Settembre 24, 2020

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L’Ucraina approva la legge di riforma fondiaria (voluta dall’FMI) e i tagli alla spesa sociale, mentre si diffonde il coronavirus

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Il Parlamento ucraino si è riunito lunedì in una sessione definita “storica” per approvare due leggi richieste dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) in cambio di un potenziale pacchetto di prestiti tra i 5,5 e gli 8 milioni di dollari. Lo stato ucraino, nel pieno di una crisi sociale ed economica causata dalla guerra civile in corso nell’Ucraina orientale e dall’epidemia di coronavirus, senza l’aiuto del FMI è sull’orlo del default.

La sessione parlamentare d’emergenza di lunedì si è tenuta a seguito dell’annuncio del Ministero della Salute che il numero di casi nel Paese è cresciuto a 548, con 13 morti. Durante la sessione tutti i membri del Parlamento e il presidente Volodomyr Zelensky hanno indossato mascherine e guanti.

La prima a passare è stata quella comunemente conosciuta come la legge “anti-Kolomoisky”, dato che riguarda il noto oligarca Igor Kolomoisky. In precedenza Kolomoisky aveva sostenuto la campagna elettorale di Zelensky del 2019, ma successivamente ha rotto con il comico diventato presidente. Un elemento centrale della disputa riguardava la restituzione della PrivatBank a Kolomoisky, che il precedente presidente ucraino Petro Poroshenko aveva nazionalizzato.

Era stato dato per scontato che Zelensky restituisse a Kolomoisky gli assetti nazionalizzati da Poroshenko. Tuttavia, la legge approvata lunedì proibisce esplicitamente che ciò avvenga per precedenti proprietari di banche già dichiarate insolventi o nazionalizzate. La legge è stata energicamente promossa dal FMI, dall’UE e dagli USA, ed era un punto centrale nella concessione di nuovi prestiti all’Ucraina.

Inoltre, il Parlamento ha approvato la cosiddetta legge di “riforma fondiaria” che porta a termine la moratoria pluridecennale sulla vendita dei terreni agricoli. La moratoria è destinata a terminare a luglio 2021. La legge, arenata in Parlamento per mesi a causa della diffusa opposizione della classe lavoratrice ucraina, alla fine è riuscita a passare solo in occasione di una sessione di emergenza, mentre il Paese era bloccato a causa del diffondersi dell’epidemia di coronavirus. Secondo un recente sondaggio il 73% della popolazione è contraria alla legge.

La legge è passata con alcune misure alle quali l’FMI e l’imperialismo occidentale erano contrarie, tra le quali i limiti alla dimensione dei lotti ed un referendum sulla vendita di terreni a stranieri.

L’agricoltura contribuisce al PIL ucraino per il 40%, e si stima che il Paese, a lungo considerato il granaio d’Europa, vanta 32 milioni di ettari di terra arabile molto appetibile per stranieri facoltosi e investitori nazionali. In confronto la Germania, che ha circa il doppio della popolazione dell’Ucraina, ha solo 12 milioni di ettari di terra arabile.

L’approvazione della legge è stata celebrata dai sostenitori di Zelensky, sia in Ucraina che in Occidente. In un editoriale sul sito web dell’Atlantic Council, il gruppo di esperti di Washington, la portavoce di Zelensky, Iuliia Mendel ha definito “storico” il provvedimento, e precisato che i limiti alla vendita dei terreni sono temporanei, dato che il governo di Zelensky sta già preparando norme “integrative” mirate a rendere il mercato fondiario più “efficiente”.

Mendel ha anche dato credito all’opposizione per la fine della moratoria, considerata non più di un mito politico che ha condizionato gli ucraini per quasi trent’anni.

Oleksiy Honcharuk, il precedente Primo Ministro di destra di Zelensky, ha salutato l’apertura del mercato fondiario agricolo ucraino come “un’altra delle vestigia post-sovietiche ricacciate nel passato!” e, nonostante la propria opposizione alle limitazioni alla vendita, ha definito il provvedimento “storico”.

Poco prima del voto di lunedì, Zelensky si è rivolto in video al Parlamento sollecitando l’approvazione della legge promossa dal FMI, che egli ha definito un “bivio” per il Paese. Secondo Zelensky, la via è “l’adozione di due leggi di importanza vitale, recanti un aiuto da parte dei nostri partner finanziari internazionali di circa dieci miliardi di dollari, che sono necessari per stabilizzare l’economia del Paese e per superare la crisi”. L’alternativa, cioè respingere la legge, ha ammonito Zelensky, porta alla “crisi economica” e al “default”.

