Maggio 28, 2020

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Falsificazioni e manipolazioni USA, dal Golfo del Tonchino ad oggi

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di Giuseppe Sini

Come nei procedural drama USA la simpatia del telespettatore viene abilmente orientata verso detective e procuratori impegnati a individuare le prove del delitto, prove che verranno poi esibite in aula con scorno del colpevole e malgrado i suoi tentativi di fregare il sistema, nella realtà delle relazioni internazionali l’imperialismo statunitense e i suoi lacchè nei media cercano, ormai sempre più maldestramente, di indirizzare l’opinione pubblica a loro favore, millantando prove contro il bersaglio di turno costantemente dipinto come impegnato a eludere le proprie responsabilità. 

Così il Segretario di stato Mike Pompeo, alcuni giorni fa, parlava dell’esistenza di una “significativa quantita di prove” [1] in base alle quali il COVID-19 sarebbe emerso dal laboratorio di Wuhan; subito l’opinione pubblica si è divisa, come i presenti a un dibattimento in aula, tra chi ritiene assai poco credibili le parole dell’ex Direttore della CIA e coloro, prevalentemente la variegata (ma sempre più scopertamente destrorsa e filoatlantica) galassia sovranara, che immediatamente le hanno rilanciate come ennesimo chiodo sulla bara della presunta malafede cinese.

Ora, esattamente come la realtà del sistema giudiziario USA è ben diversa da quella dei serial, altrettanto lo è quella delle relazioni internazionali rispetto a una ideale aula globale dove si confronterebbero soggetti sottoposti a una legge uguale per tutti, magari con degli organismi internazionali nel ruolo di giudici imparziali. Risulta quindi del tutto stucchevole la richiesta rivolta a Pompeo di produrre le prove di cui vanta l’esistenza, se non in ragione dell’ineguale distribuzione del potere (economico, militare e mediatico) delle parti in causa, quantomeno sulla base della lunga storia, anche recente, di falsificazioni e manipolazioni da parte statunitense. 

PROVOCAZIONI, AGGRESSIONI REALI… E PESCI VOLANTI

Il cosiddetto “Incidente del Golfo del Tonchino” nella stragrande maggioranza dei resoconti di parte USA viene oggi trattato con toni tra l’imbarazzato e l’ambiguo, giocando sul fatto che si trattò di due episodi avvenuti a distanza di due giorni, o meglio di uno scontro reale tra imbarcazioni statunitensi e nordvientamite, quello del 2 agosto 1964, e di uno mai verificatosi, come ammesso alcuni anni fa dall’allora Segretario della difesa Robert McNamara [2], ovvero quello del 4 agosto dello stesso anno. L’intera vicenda, e in particolare gli eventi del 4 agosto 1964, fornirono il pretesto per una ulteriore estensione dell’aggressione imperialista USA al Vietnam, sancita dall’approvazione da parte del Congresso di una risoluzione che nel suo preambolo, con la consueta faccia tosta yankee, proclamava la volontà di “promuovere il mantenimento della pace internazionale e la sicurezza nel Sudest asiatico”.

Come già accennato, l’episodio del 2 agosto ebbe effettivamente luogo: tre vedette nordvietnamite attaccarono il cacciatorpediniere Maddox, il quale operava nell’ambito delle missioni di pattugliamento DE SOTO; il tutto nel contesto dell’OPLAN 34-A, un programa di azioni segrete che prevedevano sabotaggi e attacchi contro infrastrutture di Hanoi o a essa legate, tanto in territorio e acque nordvietnamiti che laotiani;  azioni condotte sia da parte di commando sudvietnamiti che da parte di piloti americani. Dunque, anche questo attacco, o meglio reazione, nordvietnamita era tutt’altro che “deliberato e ingiustificato”, per citare le mistificatorie dichiarazione di McNamara, essendosi svolto in un quadro di provocazioni e aggressioni reiterate da parte USA [3]

Quello del 4 agosto, invece, non avvenne proprio, sebbene la manipolazione dei confusi rapporti circa un presunto secondo attacco risultò decisiva nel far approvare la citata risoluzione, compattando un’opinione pubblica già largamente schierata con l’amministrazione e fiaccando le esigue resistenze all’interno del Congresso. Su quanto avvenuto il 4 agosto del 1964 nel Golfo del Tonchino è sufficiente citare il commento di Lyndon Johnson, a dimostrazione del fatto che l’amministrazione era perfettamente consapevole che non vi era stato alcun attaco da parte nordvietnamita quel giorno: “Al diavolo, questi dannati stupidi mariani stavano sparando ai pesci volanti”. [4]

