Può esistere un Movimento 5 Stelle senza la piattaforma Rousseau? Inoltrandosi nella giungla legale grillina, ci si trova subito di fronte a un paradosso: se il M5S vuole cambiare il proprio statuto, che riconosce la centralità di Rousseau, deve per statuto fare esprimere i propri aderenti. Ma gli iscritti al M5S coincidono con quelli della piattaforma Rousseau. Dunque, se il M5S volesse liberarsi di Casaleggio dovrebbe chiedere a lui di indire una consultazione.

Per districarci in questo labirinto giuridico interpelliamo l’avvocato Lorenzo Borré, che ormai da anni studia le scatole cinesi del M5S, promuove azioni legali e vince cause contro i vertici. «È proprio così – dice Borrè – Dovrebbe essere lo stesso Casaleggio a fornire la corda per impiccarsi, consentendo che Rousseau interpelli gli iscritti al fine di farlo fuori».

Un M5S che volesse liberarsi, potrebbe sollevare il conflitto di interesse in cui si trovava Davide Casaleggio nel 2017. Fu allora che come socio fondatore del «nuovo M5S» si assegnò la gestione dei servizi informatici con tanto di balzello di 300 al mese. Casaleggio ha il potere di poter disporre del database degli iscritti al M5S. Anche qui Borrè vede una scappatoia: «Ha in mano quei dati al solo scopo di gestire la macchina della piattaforma». Non sono di sua esclusiva proprietà.

C’è la questione del simbolo. Se davvero si arrivasse alla rottura chi potrebbe utilizzarlo? Lo statuto del 2017 dice che il «nuovo M5S» può disporre del marchio pentastellato per concessione dell’associazione precedente, che rispondeva a Beppe Grillo. Ma la tutela dei simboli politici non risponde alla logica dei marchi commerciali. Ciò significa che in un’eventuale diatriba legale sul nome e sul brand a 5 Stelle un giudice dovrebbe tenere conto, ad esempio, che quel marchio è in uso ai gruppi parlamentari.

Di una possibile alternativa a Rousseau si è occupata la dozzina di programmatori che nei giorni scorsi ha diffuso l’appello per la costruzione di un Open Rousseau, trovando riscontro in numerosi parlamentari grillini. Gli attivisti informatici pongono questioni sulla natura dei servizi e sulla proprietà dei dati, chiedono che Casaleggio sposi la logica open source come ha più volte annunciato (anche domenica scorsa, per rivendicare le origini orizzontali del M5S). «Deve dare una tempistica, sarebbe ora che il rilascio di questo software avvenga», dice Denis «Jaromil» Roio, uno dei promotori.

Di Nardi

Davide Nardi nasce a Milano nel 1975. Vive Rimini e ha cominciato a fare militanza politica nel 1994 iscrivendosi al PDS per poi uscirne nel 2006 quando questo si è trasformato in PD. Per due anni ha militato in Sinistra Democratica, per aderire infine nel 2009 al PRC. Blogger di AFV dal 2014

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