Ottobre 29, 2020

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REGIONALI 2020 E IL MODELLO VENETO DI LUCA ZAIA.

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Luca Zaia, presidente del Veneto


Francesco Cecchini


Si avvicinano le elezioni regionali, 20 e 21 settembre prossimi, e la proganda della Lega sta vendendo il modello Luca Zaia come perfetto e invincibile. Non vi è dubbio che Zaia sia favorito a ottenere il terzo mandato consecutivo alla guida di una coalizione di centrodestra veneto, ma il suo modello è tutt’ altro che perfetto, anzi. Basta prendere in esame i seguenti punti: sanità, consumo di suolo, Mose, Pedemontana veneta, apertura delle fabbriche durante la pandemia per coronavirus, per vedere i seri limiti.
LA SANITA’ VENETA DI LUCA ZAIA.
Già nel 2010, suo primo anno di presidente del Veneto, Zaia, in armonia con il governo centrale di destra che aveva tagliato 36 milioni destinati al Veneto, decise tagli alla rete ospedaliera. Vengono via via chiusi 7 ospedali, cinque dei quali (Valdobbiadene, Monselice, Isola della Scala, Bussolengo, Zevio) sono stati poi riaperti di corsa . E’ il suo debutto in materia di sanità. Ora si riempie la bocca affermando: “Il Veneto è la regione che, su mia scelta, ha il minor tasso di sanità privata.” Ma è una bugia. Lo ha raccontato Guglielmo Brusco, ex assessore provinciale di Rovigo in una nota a Rovigo in diretta di fine 2019.
“Ecco come la Lega ha ridotto la nostra sanità pubblica”L’analisi dettagliata degli ultimi 20 anni di schede ospedaliere tra taglio di posti letto di Guglielmo Brusco. Dal 2000 la Lega è in maggioranza in Regione Veneto. Dal 2005 ha lassessorato regionale alla sanità. Il primo assessore leghista fu Flavio Tosi che, con l allora vice-presidente Luca Zaia, fu protagonista dellapprovazione della delibera di giunta regionale veneta. Con questo atto e relative proroghe, dal 2007 al 2011, per le cliniche private del Veneto, in totale furono previsti, oltre 200 milioni di euro in più…sostanzialmente in cambio di.. meno ricoveri ospedalieri. Insomma, quasi un lavorare meno per prendere di più, dai risvolti molto, molto discutibili. Persino il dottor Domenico Mantoan, Segretario della Sanità Veneta, produsse materiali di riflessione che, secondo la stampa portarono a definire certi esborsi, certi pagamenti in più per meno prestazioni, “una concessione insostenibile e ingiustificata”. E in questo quasi ventennio di governo regionale con la Lega protagonista, dalle prime schede ospedaliere del 2002 approvate con il consenso anche del partito di Zaia, è bene studiare quello che è successo nei nostri ospedali. Facciamo solo un piccolo excursus pre-Lega. I posti letto nel 1999, ricavati da un documento del Dr. Domenico Mantoan — Segretario della Sanità Veneta, erano 23.802 di cui 20.382 pubblici (85,7%) e 3.415 privati (14,3%) — A conferma della pesante privatizzazione avvenuta in Veneto grazie anche alla guida leghista della nostra Regione, con le ultime schede ospedaliere, licenziate nel 2019, i posti letto risultano drasticamente tagliati in questo modo. In totale sono rimasti solo 17.955 posti letto ospedalieri con un calo di 5.847 unità, pari al – 24,5%. Questo saldo negativo è il gravissimo risultato di una operazione che addirittura ha previsto il taglio di ben 6.137 ( – 30,1%) posti letto pubblici a fronte invece di un aumento dei posti letto nelle cliniche private (+ 290 posti letto pari al + 8,5%). C è bisogno di dimostrare con altri numeri la pesante privatizzazione della sanità veneta? Ma vi sembrano logici questi numeri? Tagliare 1 posto letto ogni 4 nel pubblico e nel privato invece addirittura aumentarli? Ad esempio, cari Leghisti e Soci, non pensate di aver esagerato in Polesine, quando avete addirittura, tramite il vostro SOM a Rovigo, Dr. Antonio Compostella, previsto 26 posti letto in più (+ 12 di ospedale di comunità), IN ATTESA che il privato di Porto Viro costruisca l edificio per collocare, NON PRIMA DEL 2023, quei posti letto? Ma perché questi 26 posti letto, se erano necessari per le genti bassopolesane, non potevano essere utilizzati da subito, nellOspedale pubblico di Adria? E per finire, vediamo un confronto solo del periodo leghista. Visti questi dati, i cittadini pensano che Zaia e la Lega abbiamo veramente difeso gli ospedali pubblici del Veneto? O non pensano che sia meglio lottare contro questo tipo di amministratori, che tagliano posti letto nel pubblico e li aumentano a certe cliniche private?
Un recente studio della CGIL veneta, affidato a IRES, ha messo in luce alcune serie criticità nella sanità veneta. Il documento conferma il sostanziale arretramento del sistema sanitario veneto, nonostante la propaganda di Luca Zaia.
IL VENETO DI LUCA ZAIA CONSUMATORE DI SUOLO.
Secondo il rapporto Ispra sul consumo del suolo 2020 il Veneto resta in testa alla classifica nazionale. Altro che impegno per il consumo zero di suolo come affermava trionfante qualche anno fa Luca Zaia
Il rapporto Ispra sul consumo del suolo 2020 smentisce completamente quanto raccontato dai rispettivi assessori, sia a livello regionale che comunale, rispetto allimpegno per la preservazione dellambiente e per il miglioramento della qualità di vita della popolazione.
Il Veneto, con 785 ettari cementificati nel 2019, è la regione dItalia che ha consumato più suolo (anche se un po meno del 2018). E seguita dalla Lombardia (con 642 ettari), dalla Puglia (625 ettari), dalla Sicilia (611 ettari) e dallEmilia-Romagna (404 ettari). Il punto politico è dunque presto detto: la Legge regionale, voluta da Luca Zaia, sul Consumo di suolo non funziona, è una legge colabrodo.


