Settembre 18, 2020

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America del Sud: i governi rifiutano i medici cubani per ragioni ideologiche

I governi reazionari di Brasile, Bolivia e Colombia hanno fatto di tutto per impedire ai medici cubani di svolgere il loro lavoro di assistenza presso le popolazioni locali, e ne stanno pagando un prezzo altissimo.

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Jair Bolsonaro non era ancora ufficialmente entrato in carica come nuovo presidente del Brasile quando ha annunciato il rifiuto dell’attività di assistenza sanitaria, rigorosamente gratuita, offerta dai medici cubani in gran parte del territorio nazionale. Il neoeletto presidente fu allora aspramente criticato per mettere la sua ideologia davanti ai bisogni della popolazione brasiliana, ed in particolare delle classi sociali più deboli e delle popolazioni indigene dell’Amazzonia, la cui assistenza medica era quasi esclusivamente garantita dalle brigate mediche cubane. Secondo i dati pubblicati nel 2018 dal Consiglio nazionale delle strutture sanitarie municipali (Conasems) e dal Fronte nazionale dei sindaci brasiliani (Fnp), nel 79.5% dei comuni brasiliani (3.243 su 5.570) l’assistenza medica si basava essenzialmente sulla presenza dei dottori cubani, dato che saliva fino al 90% tra le popolazioni autoctone della foresta amazzonica.

Solamente l’incedere della pandemia da covid-19, che ad oggi ha colpito in Brasile quasi due milioni e mezzo di persone, ha convinto il governo di destra a ritornare parzialmente sui propri passi, accettando il sostegno degli specialisti provenienti dall’isola caraibica.

Anche in Bolivia, il governo golpista capeggiato da Jeanine Áñez ha messo fortemente a repentaglio la lunga collaborazione del Paese andino con Cuba in campo medico, che dura sin dall’accordo stipulato dai due Paesi nel 1985, e che si era particolarmente intensificata sotto la presidenza di Evo Morales. Nonostante i quasi settantamila casi ufficialmente registrati nel Paese, il governo sta facendo di tutto per ostacolare il lavoro degli specialisti cubani. Il Movimento Boliviano per la Solidarietà con Cuba ha recentemente denunciato l’occupazione di una clinica cubana, la Clínica del Colaborador, da parte di funzionari del governo golpista: “Con l’obiettivo di fornire un’adeguata assistenza alle persone, Cuba ha eretto la Clinica del Colaborador nella città di La Paz, dotata di tecnologie all’avanguardia, secondo l’eccellenza delle pratiche sanitarie sviluppate da quel Paese”, si legge nel comunicato, dove si parla di un’irruzione che sarebbe stata capeggiata da due ministri dell’attuale governo.

Un Paese che non ha mai intrattenuto relazioni eccellenti con Cuba è invece la Colombia, storico avamposto statunitense nel continente sudamericano. Eppure, proprio di recente, il sindaco di MedellínDaniel Quintero, ha ufficialmente fatto richiesta dell’aiuto dei medici cubani presso l’ambasciatore dell’isola, José Luis Ponce. Esponente del movimento progressista Independientes, Quintero è entrato in carica ad inizio anno, rompendo una striscia consecutiva di otto sindaci di destra. Secondo il primo cittadino, nonostante le unità di terapia intensiva della città siano triplicate, la città di due milioni e mezzo di persone ha solo 118 specialisti in terapia intensiva, numero insufficiente per garantire l’assistenza ai pazienti più gravi.

L’iniziativa di Quintero è stata momentaneamente fermata dal ministro degli esteri del Paese, Claudia Blum, secondo la quale qualsiasi iniziativa di questo tipo dovrebbe partire dal suo dicastero. Blum ha affermato che il governo nazionale lavora per aumentare il numero di operatori sanitari che si prendono cura dei pazienti affetti da covid-19 e ha avvertito che solo l’esecutivo ha l’autorità di affrontare le questioni relative al reclutamento di specialisti stranieri. In risposta, il sindaco di Medellín ha esortato la presidenza colombiana a mettere da parte le ideologie e a dare la priorità all’umanità: “Oltre i confini, le razze e le ideologie, in quanto esseri umani abbiamo tutti bisogno l’uno dell’altro“. Per la cronaca, attualmente i contagi in Colombia sono prossimi alla soglia dei 260.000.

Come giustamente sottolineato da Quintero, le posizioni degli attuali governi di Brasile, Bolivia e Colombia possono essere spiegate unicamente con l’ideologia. Di fronte alle tragedie umane che questi Paesi stanno vivendo, solamente un folle rifiuterebbe un aiuto prezioso e competente come quello dei medici cubani. Da questo punto di vista, si sta mostrando molto più lungimirante il governo dell’Uruguay: nonostante l’ascesa al potere di un presidente di centro-destra, Luis Alberto Lacalle Pou, in carica da meno di cinque mesi, Montevideo ha deciso di rinnovare l’accordo di collaborazione con Cuba, in particolare per quanto riguarda la brigata degli oftalmologi della Misión Milagro, attiva nel Paese dal 2005.

Persino negli Stati Uniti, la città di San Francisco ha approvato la risoluzione numero 200773 che promuove la cooperazione tra l’importante centro dello stato della California e Cuba, richiedendo l’assistenza delle brigate mediche cubane per combattere la crisi sanitaria causata dalla pandemia da covid-19. I rappresentanti di San Francisco, dove sono stati registrati più di cinquemila contagi, hanno inoltre esortato il Congresso degli Stati Uniti a revocare le sanzioni economiche imposte contro l’isola dei Caraibi, e ad emettere una norma che consenta l’ingresso di professionisti della salute cubani per combattere l’emergenza sanitaria.

Dall’inizio della pandemia, Cuba non ha mai rifiutato di offrire una mano a quei Paesi che hanno richiesto la cooperazione medica per affrontare l’emergenza, anche quando si trattava di stati che storicamente non hanno intrattenuto buoni rapporti con l’isola. Solamente nel corso della pandemia da covid-19, Cuba ha inviato quarantaquattro brigate mediche all’estero, prestando assistenza in trentasette Paesi, tra cui l’Italia, con la partecipazione di oltre 3.750 professionisti. Inoltre, i medici e gli infermieri cubani sono stabilmente presenti in 58 Paesi di tutti i continenti, dove offrono ogni tipo di assistenza nel settore sanitario.

La solidarietà dimostrata da Cuba, unita ai successi dal punto di vista scientifico, ha portato alla nascita di un movimento per l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace alle brigate mediche cubane Henry Reeve, per la loro azione internazionalista di fronte alla pandemia da covid-19.

Un giorno ho detto che noi non avremmo mai effettuato attacchi preventivi e a sorpresa contro nessun angolo oscuro del mondo; ma che, invece, il nostro Paese sarebbe stato in grado di inviare i medici necessari negli angoli più oscuri del mondo. Medici e non bombe, dottori e non armi intelligenti”.

FIDEL CASTRO RUZ

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