e neoliberismo). Diversamente da tali due paesi il Venezuela ha assunto precocemente passi decisivi di fronte alla pandemia.

In conseguenza di tali passi e di altri fattore, il Venezuela è attualmente nel suo scenario migliore. Nel momento in cui scrivo, undici giorni dopo il primo caso confermato di coronavirus, il paese ha 86 contagiati e nessun morto. I suoi vicini non se la sono passata altrettanto bene: il Brasile ha 1.924 casi con 34 morti; l’Ecuador 981 e 18; il Cile 746 e 2; il Peru 395 e 5; il Messico 367 e 4; la Colombia 306 e 3. (Con l’eccezione del Messico, quei governi hanno partecipato e contribuito tutti ai tentativi di cambiamento di regime a guida statunitense in Venezuela). Perché il Venezuela sta andando tanto meglio degli altri nella regione?

Gli scettici affermeranno che il governo Maduro sta celando i dati e le morti, che non ci sono abbastanza test, non abbastanza farmaci, non abbastanza talento per far fronte adeguatamente a una pandemia. Ma ecco i fatti.

Primo: la solidarietà internazionale ha avuto un ruolo inestimabile nel consentire al governo di raccogliere la sfida. La Cina ha inviato kit diagnostici per il coronavirus che consentiranno di sottoporre a test 320.000 venezuelani, oltre a squadre di esperti e a tonnellate di forniture. Cuba ha inviato 130 medici e 10.000 dosi di Interferon alfa-2b, un farmaco che con una storia consolidata di aiuto alla ripresa di pazienti di COVID-19.  La Russia ha inviato la prima di numerose spedizioni di attrezzature mediche e kit. Questi tre paesi, regolarmente descritti come il male dalla politica estera statunitense, offrono solidarietà e sostegno materiale. Gli Stati Uniti offrono più sanzioni e il FMI, diffusamente noto come sotto controllo statunitense, ha negato al Venezuela una richiesta di 5 miliardi di dollari di finanziamento d’emergenza che persino l’Unione Europea appoggia.

Secondo: il governo ha rapidamente messo in atto un piano per contenere la diffusione della malattia. Il 12 marzo, un giorno prima del primo caso confermato, il presidente Maduro ha decretato un’emergenza sanitaria, vietato assembramenti di folle, e cancellato voli dall’Europa e dalla Colombia. Il 13 marzo, Giorno 1, due venezuelani sono risultati positivi al test; il governo ha cancellato lezioni, cominciato a prescrivere mascherine nelle metropolitane e al confine, chiuso teatri, bar e nightclub, e limitato i ristoranti all’asporto o alla consegna a domicilio. Merita di essere ripetuto che quello era il Giorno 1 di un caso confermato; molti stati degli Stati Uniti devono ancora compiere questi passi. Arrivati al Giorno 4 è stata posta in vigore una quarantena nazionale (equivalente a ordinanze di rimanere al sicuro) e un portale in rete chiamato Sistema Patria è stato riutilizzato per sondare potenziali casi di COVID-19. Al Giorno 8, erano infettate 42 persone e circa il 90 per cento della popolazione stava rispettando la quarantena. Al Giorno 11 più di 12,2 milioni di persone avevano completato il sondaggio, più di 20.000 che avevano riferito di essere malate erano state visitate a casa da professionisti della medicina e a 145 persone era stato prescritto il test per il coronavirus. Il governo stima che senza tali misure il Venezuela avrebbe 3.000 contagiati e un elevato numero di morti.

Terzo: il popolo venezuelano era preparato a gestire una crisi. Negli ultimi sette anni il Venezuela ha vissuto la morte di un leader estremamente popolare, violente proteste della destra, una guerra economica caratterizzata da scarsità e iperinflazione, sanzioni che hanno distrutto l’economica, un colpo di stato in corso, tentativi di insurrezioni militari, attacchi a servizi pubblici, blackout, migrazioni di massa e minacce di un intervento militare statunitense. Il coronavirus è un genere diverso di sfida, ma le crisi precedenti hanno instillato una resilienza tra i venezuelani e rafforzato la solidarietà tra le comunità. Non c’è panico nelle strade; le persone, invece, sono calme e stanno rispettando i protocolli sanitari.

Quarto: l’organizzazione di masse e la priorità alle persone rispetto a tutto il resto. Comuni e comunità organizzate hanno assunto la guida, producendo mascherine, mantenendo attivo il sistema di fornitura alimentare CLAP (questo pacchetto mensile di alimenti raggiunge sette milioni di famiglie), agevolando le visite casa per casa di medici e incoraggiando l’uso di mascherine in pubblico. Più di 12.000 studenti di medicina del loro ultimo o penultimo anno di studi hanno chiesto di essere addestrati a visite domiciliari. Per parte sua l’amministrazione Maduro ha sospeso il pagamento degli affitti, istituito un congelamento nazionale dei licenziamenti, concesso bonus ai lavoratori, vietato alle società delle telecomunicazioni di tagliare i telefoni o internet alle persone, raggiunto un accordo con catene alberghiere per mettere a disposizione 4.000 letti in caso la crisi si acutizzi e si è impegnato a pagare i salari dei dipendenti di piccole e medie aziende. In mezzo a una crisi sanitaria pubblica – sommata a una crisi economica e a sanzioni – la reazione del Venezuela è stata garantire cibo, offrire assistenza sanitaria gratuita e diffusi test, e alleviare l’ulteriore pressione economica sulla classe lavoratrice.

Il governo statunitense non ha riposto alla richiesta dell’amministrazione Maduro di fare un’eccezione per la Conviasa Airlines, la linea area nazionale sotto sanzioni, per riportare a Caracas i venezuelani bloccati negli Stati Uniti. Considerato tutto ciò che succede negli Stati Uniti, dove le cure per il COVID-19 possono costare quasi 35.000 dollari e il governo sta valutando l’opzione di dare priorità all’economia rispetto alle vite delle persone, forse questi venezuelani in attesa di tornare a casa capiscono che le loro possibilità di sopravvivere al coronavirus – sia fisicamente sia economicamente – sono molto migliori in un paese che dà valore alla vita piuttosto che ai profitti.

Leonardo Flores è un esperto di politica latino-americana e attivista di CODEPINK.

da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/venezuelas-coronavirus-response-might-surprise-you/

Originale: Global Research

Traduzione di Giuseppe Volpe