Maggio 25, 2020

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Dopo tutto, forse Karl Marx aveva ragione

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Prima di Marx il socialismo era una sorta di desiderio volontario, che derivava senza dubbio dalle fantasie sulla vita della prima cristianità quando ogni cosa si presupponeva fosse condivisa. Ci furono pochi tentativi di formare comunità cristiane socialiste, e molte di esse fecero una fine infelice, specialmente quella degli anabattisti di Munster. Anche comunità socialiste secolari – per esempio, i tentativi di Robert Owen – si esaurirono, sebbene in maniera più pacifica.

Marx affermava di avere reso scientifico il socialismo, frase con cui voleva intendere che era convinto di aver scoperto il meccanismo che ha guidato la società attraverso la storia: concluse che il socialismo era la prossima inevitabile fase dell’evoluzione. Lui e il suo collaboratore Engels esposero la teoria nel Manifesto del Partito Comunista [in inglese] del 1948, e Marx passò il resto della vita lavorando sui dettagli. Lotta di classe, mezzi di produzione, trionfo della borghesia nei tempi moderni, teoria del valore/plusvalore del lavoro, più la borghesia aveva successo e più creava la sua distruzione. “Ciò che quindi la borghesia produce, sono, soprattutto, i suoi becchini. La sua caduta e la vittoria del proletariato sono ugualmente inevitabili” [in inglese]. E’ una teoria completa della storia e della società. La forza motrice del prossimo periodo socialista è la depauperazione dei lavoratori, poiché i proprietari dei mezzi di produzione spremono maggiore plusvalore dai lavoratori, diventano più potenti e più ricchi mentre la condizione dei lavoratori peggiora:

Il lavoratore moderno, al contrario, invece di sollevarsi con l’industrializzazione, affonda sempre di più al di sotto della condizione di sussistenza della sua classe. Diventa un povero, e la povertà si sviluppa più rapidamente della popolazione e della ricchezza” [in inglese].

Secondo lo stesso processo, sempre più ex ricchi capitalisti vengono portati alla rovina e spinti nelle fila dei miserabili lavoratori (“Uno solo capitalista ne uccide sempre tanti” [in inglese]) fino a quando (ma i dettagli non vengono mai veramente descritti) non ci saranno pochi ricchi e tanti poveri, e:

La centralizzazione dei mezzi di produzione e la socializzazione del lavoro raggiungono un punto in cui diventano incompatibili col loro involucro capitalistico. Ed esso viene spezzato. Suona l’ultima ora della proprietà privata capitalistica. Gli espropriatori vengono espropriati” [in inglese].

Non è necessario che la fase finale debba essere particolarmente violenta: alla fine ci sarebbero così pochi super ricchi che non farebbe molta differenza nel grande schema delle cose se fossero impiccati a un palo della luce o mandati in pensione come l’ultimo imperatore cinese.

Marx credeva di aver scoperto le leggi, i processi e gli ingranaggi, che hanno guidato la storia e la società: il modo in cui sono e saranno le cose, modo che deve essere scientifico. Dopo Marx, il socialismo non è più qualcosa da desiderare, qualcosa che un ricco e generoso proprietario può creare se gli viene chiesto con educazione, un appello alla coscienza cristiana, ma qualcosa che costituisce il vero meccanismo della realtà com’è e come si deve sviluppare. Il socialismo è congenito alla storia.

Ma c’è subito una contraddizione: se è scientifico, nulla che tu o io possiamo fare, lo renderà più veloce o lento, quindi non ha senso entrare nei partiti socialisti. Alle leggi della fisica di Newton non interessa se tu o io creiamo una società per fare proselitismo su tali leggi. Ma se è importante lavorare per il socialismo – e lo stesso Marx fu coinvolto da vicino in almeno un tentativo di farlo [in inglese] – allora non è inevitabile e, quindi, non scientifico. Questo ha creato due filoni nel marxismo: lo spontaneismo (succederà a suo tempo) e il volontarismo (si deve fare in modo che accada).

