Luglio 6, 2020

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Il mondo dello spettacolo e della cultura a Roma: «questa riapertura è un inganno»

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A Piazza Santissimi Apostoli la prima manifestazione nazionale dopo l’emergenza Covid dei lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo, della cultura e dell’arte. La mobilitazione ha ottenuto un incontro con il Governo per rivendicare reddito, sicurezza e dignità per un settore drammaticamente colpito dalla crisi e dimenticato dalle istituzioni

È stata la prima manifestazione nazionale dei lavoratori e lavoratrici dello spettacolo, della cultura e dell’arte dopo l’esplosione dell’emergenza Covid. Avevano convocato presidi e azioni di protesta in 15 città in tutta Italia lo scorso 30 maggio per avviare una negoziazione con il Governo. Eppure, nonostante qualche sporadica interlocuzione con le istituzioni locali, nessuna risposta era stato data. Hanno deciso quindi oggi (27 giugno) di riunire tutte le sigle che si erano mobilitate in questi mesi per darsi appuntamento a Roma, nel caldo asfissiante di una Piazza Santissimi Apostoli che a stento riusciva a contenerli.

Negli interventi che si sono susseguono dal microfono un grido di rabbia accusa il Governo di non aver fatto nulla per un settore, come quello della cultura e dello spettacolo, che vive da sempre una condizione di generalizzata precarietà ma che l’emergenza sanitaria ed economica ha radicalizzato drammaticamente: «siamo in tanti oggi ma non siamo tutti. Siamo qui anche a nome di tutti coloro che non sono potuti essere a Roma perché ricattati da un lavoro sempre più povero e scarso».

Foto di Grazia Perilli
Foto di Grazia Perilli

L’esclusione dalle misure di protezione attivate a sostegno delle categorie più vulnerabili hanno infatti posto in piena luce l’assenza stessa di uno statuto giuridico specifico per gli intermittenti che lavorano nel settore della cultura e dell’arte, un settore di cui il Governo ha una conoscenza approssimativa e sommaria, tanto da essere sistematicamente – e dispregiativamente – confuso con quello dell’”intrattenimento”.

Per questo hanno composto un insieme articolato di rivendicazioni da approvare urgentemente per affrontare l’attuale periodo emergenziale ma che guardano anche oltre.

Propongono un ripensamento complessivo del sistema della cultura e dell’arte, sostenuto da una politica nazionale di investimento e da forme di protezione sociale adeguate, come un “reddito di continuità” capace di garantire sicurezza a figure che vivono l’intermittenza come un tratto insopprimibile del loro lavoro.

Durante la mobilitazione, la piazza si è diretta verso il palazzo della Prefettura chiedendo alle forze dell’ordine di poter proseguire in corteo per portare l’insieme delle rivendicazioni agli esponenti del Governo.

Dopo alcuni tentativi di superare le transenne, hanno ottenuto che le proposte fossero presentate da una delegazione al sottosegretario del Ministero del Lavoro ottenendo così, per la prossima settimana, un incontro ufficiale con rappresentanti del Governo.

Come ci dice Giacomo degli Autorganizzati dello Spettacolo – una sigla riunita assieme a molte altre nel coordinamento nazionale “emergenza continua” – «vogliamo essere ricevuti dal Ministro del lavoro e da quello della Cultura, perché conosciamo benissimo il problema della nostra precarietà e della poca considerazione della cultura nel nostro paese. Questi Ministeri devono lavorare per ridare dignità al comparto culturale italiano, soprattutto finanziarlo attraverso politiche dignitose che riconoscano la nostra condizione».

Se durante il lockdown i precari dello spettacolo sono stati lasciati soli ad affrontare la situazione, le cose non sono cambiate con la cosiddetta Fase 2. La tanto declamate riapertura è stata infatti per molti in realtà una falsa ripartenza, che rischia di andare a vantaggio esclusivamente dei “grandi nomi” e di approfondire dunque la già significativa disuguaglianza tra gli operatori del settore: «tutto è iniziato il 18 maggio quando abbiamo volantinato nei principali teatri per denunciare il fatto che non c’era ancora un protocollo di sicurezza per riaprire. Ora verranno riaperti solo pochi teatri e pochi eventi estivi, questo obbligherà la maggioranza di noi a restare a casa mentre solo una piccola parte potrà tornare a lavorare».

Domani nel Laboratorio Occupato Acrobax in via della Vasca Navale a Roma è fissata l’assemblea nazionale del coordinamento: «vorremmo discutere della giornata di oggi ma anche programmare le prossime iniziative. Soprattutto», conclude Giacomo, «li dove ci saranno le riaperture, vorremmo coinvolgere tutti gli operatori del settore e intervenire per dare voce a chi fino ad oggi non ne ha avuta».