Luglio 6, 2020

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Il Vietnam spinge per la risoluzione pacifica delle dispute con la Cina

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Negli ultimi mesi, diversi episodi hanno fatto salire la tensione tra Vietnam e Cina, riportando alla luce le mai risolte dispute sul controllo degli arcipelaghi del Mar Cinese Meridionale, le isole Spratly (Quần Đảo Trường Sa) e le isole Paracelso (Quần đảo Hoàng Sa). Questo arcipelago è stato occupato nel 1974 dalla Cina, che le ottenne in seguito ad un conflitto con il Vietnam del Sud. Nel 1975, con la riunificazione vietnamita, il governo di Hà Nội ha preteso la restituzione dell’arcipelago appellandosi al diritto internazionale, cosa che però non è mai avvenuta. Le isole sono inoltre rivendicate da Taiwan. Ancora più complicata è la situazione dell’arcipelago delle Spratly, visto che queste sono amministrate in maniera frammentaria da Vietnam, Cina, Malaysia, Filippine e Taiwan, poiché ognuno di questi Paesi occupa militarmente solamente alcune isole. Inoltre, l’arcipelago è rivendicato anche dal governo del Sultanato del Brunei.

Il Vietnam, che attualmente detiene la presidenza dell’ASEAN, l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico, ha deciso di mettere all’ordine del giorno la questione in occasione del nuovo vertice organizzato in questi giorni per via telematica, a causa della pandemia da Covid-19.

Secondo il diritto internazionale, il Vietnam ha sufficienti basi legali e prove storiche che confermano la sua sovranità sugli delle isole Spratly e Paracelso. Tuttavia, il governo cinese rivendica entrambi gli arcipelaghi per sé, e da lungo tempo si rende protagonista di violazioni della sovranità del Vietnam sulle isole e sulle acque territoriali delle stesse. I due Paesi avevano sottoscritto un accordo bilaterale sui principi che regolano la risoluzione delle dispute marittime ed una Dichiarazione di condotta delle Parti nel Mare Orientale (internazionalmente noto come Mar Cinese Meridionale), ma il Vietnam ha più volte denunciato violazioni degli accordi da parte di Pechino.

La Cina ha intrapreso azioni intrusive e trasgressive nel Mare Orientale – come viene chiamato dai vietnamiti il Mar Cinese Meridionale – dall’inizio dell’anno. Pechino ha stabilito delle nuove unità amministrative al fine di rivendicare il controllo delle isole ed ha affondato i pescherecci vietnamiti, imponendo unilateralmente il divieto di pesca nelle acque delle isole sotto il proprio controllo. Il più recente degli incidenti ha avuto luogo lo scorso 10 giugno, quando, secondo la stampa vietnamita, una nave cinese si è schiantata contro un peschereccio vietnamita nelle acque delle isole Paracelso: i pescatori vietnamiti sarebbero stati inseguiti prima della collisione e tutti i sedici membri dell’equipaggio sarebbero stati costretti a buttarsi in mare, restando fortunatamente incolumi.

Nguyễn Quốc Dũng, viceministro degli esteri del governo di Hà Nội, ha affermato che a breve dovrebbe tenersi l’incontro previsto tra i Paesi dell’ASEAN e la Cina, al fine di rinnovare la Dichiarazione di condotta. Il vertice, previsto mesi fa, è stato provvisoriamente rinviato a causa della pandemia, ma dovrebbe svolgersi possibilmente il prossimo 1° luglio.

Il primo ministro vietnamita Nguyễn Xuân Phúc si è espresso sulla questione nella giornata di venerdì, in collegamento con gli altri leader dei Paesi membri dell’ASEAN (Brunei, Cambogia, Filippine, Indonesia, Laos, Malaysia, Myanmar, Singapore, Thailandia): “Chiediamo alle parti di esercitare l’autocontrollo e di evitare atti che complicano ulteriormente la situazione e osservano pienamente le leggi internazionali, e soprattutto di implementare la Dichiarazione di condotta delle Parti nel Mare Orientale nella sua interezza, ed infine di riprendere i negoziati su un Codice di condotta vincolante ed efficace conforme alle leggi internazionali, compresa la Convenzione delle Nazioni Unite del 1982 sul diritto del mare”.

Il capo del governo ha affermato che la pace, la sicurezza e la stabilità nella regione in generale e nel Mar Cinese Meridionale in particolare sono “un interesse e un’aspirazione condivisi della comunità“, in particolare dell’ASEAN. Al vertice, i leader hanno sottolineato la determinazione dell’ASEAN a rendere il Mar Cinese Meridionale un mare di cooperazione e sviluppo, sicurezza e protezione, conformemente alla sua posizione chiave negli scambi regionali ed internazionali (si tratta della seconda area per traffico marittimo al mondo, dopo il Golfo Persico).

Riferendosi alla situazione internazionale ed alla competizione tra Stati Uniti e Cina, il leader vietnamita ha ribadito la storica posizione di equidistanza del Paese mantenuta negli ultimi trent’anni, affermando che entrambi sono partner importanti per i Paesi di tutto il mondo. Sia la Cina che gli Stati Uniti hanno stipulato accordi per la cooperazione economica con l’ASEAN, sia bilaterali che multilaterali, offrendo una base importante per mantenere e promuovere la cooperazione. “L‘ASEAN vuole sempre una regione Asia-Pacifico di pace, stabilità, prosperità e cooperazione per lo sviluppo, e sicuramente non vuole essere costretta a scegliere da che parte stare“.

In qualità di presidente dell’ASEAN quest’anno, il Vietnam sta lavorando con gli altri membri dell’organizzazione regionale per rafforzare la solidarietà, organizzare conferenze che coinvolgano la Cina e gli Stati Uniti sulla lotta congiunta alla pandemia, mantenere il commercio e le catene di approvvigionamento di beni e servizi, creare condizioni favorevoli per il commercio e le catene di investimento, e promuovere la ripresa economica nella regione e nel mondo, ha affermato ancora Nguyễn Xuân Phúc.

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Giulio Chinappi – World Politics Blog