La previsione scientifica secondo cui A va a B e da B a C andò in crisi alla fine del 1800.  Eduard Bernstein sosteneva che le cose non seguivano il percorso che Marx aveva previsto mezzo secolo prima: la proprietà del capitale non si stava concentrando nelle mani di sempre meno persone, e le condizioni dei lavoratori non stavano peggiorando. In una parola, gli sviluppi politici (il potere politico della classe lavoratrice) stavano cambiando le leggi di Marx. Da questo conflitto tra teoria e osservazione è nata l’idea di ciò che noi ora chiamiamo social democrazia. I socialisti dovrebbero lavorare all’interno del sistema per ridurre le ore lavorative, spezzare i monopoli, eliminare il lavoro infantile, rafforzare i salari, sostenere i sindacati e così via: in termini marxisti, usare il potere politico per costringere i proprietari a rinunciare a una significativa porzione del plusvalore. La social democrazia potrebbe essere armonizzata con l’idea della libera impresa intendendola come pareggiamento delle condizioni. Se l’essenza del libero mercato è la competizione, allora chi può dissentire dall’idea che la domanda di lavoro debba competere liberamente con il capitale a parità di condizioni; se la concorrenza finale è desiderabile, allora è desiderabile anche quella iniziale. L’economia mista: il dinamismo del libero mercato impedisce la stagnazione e la burocrazia del socialismo, il potere del lavoro ha impedito lo schiacciamento dei deboli e il governo è il garante dell’equilibrio.

Lenin odiava le conclusioni di Bernstein (“revisionismo [in inglese]) e nel suo libro “Che fare?” [in inglese] prende una via diversa: pochi informati e disciplinati dovrebbero guidare lo sviluppo. E questo ha portato all’Unione Sovietica e, nella sua fine cadente, al “socialismo sviluppato” di Brezhnev. (Per inciso: Brezhnev somiglia a ciò che è il re filosofo di Platone, quando le persone vere lo sperimentano in tempo reale). E’ interessante osservare, comunque, che sia la corrente di Bernstein che quella di Lenin erano approcci volontaristici: il futuro sarà creato dagli atti di volontà di oggi.  Alla faccia del socialismo scientifico.

L’economia mista ha funzionato piuttosto bene per molto tempo, e le social democrazie europee hanno realizzato alti livelli di vita e di giustizia sociale in maniera generalizzata. Anche negli Stati Uniti con il loro odio per il “socialismo”, ha realizzato un buon livello di vita per il “proletariato”, grazie al potere dei sindacati e al voto a maggioranza. Piuttosto che esistere tristemente ai margini del lavoro a prezzo di mercato come i protagonisti del romanzo “I filantropi con le pezze ai pantaloni” [The Ragged-Trousered Philanthropists], in Occidente un lavoratore può comprare una casa e sostenere una famiglia. Complessivamente, la maggioranza delle persone potrebbe essere d’accordo sul fatto che è stato raggiunto un buon equilibrio, e che le previsioni di Marx sono state smentite. Il collasso dell’Unione Sovietica e dei suoi satelliti sono stati come colpi di una pistola sparachiodi sulla sua bara. I marxisti si sono trasformati in folli con le basette che agli angoli delle strade strillano che non è fallito perché non è mai stato realmente provato!!!

* * *

Ma quello era allora, e questo è ora. Ciò che mi ha fatto cominciare a pensare a queste cose è stato questo titolo “Uno studio rivela che i tre americani più ricchi possiedono più ricchezza del 50% del Paese” [in inglese]. E’ piuttosto sbalorditivo: tre persone possono comprare 160 milioni di Americani, pagare i loro affitti e mutui, ripulire i loro conti di risparmio, intascare i loro piani sanitari, svuotare i loro piani pensione, gettare i loro vestiti nel cassonetto dell’Esercito della Salvezza, ammucchiare i loro soprammobili a bordo del marciapiede e incassare il ricavato delle loro otturazioni. Per quanto riguarda l’acquisto dell’altro 50%, l’unica domanda è quanti miliardari [in inglese] servirebbero: un centinaio, duecento? Quanto tempo prima i tre potevano comprarsi i due terzi della popolazione? (La scorsa settimana ci hanno detto che uno dei tre ha aggiunto sei miliardi alla sua cassa [in inglese],  cifra che equivale a dodici delle ultime navi da crociera Princess o a metà di una portaerei americana). Prima di sentir parlare dei tre big, avrei dovuto sapere da questo studio del 2014 che “I ricercatori hanno quindi concluso che la politica americana è formata più da specifici gruppi di interesse che da politici che rappresentano correttamente la volontà della generalità delle persone, incluso la classe meno agiata dal punto di vista economico” [in inglese]. I due titoli non sono, a dir poco, disgiunti.

