Ottobre 27, 2020

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Bolivia: il MAS sfida la destra boliviana e l’imperialismo USA

Le elezioni presidenziali boliviane del prossimo 18 ottobre dovrebbero sancire una nuova vittoria del MAS, ma le forze reazionarie interne ed esterne faranno di tutto per impedire e negare questo risultato.

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Osservando i dati dei sondaggi, le prossime elezioni presidenziali boliviane difficilmente sanciranno un risultato diverso dalla vittoria di Luis Arce, il candidato del Movimiento al Socialismo–Instrumento Político por la Soberanía de los Pueblos (MAS-IPSP), il partito dell’ex presidente Evo Morales. Arce è attualmente dato in vantaggio con una percentuale che oscilla tra il 32.4% ed il 42.2%, e può vantare un buon margine sul suo primo inseguitore Carlos Mesa. Questo anche dopo i ritiri delle candidature della presidente golpista Jeanine Áñez e di Jorge Quiroga, entrambi rinunciatari al fine di concentrare i voti della destra sul candidato più suscettibile di mettere i bastoni fra le ruote al MAS.

A sottolinearlo è stato anche l’ex presidente Morales, che ha denunciato le intromissioni del governo statunitense nelle prossime elezioni generale boliviane. “Acción Democrática Nacionalista (ADN), Movimiento Nacionalista Revolucionario (MNR) e altri partiti si stanno ritirando su istruzioni del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti“, ha scritto il leader carismatico del MAS sul proprio account Twitter, facendo riferimento ad alcuni partiti dela destra. “Nulla potrà sconfiggere l’unità del popolo che si unisce attorno a Lucho (Luis Arce, ndr)“, ha aggiunto Morales.

Dopo il golpe della destra sponsorizzato dagli Stati Uniti, i boliviani hanno potuto sperimentare cosa significa un governo di questo tipo all’interno del Paese sudamericano. La presidenza Áñez, seppur breve, ha messo a repentaglio tutte le conquiste raggiunte dalla classe lavoratrice e dalla popolazione indigena sotto i governi guidati da Morales. A questa situazione, si è sommata la pandemia da Covid-19, che ha messo in evidenza l’incapacità della destra di rispondere adeguatamente ai bisogni della popolazione: ad oggi, la Bolivia conta oltre 138.000 casi positivi e più di 8.300 morti su una popolazione di 11.7 milioni di abitanti, per un rapporto tra casi positivi ed abitanti triplo rispetto a quello del Venezuela.

Il 2020 ha rappresentato per la Bolivia il suo peggior anno economico da decenni: in pochi mesi, il governo golpista è riuscito a distruggere i progressi effettuati dal Paese nel corso dei quattordici anni di presidenza di Evo Morales. Secondo i dati ufficiali del CEDLA di La Paz (Centro de Estudios para el Desarrollo Laboral y Agrario), nell’anno in corso la povertà è peggiorata e il tasso di disoccupazione urbano è aumentato dal 5.2% fino al 9.4%. La Banca mondiale ha previsto che la recessione in Bolivia causerà un calo del 5,9% del prodotto interno lordo (PIL) nel 2020, il dato peggiore registrato dal Paese negli ultimi quarant’anni. Al contrario, sotto la presidenza Morales, l’economia boliviana è cresciuta ogni anno oltre il 4%, e raggiungendo un picco del 6.7% nel 2016.

Il MAS è al momento l’unico partito ad avere la capacità di migliorare la condizione delle masse lavoratrici ed indigene boliviane di fronte ad una crisi sanitaria ed economica acuita dalle politiche liberiste ed apertamente razziste del governo golpista. Luis Arce ha infatti annunciato che la prima misura del suo governo sarà quella di concedere un buono contro la fame del valore di 145 dollari a tutti i boliviani, al fine di alleviare la crisi e di aumentare la domanda interna. Il buono è stato in realtà già approvato dal parlamento, dove il MAS detiene la maggioranza, ma il governo golpista si è fino ad ora rifiutato di mettere in pratica la misura decisa dall’organo legislativo. In un’intervista televisiva, il candidato del MAS ha rivolto il proprio dito accusatorio nei confronti di Jeanine Áñez, colpevole di aver generato la crisi economica che sta attraversando il Paese, causando una recessione economica dell’8% e un tasso di disoccupazione che si avvicina al 12%, statistiche che continuano a registrare un trend negativo.

Arce ha inoltre affermato che assicurerà a tutta la popolazione l’accesso al vaccino contro il Covid-19 che verrà prodotto in Argentina con la collaborazione dell’Università di Oxford, grazie ad un accordo telefonico raggiunto con il presidente di quel Paese, Alberto Fernández. “In questo incontro abbiamo garantito alla Bolivia la fornitura del vaccino di Oxford che verrà prodotto in Argentina. Siamo molto contenti della priorità che verrà data al nostro Paese. Grazie, fratello Alberto! Spero che ci incontreremo presto di persona“, ha detto il candidato alla presidenza del MAS.

Tuttavia, neppure un’ennesima vittoria elettorale potrebbe essere sufficiente per garantire un ritorno del MAS al potere, a circa un anno di distanza dal golpe che ha portato alla presidenza Jeanine Áñez. Marinela Paco, portavoce del MAS, ha recentemente denunciato che in Bolivia si starebbe preparando un “secondo colpo alla democrazia”, ponendo seri dubbi sul sistema di conteggio che verrà utilizzato il prossimo 18 ottobre: “Ad oggi, il TSE (Tribunal Supremo Electoral, ndr) non ha mostrato al popolo boliviano se il sistema di conteggio rapido ha una certificazione internazionale come quella che aveva il sistema di conteggio lo scorso anno; non è stato evidenziato quali siano le differenze che hanno migliorato questo sistema di conteggio rispetto allo scorso anno; non ci hanno mostrato come funzionerà il sistema. Quindi, non c’è trasparenza da questo punto di vista”.

In queste ore è stato denunciato anche un episodio di detenzione illegale nei confronti di una candidata a deputato del MAS, Brenda Segovia, a Santa Cruz. La notizia è stata confermata anche dal ministro golpista Arturo Murillo, che ha giustificato l’accaduto accusando Segovia di porto illegale d’armi.

Quello che è certo, è che le forze reazionarie boliviane e straniere faranno di tutto per evitare un ritorno al potere del MAS, e successivamente per mettere i bastoni fra le ruote ad un eventuale governo socialista. Non va dimenticato che il colpo di stato dello scorso anno ha avuto luogo dopo una netta vittoria elettorale di Evo Morales, che, pur essendo stata giudicata assolutamente legittima da tutte le inchieste effettuate, è stata utilizzata come pretesto per costringere all’esilio il presidente legittimo del Paese sudamericano.

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Giulio Chinappi – World Politics Blog