Ottobre 20, 2020

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La Cina prosegue sulla strada della ripresa economica dopo il covid-19

Mentre i Paesi occidentali si avviano verso la conclusione di uno degli anni più disastrosi della loro storia economica, la Cina sarà uno dei pochi Paesi al mondo (quasi tutti asiatici) a registrare una crescita economica anche nell’anno della pandemia da covid-19.

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Tra gennaio e febbraio, quando la pandemia da nuovo coronavirus era solamente agli albori, in molti si domandavano quali conseguenze la crisi sanitaria avrebbe avuto sulla Cina. A Washington, esponenti dell’amministrazione statunitense rilasciavano dichiarazioni nelle quali si auguravano il declino economico della Cina, sperando che a questo sarebbe seguito un conseguente rilancio dell’economia a stelle e strisce. Un semestre dopo, i bilanci sono ben diversi da quelli che erano stati prospettati allora: mentre gli Stati Uniti hanno superato i quattro milioni di infetti e sono ancora nel pieno dell’emergenza, in Cina il covid-19 è poco più che un ricordo, ed il Paese più popoloso del mondo si trova solamente in ventiseiesima posizione per numero di contagi totali.

Anche sotto il punto di vista economico, la situazione riflette quella della crisi sanitaria. Gli Stati Uniti ed i Paesi europei si avviano verso la chiusura di un anno disastroso, mentre la Cina ed alcuni altri Paesi asiatici riusciranno a concludere questo 2020 con il segno positivo nei dati riguardanti la crescita del PIL. Mentre il mondo è ancora alle prese con l’impatto della pandemia, l’economia cinese ha già registrato un forte rimbalzo nel secondo trimestre, battendo le aspettative degli economisti e crescendo del 3,2% rispetto all’anno precedente. Secondo le proiezioni degli economisti, la ripresa della crescita cinese continuerà in maniera ancora più sostenuta nella seconda metà dell’anno, grazie alle misure prese dal governo per stabilizzare l’occupazione e garantire la sopravvivenza delle imprese.

Certamente neppure per la Cina il 2020 resterà negli annali come un anno brillante, ma quanto meno il gigante asiatico non uscirà con le ossa rotte da una situazione che invece sembrava essere del tutto avversa a Pechino. Nel secondo semestre, il governo del Partito Comunista dovrà concentrarsi su alcuni indicatori che ancora non hanno ottenuto il rimbalzo atteso: ad esempio, i consumi delle famiglie sono rimasti modesti poiché le vendite al dettaglio sono diminuite dell’1,8% su base annua nel mese di giugno, mentre la ripresa del settore dei servizi è stata inferiore rispetto alla crescita della produzione industriale e del settore edilizio.

L’economia ha recuperato bene rispetto alla produzione industriale, mentre i servizi hanno subito un duro colpo nella prima metà dell’anno. Nei prossimi mesi, vedremo probabilmente questo divario di prestazioni assottigliarsi, accelerando la crescita economica“, ha affermato Dominik Peschel, capo missione della Asian Development Bank (ASD, la Banca Asiatica per lo Sviluppo) in Cina. Gli economisti della ASD suggeriscono al governo di concentrarsi sulla ripresa del settore dei servizi e sulla stimolazione dei consumi interni. Naturalmente, per ottenere questi risultati sarà fondamentale evitare una seconda ondata dell’epidemia, e Pechino dovrà puntare a stabilizzare l’occupazione ed i redditi delle famiglie, producendo un clima di maggior fiducia tra i consumatori.

Il consumo interno è in effetti proprio il fattore che ha portato il Paese a diventare una superpotenza economica negli ultimi anni. Un tempo dedita principalmente alle esportazioni, la Cina di Xi Jinping ha puntato alla crescita dei salari ed alla conseguente crescita del consumo interno, potendo contare su un mercato di oltre 1.3 miliardi di persone come garanzia di successo. La crescita costante dei salari ha permesso ai cinesi di spendere una quota sempre inferiore dei propri redditi in beni di prima necessità, aumentando i consumi in altri settori. Ad esempio, se un tempo i cinesi spendevano la maggioranza del proprio salario per i beni alimentari, oggi il cinese medio spende solamente il 28.2% del proprio reddito per nutrirsi.

Questo, come noto, ha portato le imprese cinesi ad investire in nuovi settori, come quelli della tecnologia, dei trasporti e della moda, ed imprese cinesi sono diventate leader mondiali anche nei confronti della concorrenza statunitense, europea e giapponese. Allo stesso tempo, in Cina è cresciuto esponenzialmente il settore degli acquisti online, che è andato ad affiancarsi ai negozi fisici. Tutti questi fattori fanno oggi della Cina una società moderatamente prospera, con oltre quattrocento milioni di persone che possono considerarsi a reddito medio (più dell’intera popolazione degli Stati Uniti).

La crescita del mercato interno cinese ha permesso alla Cina di porsi in maniera diversa anche rispetto alla comunità internazionale. Oggi, Pechino non dipende più interamente dalle esportazioni, ma può porsi come leader di nuove iniziative per la cooperazione tra Paesi che porti vantaggi a tutte le parti coinvolte, in un connubio tra mercato interno ed internazionale: “La Cina deve concentrare la propria forza sui propri affari e lavorare verso un nuovo modello di sviluppo in cui la rete economica nazionale assume il ruolo primario con le reti economiche nazionali e internazionali che si completano a vicenda”, ha recentemente affermato il presidente Xi Jinping. “Il Paese libererà pienamente il potenziale della sua domanda interna, consentirà una migliore connettività tra i mercati interno e internazionale, ed impiegherà meglio i due mercati e le risorse a disposizione per ottenere uno sviluppo più vigoroso e sostenibile. Il Paese deve dare priorità all’innovazione nella scienza e nella tecnologia, accelerare la ricerca delle tecnologie chiave e stabilire nuovi vantaggi nello sviluppo futuro”, ha aggiunto il capo di stato.

L’ottimismo del presidente cinese appare alquanto giustificato visti i risultati ottenuti dal Paese nella lotta contro il covid-19, mentre l’economia si è rapidamente stabilizzata: “La situazione è migliore del previsto e dobbiamo rafforzare la fiducia, affrontare le difficoltà e cercare di recuperare le perdite dalla pandemia”. La Cina, come abbiamo ricordato, è diventata la prima grande economia del mondo che ha mostrato una solida ripresa dall’impatto della pandemia, con il suo PIL in crescita del 3,2% su base annua nel secondo trimestre, invertendo un calo del 6,8% nel primo trimestre. Solamente pochi altri Paesi asiatici, come il Vietnam, l’Indonesia e la Corea del Sud, potranno vantare dati macroeconomici paragonabili a quelli cinesi alla fine del 2020.

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Giulio Chinappi – World Politics Blog