Ottobre 27, 2020

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Tagikistan: plebiscito per il presidente Emomalī Rahmon

In carica dal 1992, Emomalī Rahmon ha ottenuto un nuovo mandato settennale alla guida dell’ex repubblica sovietica del Tagikistan.

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La Repubblica del Tagikistan è una ex repubblica sovietica dell’Asia centrale, indipendente dal 1991, con una popolazione inferiore ai sette milioni di abitanti. Dopo l’indipendenza, le prime elezioni presidenziali furono vinte da Rahmon Nabiyev, candidato del Partito Comunista del Tagikistan (Hizbi Kumunistii Tojikiston). Nel 1992, i comunisti abbandonarono definitivamente il potere: il primo ministro Izatullo Khayoyev fu sostituito da Akbar Mirzoyev, mentre il presidente Rahmon Nabiyev cedette il posto ad Emomalī Rahmon. Da allora, numerosi nomi si sono alternati al posto di capo del governo, ma la poltrona presidenziale è rimasta saldamente in mano a Rahmon, che dal 20 novembre 1992 detiene ininterrottamente la più alta carica dello stato.

Nel 1994, Rahmon, insieme ad Abdulmajid Dostiev, oggi ambasciatore del Paese in Russia, fondò anche il Partito Democratico Popolare del Tagikistan, (Ҳизби халқӣ-демократӣ Тоҷикистон, traslitterato in Hizbi Khalqī-Demokratī Tojikiston), forza politica che successivamente ha sempre ottenuto la maggioranza assoluta alle elezioni. Questo è accaduto anche grazie alle riforme costituzionali che hanno allungato la longevità politica del capo di stato rispetto a quanto previsto inizialmente dalla legge fondamentale tagika: nel 2003, Rahmon ha fatto approvare un referendum che gli permetteva di candidarsi per almeno altri due mandati presidenziali di sette anni; nel dicembre del 2015 il parlamento tagiko ha passato una legge che garantisce a Rahmon l’immunità a vita ed il diritto di veto su qualsiasi provvedimento, assegnandogli il titolo di “fondatore della pace e dell’unità nazionali, leader della nazione”; nel maggio 2016, un nuovo referendum ha avallato una nuova riforma costituzionale che in pratica permette a Rahmon di ricandidarsi per un numero illimitato di mandati presidenziali, eliminando ogni limite da questo punto di vista.

Oggi sessantottenne, il presidente Rahmon si è anche preoccupato di assicurare la propria successione spianando la strada all’ascesa del figlioRustam Emomalī. La riforma del 2016 ha infatti abbassato l’età minima per candidarsi alla presidenza da 35 a 30 anni, permettendo la possibile successione da parte del figlio già in occasione delle presidenziali di quest’anno (ipotesi che però non si è verificata). Nel frattempo, Rustam Emomalī ha ricoperto l’incarico di sindaco della capitale Dušanbe, mentre nello scorso aprile è stato eletto con verdetto unanime alla carica di nuovo presidente della camera alta (Majlisi Milli).

Ad ogni modo, Rustam Emomalī dovrà ancora attendere qualche tempo prima di poter pretendere alla massima carica dello stato tagiko. Alle elezioni presidenziali dell’11 ottobre, infatti, Emomalī Rahmon ha ottenuto il suo sesto mandato consecutivo alla guida del Paese dell’Asia centrale, ottenendo – secondo i dati al momento disponibili – il 92.07% dei consensi con l’85.34% di affluenza alle urne. Tra gli altri candidati, Rustam Latifzoda del Partito Agrario del Tagikistan (Ҳизби аграрии Тоҷикистон; Hizbi Agrarii Tojikiston) si è classificato secondo con il 3.06%, seguito da Rustam Rahmatzoda del Partito della Riforma Economica (2.17%), Abduhalim Ghafforov del Partito Socialista del Tagikastan (Ҳизби Сотсиалистии Тоҷикистон; Hizbi Sotsialistiyi Tojikiston) (1.51%) e Miroj Abdulloyev del Partito Comunista del Tagikistan (Ҳизби Коммунистии Тоҷикистон; Hizbi Kommunistiyi Tojikiston) (1.18%).

Con questa vittoria, Rahmon si assicura il primato di presidente più longevo in una repubblica ex sovietica, visto che andrà certamente a superare l’attuale record dell’ex capo di stato del KazakistanNursultan Nazarbaev, in carica per quasi diciannove anni dal marzo del 1990 all’aprile del 2019, quando ha ceduto la carica all’attuale presidente Qasym-Jomart Toqaev.

Il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha inviato un telegramma di congratulazioni a Emomalī Rahmon in occasione della sua convincente vittoria alle elezioni presidenziali“, ha affermato una nota ufficiale del Cremlino. “Vorrei riaffermare l’impegno a continuare lo stretto lavoro congiunto sull’espansione dell’intero complesso dei legami bilaterali a beneficio delle nostre nazioni amiche, nell’interesse di garantire pace, sicurezza e stabilità in Asia centrale“, si legge nel telegramma inviato dal presidente russo al suo omologo tagiko.

Diverso l’avviso dei media e degli osservatori occidentali, che non hanno mai riconosciuto le elezioni tagike come democratiche. 

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Giulio Chinappi – World Politics Blog