L’epidemia di coronavirus e la conseguente fuga di capitale estero dall’Ucraina, ha causato seri danni economici in quello che secondo l’FMI è il Paese più povero d’Europa. L’Ucraina ha adottato un regime di quarantena fino ad almeno il 24 aprile, ed ha chiuso i confini ai viaggi internazionali.

La scorsa settimana un portavoce del governo ha affermato che in conseguenza del coronavirus il PIL ucraino potrebbe contrarsi del 3,9% e l’inflazione crescere fino all’8,7%. Il portavoce ha anche riferito che la disoccupazione potrebbe toccare il 9,4% ed il deficit di bilancio triplicare. L’Ucraina è già gravata da un deficit di bilancio di circa 642 milioni di dollari, e ha debiti con il FMI per miliardi di dollari.

Secondo sondaggi il 69% degli ucraini afferma di avere sofferto danni economici causa della pandemia. Una persona su sei ha affermato di avere perso il posto di lavoro o almeno una fonte di reddito. Il 38% ha denunciato la diminuzione delle normali entrate familiari ed il 16% ha perso ogni fonte di reddito. Tra quelli che hanno perso fonti di reddito come risultato della quarantena, il 45% ha risorse sufficienti per sopravvivere il mese di marzo, nel migliore dei casi. Circa un terzo ne ha abbastanza per marzo e aprile, e solo il 16% riuscirebbe a farcela per tre mesi o più. Già prima della pandemia circa il 60% della popolazione ucraina viveva sotto la soglia di sussistenza minima. Ora, in aggiunta all’altissima disoccupazione, il governo ha prontamente rivisto il bilancio annuale con nuovi tagli all’istruzione e ai programmi sociali, ai sussidi per il pagamento delle bollette del gas, ed alle compensazioni per le case distrutte dall’esercito ucraino nei combattimenti in corso nell’est del Paese. Intanto, come riportato dal sito d’informazione ucraino Strana.ua, il finanziamento delle spese militari e i pagamenti al FMI non subiranno variazioni.

Le politiche del governo di Zelensky minacciano la classe lavoratrice con un disastro sociale e sanitario di proporzioni gigantesche. La risposta del governo ucraino al diffondersi del virus è stata inadeguata a livelli criminali. Secondo il Vice Ministro per la Salute Viktor Lyashko ci sono circa 1.117 respiratori disponibili per l’intera popolazione di 40 milioni.

Il precedente Ministro della Salute ha ammesso che il Paese è ancora meno preparato della Spagna o dell’Italia, dove ogni giorno centinaia di persone muoiono di COVID-19. L’Ucraina ha anche una sostanziosa fetta di anziani, circa un quarto della popolazione, che è particolarmente a rischio di morte per il virus.

La scorsa settimana la pubblicazione investigativa Bihus ha rivelato che l’Ufficio Municipale per la Salute di Kiev era in procinto di creare apposite stanze di ospedale “VIP” per gli ufficiali di stato e i loro facoltosi amici, dove verrebbero curati in stanze separate da staff medici più esperti.

L’atteggiamento della borghesia ucraina e del regime di Zelensky sono stati rivelati piuttosto apertamente dal ministro della Salute Ilya Emets, la cui brutale franchezza lo ha costretto lunedì alle dimissioni. Emets, che aveva precedentemente dichiarato che tutti i pensionati ucraini “moriranno”, di recente ha affermato all’Ucraina 112 News che “conosciamo le statistiche, sappiamo quanti hanno più di 65 anni. È triste, ma l’aspettativa di vita media per gli uomini penso sia di 65 anni. Perciò, in tutta franchezza penso che gli aiuti finanziari si debbano concentrare su chi è ancora vivo. Non sto scherzando e non sto cercando di spaventarvi. Lo dico da sempre: facciamo i conti e vediamo quante risorse dobbiamo destinare ai vivi, non ai cadaveri”.

Pienamente consapevole che l’impatto congiunto di questo assalto frontale al tenore di vita ed alle vite della classe lavoratrice provocherà un’opposizione di massa, il governo municipale di Kiev si è già mosso per impiegare ufficialmente la “Guardia Municipale”, un’organizzazione di estrema destra, per attuare la quarantena nella capitale. La Guardia Municipale annovera teppaglia fascista del partito neo-nazista Svoboda e di C-14, una famigerata organizzazione di estrema destra che vanta stretti legami con lo stato ucraino.

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Articolo di Jason Melanovski pubblicato su World Socialist Web Site il 1° aprile 2020
Traduzione in italiano di DS per SakerItalia