Novembre 27, 2020

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Guyana: Irfaan Ali proclamato vincitore delle elezioni

Cinque mesi dopo lo svolgimento delle elezioni e lunghi riconteggi delle schede, Irfaan Ali è stato dichiarato vincitore ai danni del presidente uscente David Granger.

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Le elezioni generali tenutesi in Guyana il 2 marzo hanno dato il loro responso definitovo con ben cinque mesi di ritardo, ribaltando il risultato pubblicato in un primo momento. Inizialmente, infatti, sembrava che il presidente in carica, David Granger, dovesse essere riconfermato alla guida del Paese sudamericano, seppur con un margine ridotto rispetto allo sfidante Irfaan Ali. Il cartello formato da APNU (A Partnership for National Unity) e AFC (Alliance for Change), che comprende anche il PNC (People’s National Congress–Reform) di Granger sembrava aver confermaot la propria maggioranza in parlamento con 33 seggi contro i 32 degli ex marxisti del PPP/C (People’s Progressive Party/Civic), guidati da Irfaan Ali.

Tuttavia, Ali ha subito richiesto un riconteggio dei voti, in particolare per quanto riguarda i risultati del quarto distretto, Demerara-Mahaica, il più popoloso del Paese, comprendendo anche la capitale Georgetown, e dunque in grado di ribaltare l’esito del voto.

Nella giornata del 21 luglio, dopo una lunga attesa e molte polemiche, la giustizia del Paese ha comunicato il termine delle operazioni di riconteggio, senza però annunciare i risultati finali. Solamente domenica 2 agosto, il presidente della Commissione elettorale della Guyana (GECOM), il giudice in pensione Claudette Singh, ha dichiarato Mohamed Irfaan Ali vincitore del confronto elettorale e nuovo presidente del Paese.

In seguito alla dichiarazione, in conformità con la costituzione della Guyana, Irfaan Ali ha prestato giuramento ed assunto la posizione di nono presidente esecutivo del Paese, ponendo fine ad una crisi elettorale durata 153 giorni. Inoltre, hanno prestato giuramento anche i vertici del nuovo govero: il vicepresidente Bharrat Jagdeo, il primo ministro Mark Philips, il procuratore generale Mohabir Anil Nandlall ed il ministro degli affari parlamentari Gail Teixeira.

Il quarantenne Irfaan Ali assume così la presidenza della Guyana dopo aver ricoperto incarichi ministeriali con responsabilità in settori quali l’edilizia abitativa, il turismo e il commercio, oltre ad essere stato ininterrottamente membro del parlamento dal 2006.

Nello specifico, in base ai nuovi risultati, il PPP/C ha conquistato 33 seggi nell’emiciclo di Georgetown, contro I 21 del cartello APNU-AFC. L’ultimo seggio è invece stato assegnato ad una coalizione di partiti minori, composta da Liberty and Justice PartyA New and United Guyana e The new Movement.

La proclamazione di Ali come vincitore delle elezioni pone dunque fine ad un lungo vuoto di governo proprio in periodo critico come quello attuale, con la pandemia da covid-19 che sta imperversando nel continente sudamericano. Ufficialmente, la Guyana conta solamente 474 casi positivi e ventuno decessi, numeri non altissimi ma che vanno rapportati ad una popolazione di meno di 800.000 abitanti.

La disputa elettorale ha inoltre avuto conseguenze sulle fortune economiche del Paese, che quest’anno avrebbe dovuto registrare una crescita sostanziale nonostante la pandemia in corso, per via della scoperta di alcuni giacimenti petroliferi al largo delle coste della Guyana. Alcuni analisti hanno affermato che tale scoperta potrebbe rappresentare un’importante spinta nello sviluppo di uno dei Paesi economicamente meno avanzati dell’America meridionale. A dicembre, la multinazionale statunitense ExxonMobil ha iniziato a produrre greggio al largo delle coste del paese, ma lo stallo politico ha causato un importante rallentamento nella produzione: “La nostra analisi mostra che la Guyana potrebbe perdere circa 10 milioni di barili di petrolio che potrebbero essere prodotti dal progetto entro il 2030 presumendo solo un ritardo di tre mesi, un numero che sale a circa 75 milioni di barili assumendo un ritardo di 24 mesi“, si legge nel rapporto presentato da da Rystad Energy.

La lunga attesa per la pubblicazione definitiva dei risultati elettorali ha danneggiato la Guyana anche dal punto di vista delle relazioni internazionali. Il 15 luglio, infatti, l’amministrazione Trump aveva annunciato le sanzioni sui visti ai membri del governo di Georgetown, invitando il presidente David Granger a “fare un passo indietro”. Gli Stati Uniti hanno inoltre fatto pressioni sul Regno Unito, ex potenza colonizzatrice della Guyana, per applicare sanzioni economiche ai danni del Paese.

Tuttavia, l’interesse degli Stati Uniti per la Guyana, proprio nel momento in cui il Paese sudamericano scopre i suoi primi giacimenti petroliferi, appare alquanto sospetto, unitamente alla vicinanza della Guyana al Venezuela, altro elemento da non sottovalutare. Le interferenze dell’amministrazione Trump negli affari interni della Guyana sono state condannate da due parlamentari dello stato di New York, Yvette D. Clarke, di origine caraibica, ed Hakeen Jeffries. Clarke ha affermato che le ingerenze provenienti dalla Casa Bianca rappresentano “una violazione della sovranità e del processo democratico della nazione”. “Se la Guyana fosse nella posizione in cui si trovavano gli Stati Uniti quando abbiamo avuto la Corte Suprema ha dovuto rivedere le elezioni di Al Gore e George W. Bush (nel novembre 2000), avremmo voluto che la Guyana emettesse la proclamazione di sanzioni per gli Stati Uniti perché stavamo attraversando un processo di revisione delle elezioni che si sono svolte negli Stati Uniti?”, ha affermato la deputata.

Vedremo se la proclamazione di Irfaan Ali come vincitore delle elezioni presidenziali contribuirà a dare maggiore stabilità politica ed economica alla Guyana.

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Giulio Chinappi – World Politics Blog