A fare le spese di questa politica, che sacrifica il bene al profitto di pochi, continuando a costruire case e negozi dove non servono, sono i cittadini, sempre più esposti agli effetti disastrosi dei cambiamenti climatici che questa continua e pervasiva impermeabilizzazione del suolo non fa altro che accentuare.
LUCA ZAIA E IL MOSE
Luca Zaia presidente della Regione del Veneto nel lontano 2010 così parlò del Mose: Vogliamo aprire alla stampa nazionale e internazionale le porte del più grande cantiere di ingegneria idraulica al mondo: il MOSE di Venezia. In un momento di difficoltà per leconomia, il MOSE è la testimonianza di ciò che siamo in grado di fare e di esportare in ogni angolo del pianeta: non è un caso che proprio il MOSE sia uno dei volti dellItalia allExpo di Shanghai.
Recentemente parlando sempre del Mose Zaia ha affermato: “Ero forse alle elementari quando parlavano di Mose. Prendiamo atto che ci sono 5 miliardi di euro sottacqua e non abbiamo ancora capito quale sia il motivo per cui ancora non è in funzione. Da quello che ci risulta il Mose è concluso. Non è unopera della Regione Veneta, ma un cantiere dello Stato. Si metta in funzione il Mose così capiremo se funziona o no.
Comunque la biografia di Luca Zaia racconta i suoi rapporti con il Mose. Il Mose è iniziato nel 2003. Zaia è stato vicepresidente della Regione dal maggio 2005 al giugno 2008,presidente Galan; quindi Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali per due anni; infine, dal 2010 a oggi, presidente del Veneto. Un paio di domande sorgono spontanee
Non si è mai posto il problema di come procedeva il Mose?
non si è accorto mai di niente, delle tangenti e della corruzione ?
Comunque il Mose a poco più di un anno dalla sua entrata in funzione continua a presentare dei problemi, innanzitutto la sabbia che si accumula, e che confermare quello che l’ ingegner Luigi DAlpaos, professore emerito del Dipartimento di idraulica dell Università di Padova e autore di diverse pubblicazioni tra cui Fatti e misfatti di idraulica lagunare e Sos Laguna, va dicendo da tempo: La sabbia, problema insoluto. Una buffonata inaugurare il Mose adesso. Ma Luca Zaia vuole continuare. Inoltre i costi di manutenzione saranno immensi e a pagarli saranno gli italiani e i veneti.
LA PEDEMONTANA VENETA DI LUCA ZAIA.
L’ arteria da 94 km tra Vicenza e Treviso è un esempio perfetto di grande opera che arricchisce i concessionari e crea voragini nei conti. Il merito è di aver creato un precedente, una sorta di esempio negativo, un monito alle generazioni che verranno. Per il resto Pedemontana Veneta, arteria di 94 km tra Montecchio Maggiore (Vicenza) e Spresiano (Treviso), è soprattutto una pericolosa voragine per i conti pubblici, frutto di un macroscopico errore di calcolo. E in 28 anni ne sono passati di governi, di giunte, di ispettori, di commissari. Ma nessuno, davvero nessuno, ha avuto nulla da ridire. Salvo poi correggersi in corner con un piano finanziario che non risolve. L’ incremento dei costi di realizzazione dellaPedemontana Veneta è costante.
