Luglio 6, 2020

AFV

Libera la tua mente

Bolivia: la crisi golpista riaccende tensioni etniche irrisolte e le violenze verso i leader sindacali

Sharing is caring!

riceviamo e pubblichiamo

di Maddalena Celano, Responsabile esteri di Convergenza Socialista

Convergenza Socialista è con Evo Morales e auspica nuove elezioni in Bolivia, entro il 6 settembre 2020.

I manifestanti indigeni, con bandiere wiphala (la bandiera dei nativi), continuano a nascondere i loro volti, durante i nuovi scontri tra sostenitori dell’ex presidente boliviano Evo Morales e le varie forze di sicurezza, a La Paz, in Bolivia, scontri cominciati da quel cupo 15 novembre 2019. L’esilio di Evo Morales, il primo presidente indigeno della Bolivia, dopo quasi 14 anni di potere, ha fatto riesplodere le divisioni razziali che hanno attraversato la storia del paese, tra le classi medie o ricche urbane, di discendenza europea, e quelle di discendenza indigena, prevalentemente operai e contadini.

Evo Morales, primo presidente nativo della Bolivia e leader sindacale dei “cocaleros” boliviani, una federazione di campesinos Quechua Aymara, è stato costretto all’ esilio questo novembre 2019, a causa del golpe condotto da Jeanine Áñez, l’attuale presidentessa sostenuta dalla destra militare e dagli USA.

L’identificazione di questi settori (indigeni e contadini), con il primo presidente indigeno nella storia della Bolivia, contrasta con le espressioni razziste che alcuni manifestanti hanno rivelato durante le mobilitazioni post-elettorali. Il terremoto politico ha anche rivelato uno storico crack sociale in Bolivia. Pertanto, i discorsi razzisti e le rivalità regionali sono riemersi in un paese diviso tra le pianure orientali più ricche, popolazione in gran parte cristiana e di origine europea, e gli altopiani occidentali più poveri, con abitanti agricoltori, prevalentemente indigeni e seguaci del “culto” della Pachamama.

Il paese è stato generalmente governato da uomini bianchi di origine europea. Inoltre, la caduta di Morales, ha suscitato il timore di un ritorno all’instabilità politica nella nazione, che ha avuto 190 tentativi di colpi di stato e rivoluzioni dalla sua indipendenza, nel 1825, in un ciclo cronico di conflitto, tra élite urbane e politiche del settore privato, con leader rurali mobilitati.

La classe media urbana e benestante ha guidato le proteste contro la presunta frode elettorale, nelle elezioni del 20 novembre 2019, che ha proclamato Morales il vincitore del primo turno per un quarto mandato consecutivo, che è stato denunciato dai suoi detrattori come incostituzionale.

A loro si unirono anche altri gruppi indigeni, insoddisfatti della gestione di Morales. Ma anche questi sono stati testimoni di slogan razzisti durante le proteste. Episodi come l’incendio della bandiera “whipala” (usata dalle comunità andine indigene), o la rimozione di quella bandiera dalle uniformi della polizia, riflettevano anche il disprezzo per i simboli legati al governo uscente.

L’arrivo di Evo Morales alla Presidenza, il 22 gennaio 2006, ha rappresentato un cambio di paradigma in una situazione dominata dalle élite politiche filo USA. L’arrivo di un sindacalista indigeno e contadino ha consentito l’accesso, ai circoli di potere, dei settori tradizionalmente lasciati indietro nel processo decisionale, nonostante il loro carattere maggioritario nella popolazione.

La sua più grande pietra miliare, in questo senso, è stata l’introduzione di una nuova Costituzione politica che ha dichiarato la Bolivia uno stato plurinazionale, consentendo l’autogoverno delle popolazioni indigene. Inoltre, la Magna Carta ha creato un Congresso con posti riservati ai gruppi delle minoranze etniche del paese.

Allo stesso tempo, Morales ha assegnato gran parte delle posizioni, nel suo governo, a rappresentanti indigeni e il suo partito ne ha promossi molti al Congresso, molti dei quali hanno aderito ai loro compiti legislativi indossando abiti tradizionali.

Tuttavia, il riconoscimento indigeno non è l’eredità esclusiva di Evo Morales. La Costituzione del 1994 è stata la prima a riconoscere “i diritti sociali, economici e culturali delle popolazioni indigene” e a rispettare la loro “personalità giuridica”.  Remedios Loza è stata la prima deputata nativa ad entrare al Congresso, indossando la gonna tradizionale.

