Ottobre 23, 2020

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Il governo polacco approfitta del coronavirus per attaccare il diritto all’aborto e l’educazione sessuale

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Federa è una ONG che si occupa sin dal 1991 di monitorare i diritti e la salute delle donne in Polonia. Di seguito riportiamo, tradotto, un importante comunicato apparso sul loro sito, relativo a quanto sta accadendo in queste ore in Polonia, dove il governo reazionario della destra farà votare tra oggi e domani due leggi che si configurano come un duro attacco ai diritti delle donne e non solo: la prima per l’abolizione quasi totale del diritto all’aborto e la seconda per la criminalizzazione degli educatori sessuali sulla base di una fantomatica e ridicola equazione tra omosessualità, sessualità consapevole e pedofilia.
Come testimoniato da Joanna Sieradzka, un’attivista con la quale siamo in contatto, nel momento in cui scriviamo

migliaia di cittadine e cittadini polacchi stanno protestando durante il lockdown […]. Stiamo esponendo striscioni fuori dalle finestre, stiamo bloccando le strade con le nostre auto e facendo la fila ai negozi esibendo abiti trasparenti.

La protesta ovviamente, in tempi di quarantena, avviene soprattutto online:

stiamo riempiendo Facebook, Twitter e Instagram di post in cui tagghiamo il presidente polacco. Abbiamo oltretutto mandato migliaia di email a ciascuno dei rappresentanti del governo chiedendo di votare contro la legge di iniziativa popolare di Kaia Godek denominata ’Stop Aborto’. Non vogliamo essere costrette a vivere in un film dell’orrore dove non c’è scelta.

Credits: Instagram @zakreconykurek Maria Kurek

Comunicato: La Polonia usa il COVID-19 per introdurre ulteriori restrizioni ai diritti sessuali e riproduttivi delle donne

Mentre la libera circolazione delle persone e la libertà di riunione sono gravemente limitate a causa di motivi di salute pubblica e le proteste contro le fatture non possono avvenire per strada, il Sejm (il parlamento polacco) ha deciso di avanzare due scandalose proposte legislative la cui lettura si svolgerà il 15 e 16 aprile.
Il primo disegno di legge denominato “Stop all’aborto” era già stata avanzata dal parlamento nel 2017 e, in seguito alle ampie proteste sociali, era stata ritirata dalla commissione parlamentare per essere ripresentata in questi giorni, nel bel mezzo della pandemia.
Il disegno di legge prevede il divieto di interruzione di gravidanza a causa di gravi e irreversibili menomazioni fetali eliminando questo motivo di aborto dalla norma sulla pianificazione familiare del 1993. Questo disegno di legge significherebbe in pratica la totale abolizione del diritto all’aborto (il 98% degli aborti in Polonia viene eseguito per questo motivo). A causa di questo divieto, diventerebbe impossibile per le donne accedere a informazioni affidabili sulle condizioni del feto. La mancanza di una diagnosi affidabile priverebbe le donne incinte della possibilità di decidere autonomamente se continuare o meno la gravidanza.
Il secondo disegno di legge concerne l’introduzione di ulteriori restrizioni in materia di educazione sessuale (già quasi inesistente in Polonia). Le firme a sostegno di questa proposta legislativa sono state raccolte nel corso di una campagna, che ha sollevato non poche critiche, chiamata “Stop Pedofilia”: il messaggio-chiave di questa campagna è l’idea che esista un collegamento tra educazione sessuale e pedofilia.
Questo disegno di legge prevederebbe modifiche al codice penale provocando la criminalizzazione degli educatori sessuali e stigmatizzando ulteriormente ciò che rimane dell’educazione sessuale in Polonia. In pratica il disegno di legge impedirebbe ai medici di prescrivere contraccettivi ai minori di 18 anni e rischierebbe di provocare l’arresto di educatori e assistenti (caregiver) sorpresi a toccare argomenti legati alla sessualità.
Entrambi i progetti di legge sono l’effetto della mobilitazione di quei cittadini che negli ultimi anni hanno attivamente combattuto contro il diritto all’aborto e contro l’educazione sessuale. Essi costituiscono un altro grave arretramento per le donne e la società polacca per quanto riguarda il rispetto dei diritti fondamentali delle donne stesse e l’accesso alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi.
“Non riesco a individuare nessun principio nel sistema legale polacco che giustifichi l’imposizione di un tale onere alle donne e una simile privazione della loro autonomia” – afferma Kamila Ferenc, avvocatessa della Federation for Women and family planning. “Questo è un duro colpo per le donne, dato in uno dei momenti peggiori di sempre. Protesteremo in ogni modo possibile ”- aggiunge Krystyna Kacpura, direttrice della stessa associazione.

Fonte: Federation for Women and Family Planning

Urszula Grycuk
intl@federa.org.pl

“Piekło Kobiet”: “l’inferno delle donne” è uno degli slogan diffuso attraverso i social da molte donne nel corso della protesta di questi giorni.

Articolo e traduzione italiana del comunicato: Matteo Iammarrone