Settembre 23, 2020

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La colonizzazione dell’Ucraina ad opera della NATO, mascherata da partenariato

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La NATO ha concesso un altro di una lunga serie di “incentivi” progettati per stuzzicare l’Ucraina con le prospettive di aderire all’alleanza transatlantica, fermando allo stesso tempo l’effettiva adesione.

L’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) ha designato l’Ucraina “partner con opportunità potenziate”, rendendola una delle sei nazioni (le altre sono Georgia, Svezia, Finlandia, Australia e Giordania) premiate per il loro contributo significativo alle operazioni della NATO e agli obiettivi dell’alleanza, e ha ottenuto l’opportunità di aumentare il dialogo e la cooperazione con l’alleanza.

Un obiettivo principale di questa interazione rafforzata è che la NATO e l’Ucraina sviluppino capacità operative e interoperabilità attraverso esercitazioni militari che consentano al personale militare ucraino di acquisire esperienza pratica nelle operazioni con i partner della NATO.

Visto in questa prospettiva, lo status di “partner con opportunità potenziate” è un’estensione dell’Iniziativa di Interoperabilità del Partenariato progettata per mantenere l’interoperabilità militare tra NATO e Ucraina, sviluppata dopo oltre un decennio di coinvolgimento dell’Ucraina nella Forza di Assistenza per la Sicurezza Internazionale in Afghanistan, guidata dalla NATO. Pertanto Kiev mantiene aperta la porta alla possibilità di cooperazione militare in qualsiasi futuro impegno operativo della NATO, garantendo che le forze militari ucraine saranno in grado di combattere fianco a fianco con la NATO se invitate a farlo.

La designazione di “partner con opportunità potenziate” è l’ultimo esempio di sconfinamento della NATO in Ucraina, che promuove la possibilità di piena adesione, qualcosa che il Parlamento ucraino ha definito un suo obiettivo strategico di politica estera e di sicurezza nel 2017. L’attuale presidente, Volodymyr Zelenskyj, ha espresso il suo desiderio di porre l’impegno con la NATO in cima alle sue priorità politiche.

Il sogno che l’Ucraina diventi membro della NATO risale a tre decenni fa. Il dialogo e la cooperazione tra NATO e Ucraina sono iniziati nell’ottobre 1991, alla vigilia del crollo dell’Unione Sovietica, quando un’Ucraina da poco indipendente si unì al Consiglio di Cooperazione del Nord Atlantico (NACC). Il NACC è stato concepito come un forum per il dialogo e la cooperazione tra la NATO e i membri non russi dell’ex Patto di Varsavia. Poi è arrivato il programma “Partnership per la Pace” nel 1994, che diede all’Ucraina l’opportunità di sviluppare legami più stretti con l’alleanza.

Nel luglio 1997 l’Ucraina e la NATO hanno firmato la “Carta per un Partenariato Distintivo”, che ha istituito una commissione NATO-Ucraina intesa a promuovere il dialogo politico e la cooperazione “a tutti i livelli appropriati”. Nel novembre 2002 l’Ucraina ha firmato un “piano di partenariato individuale” con la NATO che delinea un programma di assistenza e supporto pratico progettato per facilitare l’adesione dell’Ucraina all’alleanza, che è stato seguito nel 2005 con il cosiddetto “dialogo intensivo” relativo alle aspirazioni della NATO in Ucraina.

Nel 2008 la NATO ha dichiarato che l’Ucraina avrebbe potuto diventare membro a pieno titolo quando pronta ad aderire e in grado di soddisfare i criteri per l’adesione, ma ha rifiutato la richiesta dell’Ucraina di aderire ad un piano d’azione ufficiale per l’adesione. La mancanza di sostegno popolare in Ucraina per l’adesione alla NATO, unita ad un cambio di governo che ha visto Viktor Janukovych assumere la guida come presidente, ha spinto l’Ucraina a ritirarsi dai suoi precedenti piani di adesione alla NATO.