Il governo provvisorio della golpista Áñez, tra Bibbia e tweet razzisti, rappresenta il settore conservatore e cristiano che non incoraggia le speranze degli indigeni. Áñez ha dichiarato il capodanno Aymara (festeggiato ogni 21 giugno) “Festività Satanica” e rifiuta la celebrazione dei riti della cultura andina. Il “capodanno nativo”, in Bolivia, è riconosciuto ogni 21 di Giugno, un giorno dichiarato “festa nazionale”.

Il caso dell’aereo presidenziale boliviano: si prospetta un nuovo scandalo

L’aereo presidenziale boliviano, un trimotore Falcon 900, FAB-011, ancora ornato con l’arcobaleno whipala, nonostante il cambio di regime, è diventato l’ultimo fronte di una guerra di accuse reciproche, notizie false e post-verità, ennesimo caso di scontro tra Evo Morales e la presidente Jeanine Áñez.

Secondo una rilevazione dei vari movimenti dell’aereo presidenziale FAB-011, effettuato dalla compagnia di localizzazione di voli FlightAware, con sede a Houston (USA), l’aereo presidenziale avrebbe effettuato non meno di 25 voli per il Brasile, dalle dimissioni di Evo Morales, dal novembre dello scorso anno. FlightAware ha persino identificato un volo per Brasilia, effettuato l’11 novembre 2019, appena 24 ore dopo le dimissioni del presidente indigeno.

La notizia, riportata per la prima volta, sul quotidiano argentino Pagina 12 sembrava un’altra prova del coinvolgimento dell’attuale governo boliviano con il presidente, di estrema destra, Jair Bolsonaro. Morales ha twittato la notizia dall’Argentina, dove è stato esiliato per evitare un processo inevitabilmente politicizzato, in Bolivia.

Ma non è chiaro se i voli rilevati da FlightAware – che ha il più grande sistema di identificazione di aerei satellitari ADS-B al mondo – siano reali o fantasma. L’ Aeronautica Boliviana, “categoricamente” ha negato l’informazione e ha annunciato che “non vi è stato un solo volo fuori dal paese, da parte dell’attuale amministrazione presidenziale”.

Potrebbe essere anche una bufala della squadra di Luis Fernando Camacho, l’ultrafascista che, dopo aver guidato la ribellione popolare contro Morales, ha perso la sua importanza e ora si batte contro Áñez con l’obiettivo di prenderle il posto. L’azienda FlightAware insiste sul fatto. Il direttore di FlightAware, Myles Din, ha confermato tutto su La Vanguardia. Anche se ha aggiunto che “non possiamo essere sicuri al 100% che tutti i voli provengano dallo stesso aereo”. Il mistero rimane irrisolto.

Scontri e violenze per la nuova legge elettorale

Nel frattempo, la presidente Jeanine Áñez, ha annunciato che promulgherà la Legge Elettorale affinché nuove elezioni possano indirsi entro questo  6 settembre 2020.

Áñez ha inoltre assicurato che non ha cercato di prolungare i tempi della sua amministrazione, ma ha voluto semplicemente evitare le elezioni nel mezzo della pandemia di coronavirus.

“L’unica ragione per cui ho accettato di parlare di posticipazione delle elezioni è stata quella di evitare un’elezione in piena quarantena. In altre parole, le elezioni sono state posticipate unicamente per evitare rischi per la salute dei cittadini”, ha dichiarato.

La leader dell’opposizione boliviana, Eva Copa, del partito Movimiento Al Socialismo (MAS), ha dichiarato, questo 19 giugno 2020, che promulgherà la legge che obbligherà lo svolgimento delle elezioni generali entro settembre, se Áñez continuerà a posticipare la firma per la nuova Legge Elettorale.

Il tiro alla fune, tra il governo di transizione e il parlamento che auspica una nuova Legge Elettorale, ha portato la Bolivia al limite, in un nuovo scenario di violenza contro i sindacati ed i sindacalisti e proteste represse con la brutalità militare. La legge, motivo della controversia, prevede che il Tribunal Supremo Electoral fissi la nuova data per il giorno delle votazioni, in un lasso di tempo di massimo 127 giorni, calcolabile a partire dal 3 maggio 2020. Vale a dire, fino alla domenica del 6 settembre 2020, adottando tutte le precauzioni necessarie per evitare la diffusione del virus.

La data originale delle elezioni era il 3 maggio, ma sono state sospese a causa dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di COVID-19