Settembre 18, 2020

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Bolivia: le elezioni si terranno il prossimo 6 settembre

Travolta dalle proposte popolari per la crisi politica e per quella sanitaria, la presidente golpista Jeanine Áñez ha annunciato che le prossime elezioni nazionali boliviane avranno luogo il 6 settembre.

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Dopo aver tentato in tutti i modi di rinviare le nuove elezioni, la presidente golpista della BoliviaJeanine Áñez, ha alla fine dovuto cedere, annunciando il 6 settembre come data per le elezioni nazionali, originariamente previste per il 6 maggio. Lo svolgimento delle votazioni era stato richiesto a gran voce dalle Nazioni Unite, dal presidente deposto Evo Morales, dal candidato del Movimiento al Socialismo (MAS) Luis Arce e persino dal candidato del centro-destra, Carlos Mesa, già presidente dal 2003 al 2005. La presidente de facto ha dovuto cedere alla pressione in seguito ad un incontro con Salvador Romero, presidente del Tribunal Supremo Electoral (TSE).

Añez ed i suoi ministri avevano precedentemente utilizzato la difficile situazione epidemiologica della nazione causata dalla pandemia da Covid-19 come un pretesto per giustificare il rinvio delle elezioni, sostenendo che entro la data prevista il Paese potrebbe raggiungere il picco massimo della pandemia con una proiezione di 130.000 infezioni. La presidente dell’Assemblea Legislativa, il parlamento boliviano, Eva Copa (MAS) ha ricordato ad Añez il 17 giugno che il suo unico mandato è quello di traghettare il Paese a nuove elezioni.

Dopo l’incontro con Romero, non sono state offerte dichiarazioni ufficiali ai media e il ministro della Salute, Eidy Roca, ha dichiarato di essersi limitata a presentare le previsioni sulla salute per la nazione nei prossimi mesi. Tuttavia, Romero, in un’intervista rilasciata questa domenica al supplemento Animal Político del quotidiano nazionale La Razón, ha dichiarato che “il TSE ha sempre preso in considerazione gli elementi scientifici. È stato il motivo per cui ha preso l’iniziativa di cercare, con il sostegno delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea e della Chiesa, l’accordo con gli attori politici” quando ha proposto una data per le elezioni generali.

Ma il governo de facto non ha solamente dovuto affrontare le pressioni politiche nazionali ed internazionali. La Federazione Sindacale Boliviana dei Lavoratori delle Miniere (FSTMB) e la Central Obrera Boliviana (COB) avevano minacciato giovedì scorso una rivolta popolare in caso di mancato svolgimento delle elezioni entro il prossimo 6 settembre.

I leader di entrambe le organizzazioni dei lavoratori, Orlando Gutiérrez e Juan Carlos Huarachi rispettivamente, avevano indicato durante una conferenza stampa che Áñez avrebbe potuto scegliere come terminare il suo mandato di fatto: “O te ne vai con elezioni nazionali democratiche o te ne vai con uno sconvolgimento sociale“, ha dichiarato Orlando Gutiérrez. Il leader della FSTMB ha aggiunto che “la pandemia sta uccidendo le persone, ma la fame sta uccidendo ancora più persone“, a causa delle politiche sanitarie ed economiche inefficaci del governo golpista.

Il giorno prima, mercoledì 17 giugno, erano stati proprio i lavoratori del settore sanitario a protestare contro la situazione in cui le istituzioni ospedaliere si trovano ad affrontare l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di Covid-19. Le proteste hanno avuto luogo in città come El Alto e Yapacaní, un territorio situato nel dipartimento di Santa Cruz, a est di La Paz. In quest’ultimo caso, la polizia ha effettuato arresti accusando i manifestanti di “diffusione del coronavirus“.

I manifestanti hanno denunciato l’abbandono da parte delle autorità, che dimostrato dalla mancanza di infrastrutture, di forniture mediche e di altri materiali. La situazione più complessa si è verificata presso l’Ospedale del Tórax di La Paz, dove l’assistenza ai pazienti è stata sospesa a causa del fatto che alcuni membri del personale sono risultati infetti e non in grado di lavorare: “Il centro medico chiude le sue porte fino a quando le condizioni non saranno ottimali per garantire la salute del nostro staff e dei pazienti che vengono a curarsi“, ha dichiarato il direttore dell’ospedale Edgar Pozo. I lavoratori del settore sanitario hanno inoltre chiesto il pagamento di salari arretrati, la necessità di incrementare il personale e la fornitura di pasti durante gli orari di lavoro.

Il governo golpista, come detto, è stato accusato da più fronti di aver usato la pandemia come palcoscenico per consolidare il proprio potere e reprimere i rivali politici, primo fra tutti il MAS del presidente legittimo Evo Morales. Negli ultimi giorni sono circolate immagini che mostrano corpi senza vita per le strade di La Paz e Cochabamba. Il ministro dei lavori pubblici, Iván Arias, ha vergognosamente colpevolizzato i cittadini, dichiarando che queste morti sono avvenute perché la gente “sta aspettando l’ultimo momento” per andare in ospedale.

I sindacati dei lavoratori del settore sanitario hanno risposto al ministro che le morti sono invece causate dal crollo di un sistema ospedaliero al collasso ed alla mancanza di misure di sicurezza nelle strutture dove sono ricoverati pazienti affetti da Covid-19, mentre i letti delle unità di terapia intensiva nei principali centri abitati del Paese sudamericano sono completamente occupati.

Secondo i dati ufficiali aggiornati al 21 giugno, la Bolivia conta oltre 24.000 casi positivi al Covid-19 e 773 morti, ma i numeri reali potrebbero essere ben peggiori, visto che nel Paese sono stati effettuati solamente 58.000 test su una popolazione di oltre undici milioni di persone.

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Giulio Chinappi – World Politics Blog