INCUBATRICI DELLE BALLE DI GUERRA

Probabilmente la quindicenne Nayirah, comparendo a testimoniare nell’ottobre del 1990 di fronte al Congressional Human Rights Caucus, gruppo bipartisan della Camera dei rappresentanti, non era consapevole che le sue parole avrebbero fatto da incubatrici a un classico della propaganda delle aggressioni imperialiste USA negli anni successivi, quello delle presunte atrocità compiute dalle forze del nemico di turno contro gli ospedali, con o senza il dettaglio delle incubatrici. La ragazza – in realtà Nayirah Al-Sabah, figlia dell’allora ambasciatore kuwaitiano negli Stati Uniti, Saud Nasir Al-Sabah [5] – dichiarò di aver assistito all’irruzione di soldati iracheni nell’ospedale, in cui millantava di essere volontaria, e che questi avevano estratto i neonati dalle incubatrici lasciandoli morire sul pavimento [6].

La drammatica “testimonianza” venne filmata da un’agenzia di pubbliche relazioni e ampiamente rilanciata in tv [7]; Amnesty International, sempre zelante nel rigurgitare la propaganda imperialista, contribuì a convalidarla, salvo poi piagnucolare sulla “manipolazione opportunistica del movimento internazionale  dei diritti uumani” da parte dell’amministrazione Bush [8]. Ben pochi, tra politicanti e sopratutto giornalisti, manifestarono la sia pur minima perplessità circa una storia fin dall’inizio traballante; tanto per capirsi, il New York Times impiegò circa due anni per documentare il falso, “scoprendo” la reale identità della testimone, identità per altro ben nota ad alcuni membri del congresso già nel 1990 [9]. A riprova di come le balle della propaganda imperialista abbiano spesso le gambe lunghe, la storia, nel 2002, fu rilanciata da una docufiction del network HBO senza alcun cenno al suo carattere fraudolento [10].

Esattamente come l’Incidente del Golfo del Tonchino non fu certo la causa dell’escalation militare USA in Vietnam, la bufala delle incubatrici non determinò la Guerra del Golfo, tuttavia entrambe le vicende ebbero un ruolo non secondario nel vendere i due conflitti all’opinione pubblica e ai sia pur marginali esponenti politici ancora scettici. La fandonia del 1990 poi, a ulteriore conferma della sua efficacia e longevità, ha fatto la sua ricomparsa durante l’aggressione imperialista alla Siria, nonché  al Venezuela, per quanto con alcune variazioni sul tema [11].

PROVE E PROVETTE

Delle drammatiche settimane precedenti l’aggressione statunitense all’Iraq, un’immagine grottesca è rimasta nella memoria di tanti: Colin Powell, allora Segretario di stato, che agita una provetta contenente non si sa cosa, durante la sua arringa al Consiglio di sicurezza dell’ONU il 5 febbraio del 2003. Perché proprio di un’arringa si trattò, sullo stile di quelle che si vedono nelle serie tv cui accennavamo all’inizio, con l’accusa che mostra foto, in questo caso le consuete foto satellitari che gli USA tirano fuori alla bisogna e che non provano un bel niente ma tanto impressionano i giornalisti, ricostruzioni illustrate, risibili disegni di presunte fabbriche di agenti biologici, ecc.

Un’esibizione grottesca dicevamo, la quale tuttavia ottenne l’effetto voluto: per citare un solo esempio, il resoconto del Corriere della sera il giorno successivo titolava, “Colin Powell presenta le prove all’Onu”, e nelle “analisi” a firma di Guido Olimpio, “le prove che convincono”, debolmente equilibrato da un “le prove che non convincono” [12]; debolmente per il semplice fatto che non vi era alcuna prova, o meglio, vi erano prove solide che l’Iraq non deteneva alcuna arma di distruzione di massa, chimica, biologica o di altro tipo. Semplicemente, la guerra era già stata decisa, sia che gli ispettori dell’ONU fornissero il pretesto, sia che, come di fatto avenne, non si prestassero alle macchinazioni di Bush figlio e del suo compare Blair [13].

Quando la vicenda viene rievocata dai media, questi spesso ricorrono a formulazioni ambigue del tipo, “armi di distruzione di massa mai trovate”, omettendo che non vi era niente da trovare; fatto comprensibile dato che stampa e tv furono non di rado volenterosi complici di quella mistificazione su larga scala. Per limitarci all’Italia, la rivista Panorama, all’epoca diretta da Carlo Rossella, in combutta col SISMI contribuì a gonfiare il falso sull’uranio del Niger acquistato dall’Iraq [14], come documentato da Repubblica nel 2005, quando ancora il quotidiano fondato da Scalfari conservava una parvenza di dignità.

