Maggio 25, 2020

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Sandro Ruotolo: Falcone e Borsellino eroi civili al pari dei partigiani

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E’ il giorno della Strage di Capaci. Giorno di ricordi, di commemorazioni, di riflessioni, più o meno rituali. Tutti ricordano esattamente dov’erano e cosa facevano alle 17.57 di quel maledetto 23 maggio 1992. Quel giorno, subito dopo l’attentato mafioso in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, tra i primi ad accorrere sul luogo della strage ci fu Sandro Ruotolo, per oltre trent’anni giornalista tra i più impegnati contro le mafie: “Ricordo la gimcana tra le tante auto rovesciate e la carcassa di quella degli agenti di scorta di Giovanni Falcone. Immagini terribili che non dimenticherò mai”, dice oggi Ruotolo in un’intervista al magazine “Immagina”.  “Il 23 maggio del 1992, alle 22 io ero a Capaci”, ricorda Ruotolo, “presi il primo aereo da Roma e viaggiai con Giuseppe Ayala, approfittando di quell’ora per intervistarlo. Da Punta Raisi arrivai subito sul luogo dell’attentato. Quello a cui più spesso si pensa è la voragine, le due auto sull’orlo del baratro, ma in realtà c’erano tante macchine capovolte e molti feriti. Ricordo il passaggio tra queste auto, e i colleghi di Montinaro, Schifano e Dicillo che mi portano dall’altro lato dell’autostrada, dove era stata sbalzata l’auto della scorta, la Savona 45. La vidi quella volta e non la dimenticherò più, fu devastante, con i colleghi dei tre agenti in lacrime. Una ferita ancora aperta”.

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E’ la testimonianza drammatica di chi quel giorno si trovò a dover raccontare quello scenario di guerra. Oggi, continua Ruotolo, “c’è un problema di memoria: gli universitari di oggi nel 1992 non erano ancora nati, dunque è importantissimo ricordare per costruire il futuro e per non cadere negli stessi errori. Falcone e Borsellino sono diventati degli eroi civili al pari dei partigiani, che lasciano il testimone ad altri partigiani. Ma ricordiamoci che un Paese senza verità non ha futuro, ed è per questo che sentiamo tutto ancora in maniera così viva, perché la verità non c’è ancora. C’è una verità giudiziaria, che però non è tutto, perché manca la verità storica”. E senza la verità, come ripete Ruotolo, non c’è giustizia.

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