Settembre 19, 2020

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La scuola ai tempi del Covid: insegnamento a distanza e privatizzazioni

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“Sfortunatamente, la pandemia non è stata una grande opportunità per un’importante riforma dell’istruzione pubblica, ma un duro colpo.”

Intervista a cura di Argiris Panagopoulos*

Fin dall’inizio il sindacato ha chiarito come la DaD fosse una didattica di emergenza e non un metodo di insegnamento. Oggi rischia di diventare un modo permanente di insegnare nelle nostre scuole. Per riaprire le scuole in sicurezza, dopo il lockdown dovuto al Covid, abbiamo bisogno di 220.000 nuove aule, 500.000 di personale aggiuntivo e 13,3 miliardi. Il Ministero dell’ Istruzione offre 1,4 miliardi, pochissime assunzioni ed l’allargamento della presenza dei privati nella scuola pubblica°, ha detto ad “Avgi” Lucilla De Vito Franceschi, componente per la FLC CGIL nella RSU di una scuola romana.

L’anno scolastico si è concluso in Italia con uno sciopero generale di tutti i sindacati della scuola e per di più nel periodo del coronavirus…

L’ultimo giorno della scuola, l’8 giugno, abbiamo fatto uno sciopero generale con diverse manifestazioni e centinaia di iniziative in tutta Italia. Molti insegnanti, ad esempio, sono andati fuori dalle scuole chiuse per incontrarsi e chiedere la ripresa delle lezioni in presenza fisica. I sindacati hanno deciso di fare uno sciopero generale dopo l’ultimo invito della ministra per partecipare ad una conferenza stampa online in cui avrebbe annunciato le sue decisioni senza nessun confronto.

Con il Piano di Rilancio “Italia 2020 – 2022” del Comitato di esperti in materia economica e sociale, e le proposte in esso contenute per la scuola, andiamo verso un rapido declino dell’istruzione pubblica. La Commissione coordinata da Colao, nominata dal governo del presidente del consiglio Conte, ha presentato un piano di 120 pagine che include tutte proposte neoliberiste per la privatizzazione dell’istruzione pubblica. Marina Mazzucato, un’economista, si è rifiutata di firmare . La Commissione sostiene che l’insegnamento a distanza potrebbe continuare dopo la fine della pandemia, come la modalità di insegnamento nella scuola pubblica, estendendo lo smart working come modalità di funzionamento permanente anche nelle segreterie scolastiche.

Quali problemi ha creato l’insegnamento a distanza?

Innanzitutto, non è previsto nei contratti di lavoro e nei regolamenti. Ecco perché abbiamo detto che si trattava di “insegnamento d’emergenza”. Può essere utilizzato per supportare l’insegnamento in presenza e non per sostituirlo, perché per gli studenti l’insegnamento fisico in classe, la relazione e la partecipazione nella scuola sono condizioni insostituibili per la socializzazione e l’apprendimento , la loro integrazione nella prima istituzione sociale collettiva e nella società.

A scuola io utilizzo la lavagna interattiva multimediale con molte applicazioni, ma, ancora una volta, dobbiamo ribadire che si usa come supporto. Non sostituisce l’insegnamento fisico. Come può sostituirlo l’Internet?Durante la quarantena, come insegnanti siamo stati professionali e anche creativi, praticando una formazione permanente rispetto a tecnologie e piattaforme di collegamento: ad esempio, io ho fatto molte lezioni di storia e di italiano c i contenuti della mitologia greca : ai miei alunni e le alunne è piaciuta molto la mitologia . Oggi il governo propone di ridurre l’orario di insegnamento perché non sa o non vuole organizzare le lezioni in base alle esigenze per affrontare il coronavirus, con le distanze necessarie e delle regole di igiene e di sicurezza.

I nostri governi non hanno curato gli edifici scolastici negli ultimi decenni. Oggi abbiamo da affrontare problemi di manutenzione, di disinfezione e di pulizia, qualcosa senza precedenti e completamente diverso. Chi lo farà?

L’insegnamento a distanza è dimostrato problematico e negativo per gli alunni e le alunne più piccoli , e principalmente per motivi psicologici, perché, oltre ad essere rinchiusi in casa hanno perso forse uno dei mondi più importanti della loro vita quotidiana, il loro contatto con gli altri bambini a scuola, la loro socializzazione. Ancora peggiore è la situazione per gli alunni e le alunne con problemi, perché l’insegnamento a distanza ha aumentato le loro difficoltà e la loro esclusione. Inoltre, tornando ai lavoratori della scuola, stiamo anche cercando di regolamentare il “diritto alla disconnessione” perché non possiamo essere insegnanti e studenti tutto il giorno incapsulati su Internet. Gli imminenti esami di maturità potrebbero rappresentare un banco di prova per vedere come organizzare il nuovo anno scolastico.

Il governo ha deciso un finanziamento straordinario della Pubblica Istruzione?

Il governo ha promesso di dare meno delle briciole. La CGIL e gli altri sindacati hanno proposto di ridurre il numero degli alunni e degli studenti in ogni classe, a seconda delle dimensioni e delle infrastrutture di ciascuna scuola. In Italia abbiamo aule in edifici degli anni ’60 e scuole dell’epoca umbertina, tanto per fare un esempio.. Abbiamo anche chiesto che le ore di insegnamento siano mantenute invariate per evitare conseguenze sociali negative per le famiglie, in cui per lo più lavorano entrambi i genitori. Nelle scuole materne ed elementari, i bambini vanno a scuola fino alle 16.30, frequentemente per questo motivo.

Sulla base delle stime della FLC CGIL, abbiamo bisogno di 33.039 nuove classi nelle scuole materne, 89.580 nuove classi per le scuole primarie, 89.292 nuove classi per le scuole medie esuperiori. Per fare questo, abbiamo bisogno di 160.000 nuovi insegnanti nell’istruzione elementare al costo di 4,5 miliardi per dieci mesi e di 245.000 insegnanti per l’istruzione secondaria al costo di 7 miliardi per dieci mesi. Le scuole hanno bisogno di altri 80.000 amministrativi e di altro personale per un costo di 1,8 miliardi per dieci mesi per funzionare. Questo è un totale di 13,3 miliardi.

Cosa vi ha risposto il ministero della Pubblica Istruzione?

Il governo non ha accettato nessun tipo di vero dialogo con i sindacati e ha offerto 1,4 miliardi per sostenere l’istruzione. Il governo non dà risposta ai supplenti e ai precari che da anni lavorano nella scuola italiana. I supplenti potrebbero essere assunti con contratti a tempo indeterminato mediante concorsi per titoli e sostenendo una una prova orale, la stessa procedura si potrebbe seguire per gli insegnanti di soste. Il ministero ha respinto le proposte dei sindacati . Ai precari nemmeno il bonus dei 500 euro che ricevono gli insegnanti a tempo indeterminato per comprare apparecchiature elettroniche, pur insegnando supplenti e precari a distanza utilizzando telecamere e altre attrezzature.

La ministra parla o di “meritocrazia”, non dialoga con i sindacati e promette per settembre le procedure e il numero delle assunzioni. Questa politica in materia di istruzione pubblica ricorda molto le politiche dei governi di centrodestra degli anni passati, con le varie “controriforme” che hanno danneggiato il nostro sistema formativo.

*L’intervista per Argiris Panagopoulos è stata pubblicata nel quotidiano di SYRIZA “Avgi”, la domenica 14 giugno del 2020.