REPUBBLICA DELLE BALLE

Tornando all’oggi e alle “prove” di Pompeo, e ripartendo proprio da Repubblica, costituisce un fatto degno di nota come questo giornale, una volta bestia nera dei sovranari nostrani, stia conducendo da settimane una campagna sinofobica con toni e modalità che farebbero arrossire di vergogna Beitbart News e Libero. Nel momento in cui la CNN pubblica un articolo che, pur in maniera circospetta, mette in evidenza tutta l’incoerenza delle dichiarazioni del Segretario di stato sull’origine del COVID-19, il quotidiano romano se ne esce con un articolo, costruito in maniera a dir poco spregiudicata, a sostegno della tesi del virus fuoriuscito dal laboratorio di Wuhan [15]. Alcuni giorni prima, sulle stesse pagine, Federico Rampini dava credito alle imbeccate dell’intelligence USA e, a suo dire, di “diversi paesi alleati dall’Australia alla Francia”, passando sotto silenzio i pesanti dubbi avanzati dall’intelligence australiana (e ampiamente riportati dalla stampa del paese) su quanto strombazzato dai colleghi statunitensi e da Pompeo [16].

Questa piega filo-trumpiana di Repubblica non stupisce, tenendo conto della recente ascesa alla sua direzione di Maurizio Molinari, sebbene la fedeltà atlantica di questo foglio è sempre stata fuori discussione. Tuttavia la sua presa in carico da parte di un esponente dell’occidentalismo più paranoico, convinto che “la Russia di Putin e la Cina di Xi vogliano trasformare l’Europa in un terreno di conquiste”, è indicativa della sempre più evidente convergenza tra sovranari e liberali. Gli uni, nelle fogne dell’internet, ormai non esitano a invocare l’invasione liberatoria da parte di Trump (come se la penisola non fosse già un’enorme base militare USA), gli altri evocano con sgangherati appelli i loro tradizionali spauracchi: autoritarismo e statalismo, il tutto sintetizzato nel temuto “modello cinese” [17].


  1. https://www.reuters.com/article/us-health-coronavirus-usa-pompeo/pompeo-says-significant-evidence-that-new-coronavirus-emerged-from-chinese-lab-idUSKBN22F0SC.
  2. https://www.youtube.com/watch?v=HODxnUrFX6k.
  3. Marilyn B. Young, Le guerre del Vietnam 1945-1990, Mondadori, 2017, pp. 141-148.
  4. https://www.history.navy.mil/research/library/online-reading-room/title-list-alphabetically/s/skunks-bogies-silent-hounds-flying-fish.html
  5. https://www.nytimes.com/1992/01/06/opinion/remember-nayirah-witness-for-kuwait.html
  6. https://www.youtube.com/watch?v=LmfVs3WaE9Y
  7. https://web.archive.org/web/20080420060318/http://backissues.cjrarchives.org/year/92/5/war.asp
  8. https://www.lrb.co.uk/the-paper/v13/n03/alexander-cockburn/right-stuff ; https://newspapers.bc.edu/cgi-bin/bostonsh?a=d&d=bcheights19910128.2.41
  9. https://www.nytimes.com/1992/01/06/opinion/remember-nayirah-witness-for-kuwait.html ; https://web.archive.org/web/20110429012920/http://www.counterpunch.org/cohen1228.html
  10. https://www.prwatch.org/spin/2002/12/1601/iraqis-killing-babies-hbo-recycles-nayirah-pr-hoax
  11. https://contropiano.org/interventi/2011/11/25/libia-e-siria-uno-stesso-copione-mediatico-04970 ; https://contropiano.org/news/internazionale-news/2016/09/25/venezuela-foto-vera-manipolazione-tutta-politica-083965
  12. https://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2003/02_Febbraio/05/powell.shtml
  13. Statement by Sir John Chilcot: 6 July 2016, p. 3, https://webarchive.nationalarchives.gov.uk/20171123122743/http://www.iraqinquiry.org.uk/the-report/
  14. https://www.repubblica.it/2005/j/sezioni/esteri/iraq69/bodv/bodv.html
  15. https://edition.cnn.com/2020/05/06/politics/pompeo-wuhan-lab/index.html utm_term=link&utm_medium=social&utm_content=2020-05-06T17%3A40%3A00&utm_source=twCNN“Quel virus, con tutta probabilità, è uscito dal laboratorio di Wuhan”
  16. Coronavirus, intercettazioni e testimoni scomparsi: così è nata l’inchiesta Usa che accusa la Cina ; https://www.smh.com.au/politics/federal/australian-intelligence-knocks-back-us-government-s-wuhan-lab-virus-claim-20200504-p54pk3.html ; https://www.smh.com.au/politics/federal/australian-concern-over-us-spreading-unfounded-claims-about-wuhan-lab-20200506-p54qhp.html
  17. https://www.repubblica.it/robinson/2020/05/02/news/appello_sgarbi-255505570/