Scendendo al livello di semplici milioni, apprendiamo che “come reso noto dall’azienda, nella serata di venerdì, il dimissionato CEO di Boeing, Dennis Muilenburg, ha lasciato la compagnia con stock option e altri beni per un valore di 80 milioni di dollari, ma non ha ricevuto la liquidazione” [in inglese]. Un’azienda d’eccellenza, probabilmente distrutta durante il suo mandato, e lui si mette in tasca tanti di quei soldi che né tu o io, né tutti i lettori di questo articolo potranno mai vedere. Nel frattempo, negli Stati Uniti i salari medi non sono cambiati di molto in 40 anni [in inglese]. I ricchi diventano più ricchi, i poveri più poveri.

Che cos’è successo? Bene, in poche parole, i ricchi hanno afferrato il potere, preso il controllo del governo e hanno dato il via alla disparità di condizioni. Ovunque possano esercitare il loro potere, loro lo esercitano: gli stipendi dei dirigenti salgono, le tasse universitarie crescono, i parlamentari diventano più ricchi, la burocrazia si diffonde, i salvataggi governativi si defilano. Niente di questo è nuovo o inusuale, certamente: ‘avidità+potere=più avidità’ è un’equazione che vale sempre e ovunque. Ma da qualche parte l’Occidente ha perso le forze contrapposte che bilanciavano l’avidità dei capi con l’avidità dei sindacati. Lo vediamo in tutto l’Occidente: super ricchi, salari dirigenziali giganteschi, vantaggi illimitati per alcuni e austerità per gli altri. Più drammaticamente negli Stati Uniti, ovviamente, perché è il leader dell’Occidente e il “primo ad averlo adottato”. I socialisti e le istituzioni che hanno incoraggiato, hanno fornito una forza di contrapposizione e il potere duro ha creato un equilibrio in cui tutti hanno ottenuto qualcosa. Da qualche parte questa forza di contrapposizione è scomparsa.

* * *

Quindi, in un certo senso, ciò che Marx aveva previsto 170 anni fa, è accaduto. Molto più tardi di quanto ci si aspettasse e molto diversamente da quanto ci si aspettasse. La sua teoria sosteneva che i proprietari dei mezzi di produzione (Carnegie, Vanderbilt, Rockefeller) avrebbero governato il mondo. Ma dei tre Americani che, come ci dicono, possono comprare metà della popolazione, uno è un investitore, un altro uno sviluppatore di software e il terzo l’inventore di un negozio di vendita per corrispondenza. Dove sono i mezzi di produzione? Bene, altra ironia, sono stati venduti alla Cina.

Quindi i super ricchi occidentali possiedono cose intangibili, e i comunisti dell’Est possiedono i mezzi di produzione: non esattamente ciò che Marx si aspettava.

Eppure, tre persone sono ricche come mezza nazione? I legislatori fanno ciò che gli viene detto da chi li paga? E’ un po’ come l’ultima fase del capitalismo di cui parlava Marx: pochi, pochissimi, super ricchi e un grande numero di persone in miseria.

Come oggi potrebbe dire Marx, gli oppioidi sono l’oppio dei popoli.

Quindi cosa succederà? Il Covid-19 sta brutalmente rivelando che queste società occidentali non sono in realtà molto efficienti. E’ significativo che tre quarti dei casi di Covid-19 siano stati registrati in paesi NATO [in inglese]? Solo sei mesi fa, si presumeva fossero i più preparati [in inglese]. Guerre senza fine continuano all’infinito, il debito cresce, aumenta il divario della ricchezza, la politica di austerity avanza inesorabilmente. La propaganda dell’eccezionalismo occidentale è ancora forte, ma più debole e meno convincente ad ogni fallimento.

Il mondo sta cambiando, e Karl Marx non sembra così obsoleto come 50 anni fa.

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Articolo di Patrick Armstrong pubblicato su Strategic Culture il 26 aprile
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per Saker Italia.

[I commenti in questo formato sono del traduttore]