Oltre i costi economico-finanziari vi sono i danni ambientali. Basta percorrere le campagne vicentine per vedere sorgive spontanee nei cortili delle ville: è leffetto di falde superficiali che attraversano tutta la zona e che si fanno sentire ogni qualvolta si muove il sottosuolo. Per non parlare dei rilievi, ancora più rischiosi in fase di scavo. Ciò comporta interventi di manutenzione continui e costosi, soprattutto in galleria. Pensiamo solo alle opere di drenaggio. Sempre che non si verifichino eventi imprevisti. Costi umani ed economici che potrebbero far lievitare il conto, già troppo salato, di unopera nata male. La pedemontana veneta non è nata con Luca Zaia, ma Zaia convinto la continua. La Pedemontana fu inaugurata da lui e da Matteo Salvini nel giugno del 2019.
LUCA ZAIA E LA RIAPERTURA DELLE FABBRICHE IN PIENA PANDEMIA.
Ai primi di aprile in piena pandemia da coronavirus Luca Zaia, per fare gli interessi di Confindustria, affermò che le fabbriche potevano essere aperte dopo Pasqua, il 14 aprile. Il che scatenò le critiche e accuse dei metalmeccanici veneti di Cgil, Cisl e Uil che ritenevano rischioso riavviare gli stabilimenti per quella data: troppi ancora i rischi legati al contagio da Covid-19. I metalmeccanici veneti di Cgil, Cisl e Uil attaccarono a muso duro il mondo dell’ industria e censurarono duramemete fecero il governatore leghista Luca Zaia “che tifa perché le fabbriche chiuse riaprano” a metà aprile. Il tutto contenuto in un nota diramata il 4 aprile dai segretari veneti di Fiom-Cgil, Antonio Silvestri, di Fim-Cisl, Massimiliano Nobis, e di Uilm-Uil, Giancarlo Biasin.
ALTERNATIVA POLITICA AL LEGHISTA LUCA ZAIA.
Contro il “modello veneto” di Luca Zaia alle prossime regionali fin da fine 2019 ha lavorato Rifondazione Comunista. Il risultato è una lista unitaria, Solidarietà, Ambiente, Lavoro, formata da Rifondazione Comunista, Partito Comunista Italiano e movimenti sociali. La lista è anche alternativa a Partito Democratico e satelliti, compreso il loro candidato Arturo Lorenzoni, che in una recente intervista al Manifesto ha dichiarato che si oppone a Luca Zaia, perché fa poco (sic!).
Paolo Benvegnù ha dichiarato il giorno di presentazione della lista, il 18 luglio a Padova: Noi siamo la sinistra radicale. E quindi siamo alternativi sia al centrodestra a trazione leghista che al centrosinistra a trazione Pd.
Il programma di Solidarietà, Ambiente, Lavoro è il rovesciamento delle politiche fatte negli ultimi 25 anni nel Veneto e che lo hanno portato ai record nazionali ed europei nel consumo di suolo, negli inquinamenti delle acque e della terra, delle malattie correlate, e ad avere un’ alta percentuale della popolazione sotto o appena sopra la soglia di povertà relativa.
La lista Solidarietà, Ambiente, Lavoro è composta da esponenti del mondo del lavoro, delle lotte sociali e ambientali, della cultura. Candidato alla presidenza del Veneto è Paolo Benvegnù, storico militante della sinistra radicale.

Solidarietà Ambiente Lavoro