Ottobre 29, 2020

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Una nuova ONU per i suoi 75 anni

In occasione del 75mo anniversario dalla fondazione delle Nazioni Unite, sono molte le voci che si sono alzate in favore di una riforma dell’ONU, al fine di dare maggior potere ai Paesi emergenti in via di sviluppo, limitando la volontà di egemonia degli Stati Uniti.

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L’Organizzazione delle Nazioni Unite compirà 75 anni il prossimo 24 ottobre: a tre quarti di secolo dalla sua fondazione, è tempo di riformare l’ONU in maniera tale da rispecchiare il nuovo assetto del mondo multipolare.

Il primo ministro indiano Narendra Modi non si attesta certamente su posizioni politiche vicine a quelle di chi scrive, eppure le sue recenti dichiarazioni riguardanti l’Organizzazione delle Nazioni Unite non possono che trovarci d’accordo. In occasione di un vertice tenutosi lunedì 21 settembre per commemorare i 75 anni dalla fondazione dell’ONU (che in realtà entrò in funzione solamente dal 24 ottobre 1945), Modi ha proposto di riformare la massima organizzazione internazionale per renderla più vicina alle esigenze del mondo multipolare del XXI secolo: “Non possiamo combattere le sfide odierne senza una struttura migliore, non possiamo raggiungerla senza introdurre riforme globali alle Nazioni Unite, che stanno vivendo una crisi di fiducia nel mondo connesso in cui viviamo“.

Il leader indiano ha aggiunto che “dobbiamo riformare il multilateralismo per riformare il mondo in cui viviamo, per dare voce a tutti gli attori, per rispondere alle sfide del mondo di oggi e per focalizzare l’attenzione sul benessere delle persone“. In effetti, l’attuale assetto delle Nazioni Unite rispecchia ancora gli equilibri che si vennero a creare al termine della seconda guerra mondiale, mentre non prende in considerazione le tante potenze regionali e mondiali emergenti che si sono fatte strada negli ultimi decenni.

Pensiamo, ad esempio, al Consiglio di Sicurezza, nel quale i cinque principali Paesi vincitori della seconda guerra mondiale (Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia e Cina) dispongono ancora oggi di un duplice potere spropositato, come quello di disporre di un seggio permanente all’interno dell’organismo e, con esso, del potere di veto. Come se non bastasse, proprio uno di questi cinque Paesi, ovvero gli Stati Uniti d’America, si è reso protagonista di innumerevoli violazioni delle risoluzioni approvate dalle Nazioni Unite, come quelle che da anni si esprimono contro l’embargo a Cuba, o quella più recente che ha bocciato l’inasprimento delle sanzioni contro l’Iran.

In occasione dello stesso vertice al quale è intervenuto Modi, il ministro degli esteri cubano Bruno Rodríguez Parrilla ha sottolineato come “il multilateralismo e il diritto internazionale sono minacciati” dalla “condotta irresponsabile” degli Stati Uniti. Il rappresentante dell’isola caraibica ha aggiunto che gli Stati Uniti “sono il più grande pericolo per la pace e la sicurezza internazionale“, poiché “promuovono conflitti, guerre non convenzionali e commerciali e impongono severe misure coercitive unilaterali e sperperano, nella loro corsa agli armamenti, risorse essenziali per la sviluppo sostenibile dei nostri popoli, rifiutando di collaborare per far fronte alle molteplici crisi generate dal devastante Covid-19“.

Il diplomatico cubano ha anche ricordato come gli USA “non aderiscano ad importanti accordi in materia ambientale, disarmo e controllo degli armamenti e stiano abbandonando forum internazionali come l’Organizzazione mondiale della sanità, l’UNESCO o il Consiglio per i diritti umani“. Rodríguez Parrilla ha proseguito mettendo in evidenza alcuni dei più flagranti crimini dei quali Washington si macchia quotidianamente: gli Stati Uniti “impediscono una soluzione globale, giusta e duratura al conflitto israelo-palestinese, che questa Organizzazione ha storicamente richiesto. Propongono il cosiddetto Accordo del Secolo, che minaccia il futuro dello Stato di Palestina, nei confini precedenti al 1967 e con Gerusalemme Est come capitale. Negano al popolo di Porto Rico il diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza, mentre il terzo decennio internazionale per l’eliminazione del colonialismo sta per concludersi […], violano sistematicamente i diritti umani del popolo cubano, intensificando il blocco economico, commerciale e finanziario e la sua natura extraterritoriale […] ed interferiscono negli affari interni di dozzine di altri stati“.

Il presidente cinese Xi Jinping ha evitato di nominare direttamente gli Stati Uniti, ma ha fatto chiaramente riferimento a Washington quando ha affermato che il ruolo delle Nazioni Unite nel XXI secolo è quello di opporsi all’unilateralismo, al bullismo o a qualsiasi Paese che si comporta come “capo del mondo“. Xi ha poi affermato che nessun Paese ha il diritto di dominare gli affari globali, controllare il destino degli altri o mantenere tutti per sé i vantaggi dello sviluppo.

Anche il leader cinese ha concordato sul fatto che vi sia l’impellente necessità di aumentare la rappresentanza e la voce dei Paesi in via di sviluppo in modo che le Nazioni Unite possano essere più equilibrate nel riflettere gli interessi e i desideri della maggior parte dei Paesi del mondo. I Paesi più grandi, secondo Xi Jinping, dovrebbero dare l’esempio sostenendo lo stato di diritto internazionale ed onorando i propri impegni: “Non devono esserci eccezioni né doppi standard. Né il diritto internazionale deve essere distorto e usato come pretesto per minare i diritti e gli interessi legittimi di altri Paesi o la pace e la stabilità nel mondo“. “Rinnoviamo il nostro fermo impegno per il multilateralismo, lavoriamo per promuovere una comunità con un futuro condiviso per l’umanità“, ha concluso il presidente cinese.

Il presidente del VenezuelaNicolás Maduro, ha invitato l’Assemblea generale dell’ONU a promuovere la lotta contro le azioni egemoniche e imperialiste che impediscono l’avanzata del multilateralismo. Secondo il leader della Repubblica Bolivariana, nel mondo sta avendo luogo un confronto tra un mondo multipolare ed un mondo egemonico, e per questo le Nazioni Unite dovrebbero intervenire in favore della prima soluzione. Maduro ha approfittato dell’evento per invitare gli osservatori internazionali in occasione delle prossime elezioni legislative, che il Paese sudamericano organizzerà nel mese di dicembre.

Il fronte compatto che ha recentemente respinto le sanzioni statunitensi contro l’Iran deve rappresentare solamente il primo passo di un cambiamento di rotta che porti all’isolamento internazionale degli Stati Uniti, almeno fino a quando Washington non deciderà di abbandonare per sempre le proprie mire egemoniche ed imperialiste per sedersi al tavolo del multilateralismo da pari a pari nei confronti di tutti gli altri membri della comunità internazionale.

Giulio Chinappi – World Politics Blog

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