Bandiera cinese sventola su Taranto


Francesco Cecchini


CINA.
Dopo una tappa in Vaticano il 29 settembre, il 30 il segretario di Stato Usa Mike Pompeo incontrerà i vertici del governo italiano per discutere vari temi. Pompeo è anche preoccupato dagli investimenti cinesi nei porti italiani, parte di quella nuova Via della Seta cui il governo Conte (uno) ha ufficialmente aderito nel marzo 2019, unico Paese del G7. Solo un paio di giorni fa, il Dipartimento del Commercio americano ha inserito nella black list la Cccc, colosso cinese che proprio in base a quel memorandum di un anno fa doveva investire nel porto di Trieste. Ora chiunque voglia fare affari con la Via della Seta dovrà fare i conti con le sanzioni Usa. Preoccupa il caso di Taranto, dove il Gruppo Ferretti, in mano ai cinesi di Weichai, vuole acquistare lo scalo ex Belleli.
Sta per chiudersi poi loperazione per laffidamento dellarea dell ex yard Belelli, una delle più grandi del porto (220 mila metri quadrati), al Ferretti group, oggi controllato per l85 per cento dai cinesi del Weichai Group con partecipazione governativa cinese. Dovranno costruire scafi e realizzare un centro di ricerca. I cinesi vogliono Taranto perché è cruciale, come Genova e Trieste, nella Via della Seta, il programma di investimenti infrastrutturali che dovrebbe collegare Europa ed estremo Oriente. Lex Belelli che finirebbe ai cinesi è meno di dieci miglia da un insediamento Nato.
INDIA.
Sempre a Taranto, l’ indiana Arcelor Mittal chiede tempo per chiudere i nastri trasportatori all’ Ilva. Il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci si è opposto con energia alla richiesta di Arcelor Mittal di ritardare per la chiusura dei nastri trasportatori, prevista come prescrizione nel piano ambientale per lo stabilimento siderurgico. Contrarietà senza se e senza ma, in nome del diritto alla salute dei cittadini che oggi Rinaldo Melucci, è tornato a rivendicare in occasione della conferenza di servizi, scrivendo al ministero dell Ambiente e della tutela del territorio e del mare perché far slittare gli interventi significherebbe esporre la città a criticità ambientali e sanitarie.

Impianto siderurgico ILVA, Taranto

Di Francesco Cecchini

Nato a Roma . Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua, fino al suo scioglimento. Nel 1978 abbandona la militanza attva e decide di lavorare e vivere all’estero, ma non cambia le idee. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo, Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi è alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati Bombay, Algeri e Lagos. L’ oggetto della trilogia è la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto anche una raccolta di racconti, Vivere Altrove, non ancora pubblicata. Traduce dalle lingue che conosce come esercizio di scrittura. Collabora con Ancora Fischia IL Vento. Vive nel Nord Est

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