Tutto è cambiato nel 2014, quando, a seguito dei disordini dell’Euromaidan, Janukovych è stato esautorato dall’incarico, e sostituito alla fine da Petro Poroshenko, che si è trovato di fronte ad una minoranza militante nel Donbass e al governo russo in Crimea. Lo scoppio dei combattimenti nell’Ucraina orientale dal 2014 ha spinto Poroshenko a rinnovare la richiesta dell’Ucraina di essere introdotta come membro a pieno titolo della NATO, qualcosa su cui l’alleanza transatlantica fino ad oggi ha fallito.

Un detto afferma che se qualcosa sembra un’anatra, cammina come un’anatra e starnazza come un’anatra, allora deve essere un’anatra. Data la sua lunga storia di interazione politica e militare con la NATO, compreso un dispiegamento militare decennale in Afghanistan, l’Ucraina ha raggiunto un livello di interoperabilità con la NATO che supera quello di alcuni membri effettivi. Il personale militare USA e NATO è sul campo in Ucraina per condurre addestramenti, mentre le forze ucraine sono schierate a sostegno di numerosi impegni militari della NATO in corso, tra cui quelli in Iraq e Kosovo. L’Ucraina assomiglia alla NATO, parla come la NATO, agisce come la NATO – ma non è la NATO. Né lo sarà mai.

La domanda fondamentale da porsi è precisamente quale tipo di relazione la NATO prevede di avere con l’Ucraina. Mentre lo status di “partner con opportunità potenziate” implica una via verso l’eventuale adesione alla NATO, la realtà è che non esiste un percorso discernibile che porterebbe l’Ucraina a questo obiettivo. La dilagante corruzione politica nel paese oggi è squalificante in qualsiasi circostanza, e la disputa con l’Ungheria perché l’Ucraina frena i diritti delle minoranze rappresenta una campana a lutto in un’organizzazione guidata dal consenso come la NATO.

Ma la vera cosa importante è la situazione di stallo in corso tra Kiev e Mosca sulla Crimea. Non esiste praticamente uno scenario in cui la Russia la cederà volontariamente o con la forza. Le prospettive di consentire all’Ucraina di risolvere il conflitto con la forza delle armi, invocando semplicemente l’articolo 5 della Carta delle Nazioni Unite, non sono qualcosa che la NATO cerca o desidera.

Il che ci lascia a pensare sul vero obiettivo della NATO nel continuare a legarsi con l’Ucraina. La risposta sta nella composizione delle sei nazioni a cui è stato concesso lo status di “partner con opportunità potenziate”. Quattro di loro – Ucraina, Georgia, Svezia e Finlandia – confinano direttamente con la Russia su un ampio fronte che si estende dall’Artico al Mar Nero. Gli interessi della Giordania si intersecano con quelli di Mosca in Siria. L’Australia offre alla NATO una finestra per espandersi nel Pacifico, un obiettivo recentemente delineato dal Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg.

La NATO aspira ad essere un’organizzazione politica, ma in realtà non è altro che un’alleanza militare con ambizioni geopolitiche. La sua efficacia risiede nella sua capacità di proiettare la potenza militare e, al fine di farlo efficacemente, le organizzazioni militari coinvolte devono possedere un alto livello di interoperabilità in un ampio spettro di aree, tra cui comando e controllo, logistica e attrezzature.

Estendendo lo status di “partner con opportunità potenziate” all’Ucraina e alle altre cinque nazioni, la NATO sta espandendo le sue capacità militari senza assumersi i rischi associati all’ampliamento dei suoi membri; le truppe ucraine possono essere sacrificate in una terra lontana priva di qualsiasi reale interesse per la sicurezza nazionale del popolo ucraino, eppure la NATO non si mobiliterà mai ai sensi dell’articolo 5 per venire in aiuto di Kiev sul suo territorio. In molti modi, la relazione rispecchia quella di un padrone coloniale con i suoi sudditi, esigendo molto e offrendo poco. Alla fine, lo status di “partner con opportunità potenziate” è poco più di quello di un servitore glorificato che scambia carne e sangue per la falsa promessa di opportunità che non si materializzeranno mai.

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Articolo di Scott Ritter pubblicato su Global Research il 15 giugno 2020
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia.